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Cave chiuse e sindaco a rischio linciaggio, Guidonia vive la rabbia degli operai del travertino

Dopo 14 ore di consiglio comunale straordinario, giovedì 6 settembre, l’amministrazione a Cinque stelle di Guidonia Montecelio non fa alcun passo indietro sulla revoca delle concessioni. Operai delle cave sul piede di guerra

 

C’è un’immagine che riassume quanto sta accadendo in questi ultimi giorni a Guidonia Montecelio: il sindaco grillino Michel Barbet scortato dagli agenti di polizia all’uscita dal palazzo comunale. Il motivo? Centinaia di operai delle cave del travertino romano che lo attendono. La tensione è tanta. La rabbia. La stanchezza dei giorni interi di presidio in attesa di una risposta alle loro richieste: sospendere gli effetti della revoca firmata lo scorso 10 agosto alla cava della Str Spa, e che ha determinato, in un colpo solo, 47 licenziamenti. Decisione amministrativa che non arriva.

“Senza dimenticare che già nel mese di marzo ci fu un altro provvedimento come queste e che determinò 38 licenziamenti - spiega Filippo Lippiello, presidente del Centro per la tutela del travertino romano, nonché rappresentante degli imprenditori e proprietario della Str (Società del travertino romano) -. Tutto nasce lo scorso gennaio quando l’amministrazione comunale ha fatto una sua interpretazione di una legge statale, sostenendo che non si possono ripristinare i territori delle cave con materiale diverso della cava stessa. Una considerazione smentita anche dalla Regione Lazio, ma che sta determinando tutta questa situazione con le revoche di marzo e agosto. E considerando che ci sono 12 richieste di proroga che hanno già avuto un pre diniego - continua Lippiello -, si teme che faranno anch’esse la stessa fine”. Con circa 2 mila lavoratori dell’indotto che resterebbero senza lavoro.

Lo sciopero degli operai

Dallo scorso 3 settembre tutti gli operai del settore estrattivo sono in sciopero. Da una parte c’è la solidarietà verso i colleghi rimasti a casa, dall’altra la consapevolezza, o il timore, che la prossima azienda a dover chiudere i battenti sia proprio quella in cui lavorano loro. Ma i lavoratori non hanno solo “incrociato le braccia”: un presidio permanente tiene viva la protesta sotto al comune, in quella piazza Matteotti rifatta interamente in travertino molti anni prima.

“La richiesta è semplice - spiega Claudio Coltella della Fillea Cgil - sospendere gli effetti della revoca. Non chiediamo che venga ritirato il provvedimento, ma di ‘congelare’ il blocco delle attività in maniera tale che gli operai possano tornare a lavorare mentre il procedimento legale e amministrativo faccia il suo corso”. Una decisione amministrativa che però non arriva nemmeno dopo 14 ore di consiglio straordinario che, per tutta la giornata di ieri, ha tenuto col fiato sospeso i lavoratori: “Abbiamo avuto contatto diretto con la prefettura e purtroppo l’ordinanza non è una strada percorribile”, dice il sindaco Barbet durante il suo ultimo intervento in aula, riferendosi al tentativo di sospendere temporaneamente gli effetti delle revoca, in attesa che il Tar si pronunci sul ricorso fatto dall’azienda.

Il necessario ripristino ambientale

Che ci fosse necessità di regolamentare una volta per tutte l’attività estrattiva, determinando l’obbligo di ripristino ambientale del territorio, lo sostengono anche i lavoratori. E basta affacciarsi in qualunque cava del territorio che si estende tra Guidonia e Tivoli per capirne il motivo: ferite profonde che costeggiano una consolare importante come la via Tiburtina, ma non solo, e la presenza di acqua al loro interno. Quell’acqua sulfurea che solitamente richiama alle terme, ma che qui significa anche attività estrattiva. E, come ricorda lo stesso capogruppo M5S al comune guidoniano, Giuliano Santoboni, “sono concessioni scadute nel 2016, la questione andava affrontata”. “Ma non in questo modo e non con un tavolo di confronto aperto”, sottolinea il sindacalista Coltella.

Il tavolo con la regione si conclude il 30 settembre

E di questo parla l’accordo programmatico sul tavolo della Regione Lazio, coordinato dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Gian Paolo Manzella: “Da mesi lavoriamo ad un tavolo di confronto con il Comune di Guidonia, i sindacati, le imprese in merito alla situazione delle cave con l’obiettivo di collaborare per dare a quest’area una prospettiva di sviluppo sostenibile, tutelare il lavoro, dare forza alle imprese del settore estrattivo - spiega l’Assessore Manzella con una nota -. Abbiamo cominciato a condurre controlli in collaborazione e dato la più ampia disponibilità a un lavoro comune. Per farlo serve però che anche il Comune dia un indirizzo chiaro sul programma di lavoro futuro”. Quindi la scelta dell’amministrazione comunale appare come una volontà di mettere fine al discorso cave? “Purtroppo così sembra - risponde Coltella -. Il 30 settembre si chiude questo accordo e solo allora si può tracciare una linea sulle aziende che lo accettano e possono lavorare e quelle no. Solo allora posso accettare una decisione come quella presa lo scorso 10 agosto. Non prima. Così manchi di rispetto ai lavoratori e alla città intera”.

Quella delle cave di travertino è una questione “aperta” da anni ormai. Decisione mai prese, se non a colpi di proroghe delle concessioni. Responsabilità del passato, e del presente, che ora stanno ricadendo sulle spalle degli operai. Ormai su piede di guerra.

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