Economia

Teatro dell'Opera, duecento precari a rischio: ieri dura assemblea contro Bondi

Si sono riuniti ieri pomeriggio in Piazza Beniamino Gigli per sottolineare gli effetti negativi sul teatro e sui lavoratori, del decreto Bondi. Precariato e "mercificazione" della cultura

p101110_15.25Ieri mattina Piazza Beniamino Gigli, di fronte al prestigioso Teatro dell'Opera di Roma, ha ospitato la manifestazione dell'Usb – Unione Sindacale di Base. La protesta, contro gli effetti negativi del decreto Bondi al Teatro dell'Opera e al mondo culturale. Come ci spiega uno dei rappresentanti dell'Unione, “da novembre fino a fine anno, 200  lavoratori  precari storici del teatro, tra artisti e tutte le professionalità specifiche che sono necessarie ad un teatro, non avranno il rinnovo del contratto di lavoro. Questo per effetto del decreto Bondi che mette paletti ben precisi per la riassunzione del personale a termine. Ridurre la forza lavoro in una struttura dello spettacolo, metterà in difficoltà la situazione del teatro stesso che non potrebbe portare avanti le produzioni. Il decreto poi, è capitato a metà anno come una mannaia, a programmazione già avviata e con i contratti in essere. Siamo qui perchè il sindaco Alemanno si è sempre espresso impegnandosi al rilancio del teatro dell'opera e alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Vorremmo ricordargli questa promessa”.

L' Usb si è voluta rivolgere in questo modo, a tutti i lavoratori precari ma anche a coloro che non sono coinvolti in queste problematiche, affinchè tutti siano consapevoli della situazione che il Teatro dell'Opera sta vivendo. “Vogliamo trovare le soluzioni ottimali per portare a termine un progetto che la direzione del teatro e il presidente del consiglio di amministrazione si sono prefissi. Noi vogliamo, per la società, che  il sindacato si confronti con l'azienda e che l'azienda faccia presente quali sono le sue esigenze.” L' uninone si è poi rivolta in particolare al ministro Bondi, con l'intenzione precisa di “fargli capire che ogni teatro ha le sue esigenze e il Teatro dell'Opera ha un'esigenza primaria e particolare: è il teatro della Capitale che ha un esercito di persone estremamente capaci, dai tecnici, agli artisti, dagli scenografi ai costumisti, e deve tramandare una cultura importante che si trascina da anni. Un programma basato  sulla forza lavoro di 700 persone non si può fare con la metà di personale.”

Presenti anche i rappresentanti dell'ugl che hanno voluto sottolineare la loro presenza e solidarietà in un momento di “così grande crisi e difficoltà dei lavoratori del Teatro dell'Opera. “L'amministrazione del teatro ha vietato a noi ugl e usb e ad altri sindacati che nascono dall'autonomia, di fare un'assemblea e siamo stati costretti a farla qui fuori - racconta Massimo Di Franco - Noi vogliamo richiamare l'attenzione con questa manifestazione, a tenere duro affinchè questo teatro non si spenga.”

Anche i lavoratori interni al Teatro, hanno voluto dire la loro, riportando la propria esperienza e opinione: “Il Teatro dell'Opera è un patrimonio e un capitale umano che sta deflagrandosi in queste 4 mura. Questa amministrazione  non ha avuto il buon senso di confrontarsi con noi quindi  abbiamo preso l'iniziativa per farci sentire". “Siamo qui per denunciare la grave situazione del precariato e perchè ci è stata negata un'assemblea, non ci hanno dato un locale e ci hanno negato un diritto sancito dalla costituzione.- ha affermato un rappresentante del coro del teatro -  Dico al nostro sindaco e presidente della fondazione: ognuno di noi è portatore di un frammento di verità e quindi abbiamo la stessa dignità di tutti gli altri e nessuno è portatore di una verità assoluta. Siamo stati oggetto di atti discriminatori.”

Presente anche il segretario nazionale  della federazione spettacolo, che prima di leggere  al pubblico il testo dell'intesa stipulata e firmata ad Aprile 2009 da Alemanno e dai sindacati, ha affermato: “La lotta, quella garbata e civile, è importante perchè chi è presente, è amante della sua vita e di quella degli altri e partecipa all'evoluzione quotidiana dei problemi della società tutta e del teatro come bene mondiale, perchè questo rappresenta il teatro, un bene per il mondo intero. Tutti coloro che hanno firmato l'accordo del 2009, stanno tradendo un patto ed è bene che ne prendiamo atto. Abbiamo chiesto l'allontanamento del sindaco Alemanno e del vicepresidente della fondazione, Bruno vespa, perchè si sta venendo meno all'accordo di preservare e proteggere il teatro dell'Opera e dei suoi lavoratori."
Anche un rappresentante del  mondo del cinema era presente a questa assemblea e ci ha tenuto a ricordare come si stia lottando contro “la chiusura dei cinema Metropolitan e Maestoso al posto dei quali vogliono fare centri commerciali. La cultura non deve essere merce di scambio, lascia depositi, edifica e costruisce valori.”  Concetto ribadito anche da una rappresentante di Rifondazione Comunista: “La cultura è un diritto di tutti. Tutti devono poter accedervi e fruirne. Perchè la cultura è una risorsa economica e sociale. Con la cultura si ottiene la conoscenza critica e la capacità di capire il mondo. La cultura è lavoro e i suoi lavoratori hanno tutti i diritti degli altri.”  A fianco del sostegno ai precari e al mondo della cultura e del Teatro , sono state richieste quindi formalmente le "dimissioni di Alemanno e di Bruno Vespa in veste di presidente e vicepresidente della Fondazione Teatro dell'Opera," ribadendo inoltre il “fallimento di Bondi”. In ballo c'è il futuro della cultura e del Teatro della Capitale.

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