rotate-mobile
Economia

Piano di sviluppo rurale del Lazio, guerra e pandemia fanno slittare i termini per i bandi pubblici

Il covid e la guerra in Ucraina hanno causato numerosi ritardi

Un’altra proroga, dopo quella concessa a fine 2022, per non perdere i milioni di euro stanziati. La Regione Lazio ha deciso di spostare 31 maggio 2023 il termine ultimo per presentare i progetti esecutivi e per l’acquisizione dell’immediata cantierabilità a favore di tutti quei soggetti ammessi ai finanziamenti previsti dal piano di sviluppo rurale regionale 2014/2020. Come accaduto anche in altri settori, il covid e la guerra in Ucraina hanno causato molteplici ritardi e difficoltà, rendendo difficile, se non impossibile, per diverse realtà del territorio produrre tutte le documentazioni richieste dai bandi.

Le operazioni prorogate

Nell’ambito del piano di sviluppo rurale sono quattro le sottomisure per le quali si è deciso di spostare i termini per la presentazione dei documenti richiesti. Una riguarda la “realizzazione, miglioramento e ampliamento di infrastrutture su piccola scala”, un’altra prevede aiuti per la conversione di edifici, soprattutto per migliorarli dal punto di vista dell’impatto ambientale.

Costi lievitati

Come detto, già una volta i termini per la presentazione delle domande erano stati prorogati alla fine del 2022. Purtroppo, però, le conseguenze della pandemia da coronavirus continuano a farsi sentire. Nella determinazione che concede più tempo per partecipare al bando per il piano di sviluppo rurale, si spiega che l’emergenza pandemica e la guerra rappresentano “cause di forza maggiore” che hanno causato “una certa instabilità dei mercati e un aumento dei costi delle materie prime e dei materiali da costruzione, nonché criticità nel loro reperimento”.

Del resto, sono stati gli stessi enti interessati a contattare, nelle passate settimane, l’assessorato all’agricoltura regionale proprio per chiedere una proroga dei bandi pubblici. Queste realtà hanno evidenziato che non solo sono aumentati i costi delle materie prime ma c’è stata una “ripresa dell’inflazione” accompagnata da “un vertiginoso aumento dei costi dell’energia e, di conseguenza, una ridotta capacità delle imprese di completare, al momento, i progetti finanziati con il piano di sviluppo rurale”.

Ritardi di due anni

Il coronavirus, quindi, continua a far sentire i suoi effetti sulla vita di tutti i giorni. Per questo, con l’adozione del regolamento UE numero 2220 del 2020, il piano 2014-202 era stato già prorogato di ben due anni, fino alla fine del 2022. Un tempo, che evidentemente, non è bastato a quelle realtà che, tra l’altro, sono già state ammesse al finanziamento ormai da anni e che devono “solo” produrre le documentazioni per poter accedere definitivamente ai fondi. Si tratta, inoltre, di quelle stesse aziende che devono già pensare al nuovo piano, quello targato 2023-2027, approvato al termine della passata consiliatura. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Piano di sviluppo rurale del Lazio, guerra e pandemia fanno slittare i termini per i bandi pubblici

RomaToday è in caricamento