Bert Brecht Straβe. Nessuno o tutti

Berlino 1956. Interno notte Scrive Ekkehard Schall -attore e marito di Barbara Brecht- nel suo libro La mia scuola di teatro, dell'esistenza di riflessioni e appunti (perduti) di Bertolt Brecht, nei suoi ultimi anni del Berliner Ensemble, per una possibile messa in scena di Aspettando Godot. Brecht e Beckett? Possibile?

Il poeta e drammaturgo militante, l'ideologo della rivoluzione morale (e materiale) delle società e degli stati, il sofista dialettico dell'antinaturalismo, l'utopista del Nessuno o tutti, guarda ora alla landa desolata dell'incomunicabilità beckettiana, al tragico nichilismo esistenziale dei sommersi? Cosa cerca Brecht in quel testo, ora che finalmente ha il suo teatro, uno spazio di apparente libertà nella stretta delle ragioni di stato, al centro di un Europa ancora in guerra, anche se fredda? Cerca altre leve della contraddizione, l'esercizio del dubbio, il superamento degli steccati di senso e di metodo sul fare teatro.

Sperimentare ancora. Lo spettacolo nasce da questa eretica suggestione. Brecht come Krapp, ricorda e rappresenta il suo mondo, con i suoi versi, i suoi apologhi, i suoi personaggi. Come Stanislavskij degli ultimi anni riceve a casa giovani allievi, vecchi fantasmi. Smonta e riprova l'immenso materiale della sua opera cercando nuove forme per la sua protesta.

Va in scena il teatro da camera di un'umanità prima illusa e poi disperata, che lotta solo per il soldo, che vive sopravvivendo. Scena dove governa la contraddizione del mondo disuguale, tra la cattiveria utile dei molti, e l'inutile bontà dei pochi: quella solidarietà sentimentale che lascia tutto com'è: parabola di un mondo che collettivamente sa organizzare solo la sua distruzione, che evoca ipocritamente la natura solo per legittimare l'immobilità dei propri rapporti economici e sociali, che parla di morale così come si fischia nel buio per farsi coraggio.

Spettacolo composito dall'opera teatrale, poetica, letteraria, civile e teoretica di Bertolt Brecht, in ricordo e difesa del suo pensiero d'arte e di vita; della sua struggente utopia di una società del futuro, di una nuova democrazia dell'uguaglianza compiuta, partecipata e senza ritorno.

Interpreti Roberta Anna Michela Asiei Massimiliano Auci Irene Bianchini Matteo Bozzetti Riccardo Casertano Annalisa Cracco Ivano Cavaliere Michela De Nicola Anna D'Ippolito Simone di Tommaso Andrea Lami Vincenzo Iantorno Giulia Malavasi Clizia Mencaraglia Achille Mondolfo Rossella Pagano Federica Pallozzi Lavorante Flaminia Stabile Davide Ventura al pianoforte Giovanni D'Ambrosio a cura di Giancarlo Sammartano e Alvaro Piccardi con la collaborazione di Francesco Sala, Cristiana Arcari e Tommaso Lipari coreografie di Paola Maffioletti costumi di Valentina Tesei impianto scenico e luci di Simone Caredda assistente alla regìa Davide Montalbano siparisti Andrea Miticocchio e Giovanni Ramondazzo

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