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Taglio delle ore fino al 50%, protestano i lavoratori del Cup del Sant'Andrea

Con il cambio appalto gli operatori rischiano di vedersi dimezzate le ore lavorate

Circa 100 lavoratori, di cui molti disabili, si vedranno decurtare di quasi la metà il monte ore settimanale, con conseguenze catastrofiche sul loro stipendio. È quanto sta per accadere agli addetti del centro unico prenotazione (Cup), dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. A lanciare l’allarme è il sindacato Fisascat-Cisl Roma Capitale e Rieti, che contesta il nuovo bando di gara della Regione Lazio, aggiudicato di recente.

Taglio alle ore di lavoro

“Nel capitolato c’è una diminuzione di circa il 50% delle ore di servizio che attualmente svolgono - dichiara, a RomaToday, Giovanna Catizone – per questo speriamo che la Regione Lazio intervenga quanto prima”. La gara è già stata vinta ma, come spesso accade in Italia, arriverà a breve il ricorso del soggetto classificatosi come secondo. Solo dopo la fine dell’iter giudiziario verrà applicato il nuovo capitolato. I lavoratori, intanto, rimangono con il fiato sospeso. Stesso discorso per gli utenti i quali, alla fine, dovranno accontentarsi di un servizio dimezzato. Una vera e propria spada di Damocle per il nosocomio romano, già protagonista di problemi legati ai disservizi e alla carenza di personale. La gara riguarda tutte le strutture del Lazio ma sono gli operatori del Cup del Sant’Andrea a rischiare.

La richiesta di internalizzazione

“Non si può pensare che dei lavoratori possano guadagnare di meno, proprio adesso che l’inflazione morde. Chiediamo un incontro alla Regione per individuare soluzioni urgenti – sottolinea ancora, in una nota, Giovanna Catizone - parallelamente, sarebbe importante discutere dell’internalizzazione circa 1200 lavoratori dei Cup su tutto il territorio laziale”. Secondo il sindacato, infatti, proprio per evitare che i lavoratori rimangano in balia dei continui cambi appalto, l’unica soluzione sarebbe quella della stabilizzazione delle operatrici e degli operatori, tramite una loro internalizzazione. Una proposta che non riguarda solo il Sant'Andrea ma tutti gli ospedali laziali.

“Parliamo di professionisti che lavorano da anni al Sant’Andrea – continua la sindacalista a RomaToday – persone che, durante la pandemia, hanno lavorato anche oltre le loro competenze, per aiutare il personale sanitario. Svolgono anche un ruolo di informazione e relazione col pubblico fondamentale. Faremo tutto il possibile – conclude la Catizone – per garantire una categoria di persone che, a dispetto di ogni incertezza, garantisce un servizio di fondamentale importanza”.

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