Giovedì, 23 Settembre 2021
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A Termini la rivoluzione delle vetrine, chiudono bar e pizzerie: “100 lavoratori rischiano il posto”

Terminato il contratto di locazione di Chef Express, Grandi Stazioni lascerà al piano terra solo negozi di moda. La Flaica CUB: "Capriccio estetico mette per strada un centinaio di famiglie"

“Un centinaio di lavoratori della Chef Express perderà il posto di lavoro a fine ottobre”. Dopo oltre un anno di incertezze, appelli e il tentativo di trovare soluzioni alternative, per i dipendenti di alcuni punti di ristoro del Gruppo Cremonini sarà licenziamento. Non l’esito della crisi da Coronavirus: l’idea di Grandi Stazioni, l’impresa che gestisce Termini, di dare un nuovo volto allo snodo ferroviario più importante della Capitale era già nell’aria. 

Termini: chiudono bar e paninoteche di Chef Express

Terminato il contratto di locazione tra Grandi Stazioni e Chef Express la rivoluzione delle vetrine è pronta a compiersi: al piano terra resteranno solo marchi di moda, via quattro esercizi di somministrazione al pubblico (due bar, una pizzeria e un self-service) e i due reparti interni di lavaggio e preparazione panini.

“Un capriccio estetico che rischia di lasciare senza stipendio decine di famiglie, visto che molti lavoratori sono sposati fra loro, in un periodo in cui la ricollocazione si presenta sempre più difficile” - ha sottolineato Giancarlo Desiderati, segretario provinciale della Flaica. 

Termini: 100 lavoratori Chef Express a rischio licenziamento

“Chef Express ha già dichiarato che non vi è possibilità di ricollocazione dei lavoratori nelle proprie strutture in provincia di Roma, e da parte di Grandi Stazioni - sottolinea il sindacalista  - non c’è stato alcun tipo di interlocuzione: non hanno mai risposto alle richieste di chiarimento sindacali, per capire se sia possibile una ricollocazione nei nuovi negozi. Praticamente un’azienda cresciuta con finanziamenti pubblici accolla allo Stato, con la Naspi, il costo sociale di un’operazione di maquillage, senza renderne conto a nessuno”.

Lo stato di agitazione per richiedere all’azienda la tutela dei lavoratori è all’orizzonte. 
 

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