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Sfratto Caffè della Pace: "L'amministrazione capitolina farà ogni sforzo per evitarlo"

Mentre l'amministrazione promette impegno, il Presidente di Cna Roma Antica Città Storica Giulio Anticoli sottolinea la gravità della situazione

"L'amministrazione capitolina farà ogni sforzo per evitare che l’Antico Caffè della Pace venga allontanato dalla sua collocazione attuale, dove da decenni si distingue come uno degli esercizi commerciali più caratteristici del centro storico". Con queste parole, l’Assessore per Roma Produttiva Marta Leonori lancia un barlume di speranza sulla sorte di uno dei più prestigiosi e rinomati locali di Roma che, messo sotto sfratto nel giugno 2013, rischia di allungare la lista nera dei locali storici costretti alla chiusura.

CAFFE' DELLA PACE -  "Riconosciuto Bottega Storica, Locale Storico d’Italia (targhe oggi senza nessun valore), presente in tutte le guide turistiche del mondo, l’Antico Caffè della Pace, viene scandalosamente cacciato dalla piazza che lo ha ospitato per oltre 100 anni, per lasciare spazio a qualcosa che sicuramente spegnerà le luci eleganti di quella piazzetta dove Ungheretti, Monicelli, Fellini e tanti altri, hanno consumato i loro tè, traendo magari ispirazioni da quel contesto, del quale l’Antico Caffè ne è stato sempre il principale protagonista" dice Giulio Anticoli, Presidente di Cna Roma Città Storica e dell’associazione Botteghe Storiche di Roma. "Quello che si appresta a chiudere definitivamente i suoi battenti" prosegue "non è semplicemente un bar, ma uno dei più importanti simboli di questa città perché da più di un secolo, oltre a raffigurare un’attrattiva turistica pari a quella dei monumenti più rappresentativi (per le sue storiche stigliature incorniciate da un’imponente edera di notte illuminata dai romantici lampioncini del Caffè), ha il grande valore aggiunto di essere la testimonianza di una Roma scomparsa, ma che in qualche modo in quegli spazi magicamente rivive."

Antinoli chiama in causa chi non si impegna a salvaguardare questo pezzo di storia. "L'incapacità di conservare l’ultimo prestigioso salotto romano da parte del Governo, del Comune, dell’Istituto Teutonico Santa Maria dell’Anima proprietario dello stabile e non ultimi della Cna Roma Città Storica e dell’Associazione Botteghe Storiche di Roma delle quali sono il Presidente, da oggi sarà sotto gli occhi increduli del mondo”. "Non si accetteranno" prosegue amareggiato, "lacrime, né messaggi di commiserazione o solidarietà, da parte di chi non ha saputo o voluto fare altro che dare una “pacca” sulla spalla della signora Serafini, proprietaria del prestigioso locale".

Se il Caffè dovesse chiudere, Anticoli si sentirebbe responsabile in prima persona perchè "presidente di un'importante Associazione e di una ancora più importante Confederazione sindacale, che non sarà riuscito a difendere le decine di posti di lavoro che andranno persi, con la chiusura dei portoni dell’Antico Caffè", ma anche  "romano de Roma, che non avrà saputo difendere la sua città" e "italiano, che non sarà riuscito a tutelare un simbolo del patrimonio del suo Paese". Un fallimento, questo, che "sarà conclamato, come lo sarà quello di coloro che ancora possono fare qualcosa per evitare che esso scompaia per sempre". Dopo aver già perso la Libreria Amore e Psiche, la Casa delle Bambole, la Pelletteria Piferi e Libreria Croce, la scomparsa di un altro simbolo di Roma, sarebbe un nuovo colpo per un Paese che, conclude il Presidente di Cna, diventerebbe "orbo dell’ennesimo danno culturale che va ad infliggere alla sua Capitale".

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