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Economia

Il caro benzina lascia a piedi anche i rider: spendono 65 euro in più al mese

Il prezzo del carburante ha superato il tetto dei 2 euro: per i rider che usano mezzi a motore aggravio tra i 650 e i 750 euro annui

Non solo il caro bollette che mette in crisi famiglie e attività commerciali, anche il prezzo della benzina è schizzato alle stelle spinto dalle quotazioni del petrolio in forte aumento. E il caro carburante sferza chi per lavorare è costretto sempre ad avere il serbatoio pieno: dagli autotrasportatori in sciopero lunedì 14 marzo, ai pescherecci rimasti fermi nei porti fino ai rider che effettuano le consegne con scooter e auto. 

Il caro benzina lascia a piedi anche i rider

Secondo le stime della Fit Cisl del Lazio, con il prezzo della benzina che ha recentemente sfondato il tetto dei due euro, i rider che si affidano a mezzi a motore spendono mediamente almeno 2,50 euro in più per una giornata lavorativa rispetto ad un anno fa. I conti sono presto fatti: dalle loro tasche escono circa 65 euro al mese in più, che si traducono in un aggravio tra i 650 e i 750 euro annui. 

Rider alle prese con il caro carburante: "Si incentivi circolazione mezzi sostenibili"

“Cifre molto, molto importanti per una categoria di persone i cui guadagni sono limitati: non riteniamo giusto che si scarichi soltanto sui lavoratori il prezzo di un aumento dei costi che ha cause globali” - hanno scritto in una nota il segretario generale della Fit-Cisl del Lazio, Marino Masucci, e il segretario regionale responsabile del dipartimento logistica della Fit-Cisl del Lazio, Luigi Benedetti. “E’ importante intervenire concretamente per fare in modo che non siano le fasce deboli a portare sulle spalle il prezzo della crisi. A fronte dell’attuale situazione, l’innalzamento dei prezzi sulla ristorazione produce un contestuale aumento dei guadagni delle piattaforme di delivery, che riscuotono più commissioni, mentre ai lavoratori - sottolineano - non resta che far fronte a un aumento dei costi fortemente impattante”. I sindacalisti chiedono provvedimenti seri e concreti a supporto della categoria dei rider: “Il concetto dell’auto-imprenditorialità dei rider non può essere una semplice ‘scusa’ per scaricare su di loro i rischi di impresa. In un momento complesso come quello attuale, si dovrebbe anzi fare il possibile per ridurre le disuguaglianze sociali, appellarsi alla responsabilità sociale di impresa e andare incontro a chi ha più difficoltà, magari - il suggerimento di Masucci e Benedetti - incentivando la circolazione di mezzi sostenibili con sostegni reali”.
 

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