Brillante, una commedia di Marco Maltauro con la regia di Paolo Orlandelli

IlT_Acting   Presenta
BRILLANTE
una commedia di Marco Maltauro, Regia Paolo Orlandelli
Dal 24 al 29 Settembre ore 21.00     
al ilT_Acting, Via Giovanni da Castel Bolognese per info contattat@gmail.com

CON STEFANIA BARCA è GIOIA
ANTONIETTA D'ANGELO è SOFIA
FRANCESCA LA SCALA è MARA
MARINA VITOLO è PINA

e il contributo audio di GIORGIO COLANGELI
Opere del pittore LAMBERTO TROMBETTA

SINOSSI
Gioia è una donna di mezza età che esce dalla clinica dove ha cercato di disintossicarsi dall’alcol. Il programma di disintossicazione prevede di iniziare una vita “sincera”, per questo Gioia vuole restituire alla sorella un brillante che le ha sottratto molti anni prima. Ma tutto sembra mettersi contro il suo nobile intento, prima di tutto, sé stessa.

NOTA DELL’AUTORE
Brillante è una commedia scritta per quattro attrici davvero brave. I personaggi sono innanzi tutto molto soli. Quella che appare come la protagonista (ma non saprei dire chi è la vera protagonista) combatte contro la propria mancanza di sincerità. È strano perché sembra il personaggio più istintivo e estroverso. Eppure mente. Mi ha colpito una frase, quasi ovvia ma pronunciata da Jung ha una certa rilevanza: Se non siete sinceri, per il vostro inconscio siete una nullità. Ecco, Giada non ne può più di sentirsi una nullità, perciò si dà all’alcol oppure cerca, ma disperatamente, di essere sincera. Anche Pina è bugiarda, crede cioè che occorra essere bugiardi per sopravvivere. Sarà tragicamente sconfitta, nella migliore tradizione della commedia (il beffatore a sua volta beffato). Gli altri due personaggi combattono una lotta diversa: trovare un senso. Anche qui, già che ci siamo, citiamo Jung: Puoi non occuparti del tuo destino, ma se ne occupa il tuo inconscio. Perciò Mara è una donna inquieta, insoddisfatta, aggressiva e fragile. Ha la speranza segreta di trovare una famiglia, quindi un senso, nell’incontro con la sorella, ma sarà delusa. Resterà Mara-Amara. Il quarto personaggio è Sofia: lei forse ha trovato l’unica risposta possibile, quella dell’amore. L’ha trovata, come càpita, dopo tanta autentica sofferenza. Ma la vera prova dell’amore è questa: riuscire ad amare persone difficili. Sarà in grado di superare questa prova? Il finale (per fortuna, vorrei dire) non dà risposte, ma propone almeno una tregua. Tra persone tutto sommato sole e, tre su quattro, sconfitte. Questa pièce deve essere recitata coi ritmi brillanti della commedia, e può far ridere. Ma è necessario che le attrici recitino con profonda immedesimazione psicologica (mi rendo conto che quest’ultima raccomandazione poteva scriverla Cechov, ma tant’è). Insomma, che si prendano sul serio, ma con ritmo.
Marco Maltauro

NOTE DI REGIA
Una stanza in penombra e qualcuno che cerca di aprire una cassaforte. Lo spazio è in disordine, due sedie e un tavolino rovesciati, abiti, riviste e bottiglie sparsi a terra. Appena visibili le sagome delle attrici che prenderanno luce e vita al momento della loro entrata in scena. Presenze silenziose fino al momento in cui entreranno in rotta di collisione con gli altri personaggi della pièce. Come palline di un flipper, queste quattro donne cozzano contro gli spigoli della vita e rimbalzano sulle sponde delle loro distinte nevrosi. Una ironica e intelligente gruppoanalisi teorizzata da un inesauribile Marco Maltauro.
Paolo Orlandelli

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