Securpol, dipendenti con il fiato sospeso: "Tutelate il nostro lavoro"

Lunedì scorso gli arresti legati al fallimento di una società collegata al gruppo. Giovedì l'udienza del tribunale per decidere se procedere con il sequestro. I lavoratori: "Meglio l'amministrazione controllata"

"Vogliamo solo che vengano tutelati i nostri posti di lavoro". Sono ore di attesa per i dipendenti dell'azienda Securpol 1500 in tutta Italia, 350 solo a Roma, che venerdì scorso hanno manifestato davanti alla sede del Tribunale Civile di viale Giulio Cesare. Giovedì mattina si è svolta l'udienza che dovrà decidere se procedere con il sequestro che potrebbe aprire le porte ad un possibile pignoramento. I giudici non hanno ancora sciolto la riserva ed entro domani dovranno esprimersi in merito.

Il terremoto parte dal fallimento di una società collegata a Securpol Group srl, la Futura 2011 srl, avvenuto nel 2013. Lunedì scorso i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno arrestato Angelo Menghini (classe 1945), noto imprenditore del settore della vigilanza privata e "dominus" della Securpol Group Srl, il figlio Omar (classe 1975) ed il braccio destro Roberto Parascandolo (classe 1954), in relazione al fallimento della società. Il Gip del Tribunale capitolino, su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, ha infatti emesso un'Ordinanza di custodia cautelare per bancarotta fraudolenta aggravata a carico dei tre imprenditori, accusati di aver causato un dissesto di oltre 100 milioni di euro.

Venerdì scorso si è tenuto il presidio a cui hanno preso parte circa 300 dipendenti. "E ne organizzeremo altri se sarà necessario" spiega uno dei dipendenti, Marco Raponi, responsabile operativo. "Abbiamo voluto far sentire la nostra voce per dire che la strada migliore, per i dipendenti e le loro famiglie, è quella dell'amministrazione controllata: non si interromperebbe l'attività lavorativa e si procederebbe con il medesimo organico" continua. "Avremmo inoltre tra i 18 e i 24 mesi per programmare il ripianamento dei debito. Ma se si decide per il sequesto e per il pignoramento siamo destinati ad andare a casa". 

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