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L'allarme del commercio a Roma: "Entro fine anno il 50% di bar e ristoranti rischia di chiudere"

I dati sono di Aeper, Associazione esercenti pubblici esercizi di Roma. "Da Governo e Comune solo qualche timido aiuto"

Due mesi di lockdown, la ripresa lenta, lo smartworking di dipendenti pubblici e privati, l'assenza di turisti stranieri. Il commercio romano è drammaticamente fiaccato dalla crisi. Chiusure già diventate realtà, ridimensionamenti per evitarle e primi posti di lavoro in fumo sono già una realtà. I guai grossi però, secondo le associazioni di categoria, si verificheranno tra qualche mese. 

L'ultimo allarme è di Aeper, Associazione esercenti pubblici esercizi di Roma e del suo presidente, Claudio Pica. "Nella Capitale d'Italia", spiega, "la ripresa economica auspicata non c'è stata. I pubblici esercizi sono ancora ben lontani dal quel ritorno in equilibrio in termini di fatturati e standard produttivi". Sugli interventi di Governo e Comune sembra avere le idee chiare: "Dal Governo e dall'amministrazione capitolina c'è stato qualche timido aiuto, ma probabilmente e' ancora troppo poco per aiutare le aziende in difficolta', rispetto al gap da colmare a seguito del lockdown dovuto al Covid-19. Il Dl agosto deve ancora concretizzarsi, ad oggi quindi appare un provvedimento tardivo". 

C'è un provvedimento auspicato e non ancora arrivato: "Alla Giunta Raggi abbiamo chiesto nuovamente di ridurre la Tari, perchè in un momento come questo andrebbero fortemente calmierate tutte quelle spese fisse che strozzano gli esercenti". Quindi i numeri: "Dalle stime Aeper in nostro possesso circa il 50% di bar e ristoranti rischiano di chiudere entro la fine dell'anno. A non riaprire le serrande a gennaio 2021 potrebbero essere circa 5mila pubblici esercizi, comprese anche pizzerie al taglio e gelaterie". 

Pica parla di una situazione gravissima e di dramma sociale: "Una situazione che va presa in tempo, altrimenti per la città sarà un dramma sociale oltrechè occupazionale. Prevediamo un autunno caldo, e auspichiamo nella responsabilità del Governo e della sindaca Raggi affinche' non vi siano ulteriori contraccolpi negativi per la filiera commerciale enogastronomica romana". 

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