Venerdì, 12 Luglio 2024
Economia

Cresce l'occupazione nel Lazio ma il 60% dei contratti è inferiore a un mese

È quanto emerge in un report elaborato dalla Uil Lazio e dall'Eures. Il segretario Civica: "Emerge dalle nostre analisi come di semestre in semestre e di anno in anno il lavoro sia ormai a ore"

"Lavoro sempre più precario e a breve termine nel Lazio. Ben il 60% dei contratti attivati ha una durata inferiore a un mese e il 38,5% è di un giorno soltanto. I dati del primo semestre 2023, però, ci dicono che l'occupazione è in ripresa, 2,5 punti percentuali in più rispetto al 2022, e che è diminuito sia il numero dei disoccupati (-1,2 punti percentuali) sia quello degli inattivi. Ma cala di 9,4 punti percentuali il lavoro a tempo indeterminato. Questi alcuni dati del report "Occupazione e qualità del lavoro nel Lazio nel primo semestre 2023", elaborato dalla Uil Lazio e dall'Eures". 

Sempre meno contratti a tempo indeterminato

"Analizzando nel dettaglio infatti i contratti di lavoro attivati nella nostra regione da gennaio a giugno viene fuori che si tratta di 492,7 mila nuovi rapporti, ovvero l'11,5% del totale nazionale, un risultato in crescita dell'1,2% rispetto al primo semestre dell'anno precedente, ma l'incremento è determinato esclusivamente dalle forme contrattuali atipiche - spiega la nota diffusa dal sindacato - crescono infatti sia i contratti a termine del 5,2% (+14 mila in valori assoluti) sia quelli in somministrazione del +6,1% (+2,5 mila unità in termini assoluti); sul fronte opposto, sono proprio i contratti a tempo indeterminato a presentare la flessione più consistente: rispetto al primo semestre del 2022, infatti, diminuiscono del 9,4% (-8.100 unità). Flessione in linea con il dato nazionale dove si registra un meno 6,1%, ovvero oltre 47 mila lavoratori a tempo indeterminato in meno". 

"Per quanto riguarda invece le cessazioni di rapporto nel primo semestre ammontano a 412 mila unità e, in linea con quanto rilevato per le attivazioni, quelle di contratti a tempo indeterminato diminuiscono del 12,6% - continua la nota - aumentano del 5,7% le cessazioni riguardanti contratti a termine (+12 mila in termini assoluti) e del 2,3% quelle relative ai contratti in somministrazione (+954 unità in valori assoluti), ovvero le due tipologie contrattuali contestualmente in crescita anche nelle attivazioni". "Dal rapporto - prosegue la nota - tra contratti attivati e cessati, emerge chiaramente che nel tempo indeterminato il numero di cessazioni nel Lazio supera di 8.321 unità il numero delle attivazioni".

"Ciò significa - spiega il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica - che, al di là del saldo positivo dei contratti di apprendistato, l'occupazione stabile sta subendo una progressiva erosione a favore di forme contrattuali precarie. Dai dati che emergono dal nostro osservatorio periodico sul tema ci accorgiamo di semestre in semestre e di anno in anno come il lavoro sia ormai a ore. Forme di totale precarietà che non garantiscono né dal punto di vista economico né purtroppo in termini di continuità, professionalità e sicurezza. Per cui la smettano coloro che ci governano di fingere progressi e crescite che non ci sono. Il 60% di contratti inferiore a un mese di durata è un vero e proprio fallimento dell'intero sistema. Altro che toni trionfalistici. Basterebbe avere l'onestà di scorporare i dati per rendersi conto che nuovi contratti non significa nuovi posti di lavoro ma attivazioni a più riprese dello stesso contratto". 

"Un mercato del lavoro che appare sempre più contraddistinto da rapporti precari e discontinui - conclude Civica - e ciò oltre a comportare uno strutturale impoverimento dei lavoratori dipendenti, appare, come dimostrato tra l'altro da uno studio della Banca d'Italia, del tutto inefficace al fine di incrementare la produttività delle imprese". "A beneficiare delle nuove attivazioni- conclude la nota- sono stati soprattutto gli uomini che con 293 mila contratti stipulati, concentrano il 59,4% del totale". 

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