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Giovedì, 29 Febbraio 2024
La dismissione / Via Portuense, 4

I lavoratori restano tra gli scaffali vuoti del supermercato: sulla loro testa l’incognita sul futuro

Dopo lo sciopero i sindacati incalzano ancora la proprietà della grande distribuzione organizzata: "Azienda presenti piano industriale"

Niente più regolari scarichi di merce con i lavoratori a ritrovarsi tra scaffali vuoti e clientela disorientata, cessioni contrattuali non programmate e comunicate ai singoli dipendenti, voci su interruzioni di ordini di approvvigionamento dal magazzino centrale su merce a lunga scadenza, disdetta dei contratti da parte dei fornitori di personale dei reparti freschi senza alcun genere di spiegazione “che sta comportando perdita di posti di lavoro e incertezza occupazionale dei lavoratori diretti che - lanciano l’allarme dalla Filcams Cgil - temono ragionevolmente di veder chiuso o venduto il proprio punto vendita”. 

La dismissione dei supermercati DICO

Prosegue dunque in modo inesorabile la dismissione dei supermercati di Roma della DICO, società della grande distribuzione organizzata presente in città con i marchi Tuodì, Fresco Market e InGrande. 

L’azienda è in concordato preventivo ed ha già iniziato a cedere alcuni dei suoi punti vendita: una cinquantina in città sono già passati sotto le insegne di IN’s, mentre pochi altri si sono trasformati in pet store Arcaplanet. “Ma restano ancora molti, anzi troppi, dubbi sulla cessione dei mercati rimanenti” - aveva spiegato a RomaToday Sergio Moro della Uiltucs.Sebbene sembrerebbero vicini gli accordi con Conad, che trasformerebbe alcuni ex DICIO in Todis, e Penny Market in crescita sulla piazza capitolina, da settimane circa 500 dipendenti sul territorio di Roma e del Lazio vivono nell’incertezza più totale. Senza alcuna sicurezza sul proprio futuro. 

I 500 lavoratori dei supermercati DICO nell'incertezza

“Questo non è più accettabile, non si può giocare con la vita delle persone. Chiediamo all’azienda un’assunzione di responsabilità in linea al titolo conferito al proprietario del Gruppo Dico, il Cavalier Faranda. Ricordiamo che tale onorificenza, istituita nel 1901, - scrive in una nota la Filcams Cgil - viene conferita ogni anno dal Presidente della Repubblica a imprenditori che abbiano contribuito in modo significativo con la loro attività di impresa alla promozione dell’economia nazionale e, con elevato impegno a una responsabilità etica e sociale, al miglioramento delle condizioni di vita e lavoro del paese nonché a corrette relazioni industriali”. Dopo lo sciopero dello scorso 10 novembre, il sindacato rilancia la protesta e incalzano la proprietà. “Chiediamo il blocco immediato di tutte le azioni unilaterali sopra descritte e un incontro urgente nel quale chiederemo all’azienda di presentare finalmente il suo piano industriale”. 
 

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