Economia

Roma la città più "precaria" ma il tasso di occupazione è il più alto

Dalla IV inchiesta sul mercato del lavoro 2008-09 è emerso che l'85% dei contratti nella Capitale sono a tempo determinato. In compenso il tasso di occupazione è del 60%, il più alto della Nazione

Roma è la città più precaria d'Italia. Oltre l'85% degli assunti nel 2009 sono a tempo determinato. E' emerso dalla IV inchiesta sul mercato del lavoro a Roma tra il 2008 e il 2010. Il ricercatore della Sapienza, Romano Benini, presentando la ricerca insieme all'assessore capitolino alle attività produttive Davide Bordoni, ha spiegato che "nel 2009 i rapporti di lavoro a termine avviati a Roma superano l'85%, a fronte di una media nazionale che oscilla tra il 65% ed il 70%. Il numero degli avviamenti, inoltre, supera di molto il numero degli avviati questo indica che i lavoratori vengono "contrattualizzati" più volte in un anno, mediamente tre volte, ma ci sono anche contratti di soli tre giorni".

Il fenomeno della "precarizzazione" riguarda soprattutto i giovani e si scontra con l'aumento delle cessazioni anticipate del lavoro che invece riguardano in primo luogo i contratti a tempo indeterminato, per più del 50%. Questo conferma come questa crisi abbia colpito il lavoro più strutturato. L'impatto della crisi nel 2009, secondo la ricerca, ha colpito sostanzialmente i lavoratori maschi (57%) nella fascia di età più giovane, ovvero quella compresa tra i 25 e i 34 anni. "Parallelamente - spiega Benini - è cresciuta la presenza femminile nel mercato del lavoro, che si attesta al 53%. Roma quando si cerca un dipendente lo si cerca precario, donna e con un alto titolo di studio".

I DATI DELLA RICERCA - Nella Capitale il tasso di occupazione, è superiore a quello nazionale: 60% a fronte del 58%. Il 22% dei romani hanno un pubblico impiego (a fronte del 14% in Italia) e il 35% un »lavoro flessibile in piccole imprese private« rispetto al 25% in Italia. Il 77% dei lavoratori sono dipendenti, il 15% autonomi, l'1% hanno contratti di formazione e il 3,5% hanno rapporti di lavoro informali. La ricerca è stata affidata dall'Osservatorio comunale sul mercato e le condizioni del lavoro, al dipartimento di sociologia e comunicazione della facoltà di sociologia della Sapienza, sotto la direzione scientifica del professor Paolo De Nardis. Lo studio mette in luce la »polverizzazione dell' economia industriale romana iniziata nel 2008, a favore di una terziarizzazione del contesto produttivo« ed evidenzia la »necessità di un antidoto alla crisi occupazionale attraverso un nuovo patto tra Regione, Provincia e Comune, in grado di promuovere un modello funzionale di welfare locale per il lavoro, pensato sia per i soggetti pubblici che per i privati".

l manovale edile, l'autista, il facchino, il collaboratore domestico e il barista sono alcuni dei mestieri più colpiti dalla crisi. Lo studio disegna infatti la "mappa delle professioni a rischio nella Capitale" che comprende anche il muratore, l'operatore amministrativo e il personale di segreteria. "Si tratta nella maggior parte dei casi di lavori di bassa qualifica del settore terziario - spiega il ricercatore Romano Benini -. I settori economici più colpiti nel 2009 sono quelli dei trasporti, dell'edilizia e delle imprese di pulizia. Parallelamente i lavoratori più ricercati nel 2009 sono quelli con qualifiche medio alte, nel settore dell'innovazione tecnologica e dei servizi alle imprese".

L'indagine, presenta, infine, un focus sugli stranieri: nel 2009 a Roma si sono registrati 51 mila avviamenti e 26 mila cessazioni, che riguardano immigrati. La maggioranza dei lavoratori stranieri è di sesso maschile (54%) tra i 25 e i 44 anni; mentre le donne straniere che lavorano in genere hanno più di 55 anni di età. Le cattive notizie riguardano il lavoro nero: nel triennio 2006-2009, infatti, un terzo dei lavoratori è risultato irregolare.

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