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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Economia

La protesta dei rilevatori Istat, in 400 rischiano il posto di lavoro

La mobilitazione in seguito al nuovo cambio di appalto con un ribasso di gara del 30%. A Roma e nel Lazio oltre 20 lavoratori coinvolti: "La nuova società ci ascolti"

Garantire una corretta continuità del servizio passando dalla contrattualizzazione di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori attualmente in forza. È questa la richiesta che arriva dalle segreterie nazionali di Felsa Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp che nell’ambito dello stato di agitazione hanno indetto per oggi la mobilitazione dei rilevatori Istat con presidio davanti alla sede di via Balbo. Non uno sciopero essendo tutti inquadrati con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) ma una giornata di astensione dal lavoro che rischia di bloccare i sistemi e rallentare le indagini dell’istituto nazionale di statistica. Quelle da anni esternalizzate con i rilevatori ceduti ad altre società. 

La protesta dei rilevatori Istat

L’imminente cambio di appalto relativo al servizio Istat di conduzione e gestione delle interviste per l'aggiornamento dei dati sulla spesa delle famiglie e la forza di lavoro mette a repentaglio 400 lavoratori in tutta Italia. Oltre 20 sul territorio di Roma e del Lazio. A preoccupare i sindacati quella gara vinta da Csa con un ribasso del 30% e “la mancanza di volontà da parte della società di confrontarsi con le parti sociali”. 

“Come sindacati da subito ci siamo preoccupati di capire come sarebbe stata gestita la situazione. Da parte dell’azienda però non c’è mai stata la volontà di confrontarsi nonostante i solleciti e il coinvolgimento di Istat in quanto soggetto appaltante. Questa mobilitazione nasce dall’esigenza di chiedere a Csa e Istat una presa di responsabilità, prima che il servizio passi di mano tra maggio e giugno. Vogliamo garanzie su qualità del lavoro e continuità occupazionale perché è una vicenda che coinvolge centinaia di famiglie” commenta ai microfoni di RomaToday Francesco Melis di Nidil Cgil. 

“Siamo tutti rilevatori storici, c’è chi lavora per Istat dai primi anni Duemila. Siamo ormai abituati ai cambi di appalto ma questa volta non ci sentiamo affatto tranquilli” racconta Vanessa che svolge indagini su Roma e su alcuni comuni delle province limitrofe. Per sottoporre i questionari alle famiglie italiane percorre anche 300 chilometri al giorno. “Nessuno vuole fare la guerra alla società che ha vinto l’appalto ma vogliamo capire quale sarà il nostro futuro, chiediamo di essere ascoltati. Di comprendere con certezza chi sarà assunto e chi no, visto che Csa ha già una sua rete di rilevatori”. C’è poi il nodo compenso. “Lavoriamo a cottimo in base ad assegnazioni settimanali” spiega la rilevatrice. Dunque più si lavora, più si guadagna. “Ma se ci levano il 30% dell’attuale compenso diventa inaccettabile. Chiediamo che si apra un dialogo”. 

Le criticità del cambio appalto

E sulla vicenda dei rilevatori Istat esprime preoccupazione anche il coordinamento lavoratori della statistica pubblica. “Con questo cambio di appalto è stato oltrepassato il limite oltre il quale l'istat non ha più nessuna convenienza né economica, né pratica, né organizzativa, né reputazionale ad esternalizzare la raccolta dei dati ad aziende private. Infatti in questi anni vi è stato un aumento dei costi di questi servizi senza un corrispondente aumento della qualità della rilevazione, che è anzi drasticamente scesa. L'istat spende più tempo di lavoro (con denaro pagato dal contribuente) a sorvegliare che le ditte rispettino gli standard di qualità richiesti, di quanto denaro l'esternalizzazione dovrebbe (eventualmente) far risparmiare” si legge in un dossier prodotto da Clasp. ”Le indagini campionarie restano (anche nell'era della statistica ufficiale ricavata dai registri, e in quella prossima dei Big Data) un presidio insostituibile per ottenere informazioni mirate. Restringerne la numerosità campionaria, e quindi la rappresentatività, o avviare, a causa delle carenze finanziarie, un programma di tagli delle indagini fuori dal Regolamento UE, come voleva l'ex Presidente Blangiardo, non è un compromesso accettabile”. 
 

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