Economia Centro Storico / Via Nazionale

Su via Nazionale sventola la bandiera bianca: il 30% delle attività chiude per la pandemia

Serrande chiuse e catenacci alle grate: i commercianti abbandonano via Nazionale per l'insostenibile situazione dettata dalla pandemia

Da piazza della Repubblica a piazza Venezia, 39 attività su 131 chiudono le porte in via Nazionale. La crisi non è bastata a piegare il settore del commercio nelle vie del centro trafficate dal via vai di turisti in visita a Roma. A costringerle a chiudere invece ci ha pensato la pandemia. E' stato sufficiente passeggiare per la zona per accorgersi che a distanza di un anno dal primo lockdown il conteggio delle serrande chiuse è cresciuto a dismisura, in tutto sono 39 le attività che non riapriranno più in una delle vie storiche dello shopping romano. 

Quasi il 30%, il dato è allarmante. “Le restrizioni anti contagio hanno portato al fermo del turismo, la nostra maggiore fonte di guadagno- commenta così una commerciante- molte attività hanno chiuso e non riapriranno, qualcuno invece chiude e riapre saltuariamente ma è ovvio che il lavoro è calato e i costi non sono più sostenibili. Vetrine oscurate, lettere sotto le porte di negozi chiusi da mesi, cartelli di trasferimento e decine di locali in affitto, questo lo scenario di una zona che insieme a via Condotti e via del Corso rappresentavano le vie più gettonate del Centro Storico.

Spese insostenibili e vendite azzerate

A chiudere sono state principalmente le boutique private, negozi di abbigliamento, ristoranti e anche franchising per bambini. “La chiusura del teatro Eliseo ad esempio, ci ha procurato un netto calo dello clientela, prima rendeva via Nazionale più trafficata”, spiega così una commerciante della zona. A giocare un ruolo fondamentale nella decisione di chiusura sono stati sicuramente i costi. “Hanno chiuso piccoli e grandi centri, sono stati tantissimi a chiudere. La parte alta è stata proprio massacrata soprattutto perché gli affitti sono sicuramente più alti, questi commercianti hanno avuto maggiori difficoltà. – spiega il proprietario di un negozio della zona- Penso che chi ha deciso di chiudere lo ha fatto anche rispetto alle spese legate al personale, non potendo licenziare e dovendo affrontare i costi di gestione che comunque un’attività comporta.”

Spese insostenibile, il personale in cassa integrazione e le tasse da pagare si sono sommate all’azzeramento delle vendite. A sopravvivere ancora nonostante tutto sono alcuni multibrand e i negozi di souvenir, anche qualche negozio storico che ancora resiste alla pesante situazione. “Basta fare un giro, si vedono solo cartelli affittasi, svendite per chiusura attività- afferma una commessa- purtroppo è così, noi vivevamo con i turisti, anche con il teatro, che a quanto pare non riaprirà”.

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