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La pandemia cancella i matrimoni e l’intero settore, niente regole e ristori minimi

La crisi del settore dei matrimoni, delle cerimonie e feste private: “Non abbiamo alcuna certezza, il 30-40% delle imprese è sull’orlo del fallimento”

C’è chi ha approfittato della “tregua” estiva concessa dal virus per dirsi di sì, cerimonia e invitati a ranghi ridotti; c’è chi invece, stufo di aspettare tempi migliori, nel pieno della seconda ondata, ha optato per il rito civile o religioso accompagnato solo dai testimoni e dai familiari stretti, poi niente ricevimento. Tante le coppie invece che dall’anno scorso sono rimaste sospese. La pandemia da Coronavirus ha cancellato i matrimoni e con essi il fatturato delle imprese del settore. Un giro d’affari che in Italia si assesta sui 15 miliardi di euro l’anno, con 83mila aziende coinvolte e 1 milione di lavoratori dell’indotto. Uno stop alle cerimonie che ha colpito, oltre a tanti artigiani, anche liberi professionisti e lavoratori stagionali come stilisti, truccatori, parrucchieri, camerieri, chef, fioristi, fotografi, videomaker, musicisti, animatori e attrezzisti.  

La pandemia cancella i matrimoni: nessuna ripresa per il settore

La ripresa che tutti si aspettavano nella stagione del 2021 non c’è stata, anzi. “Il periodo si sta rivelando peggiore di quello dell’anno scorso dove il calo di fatturato è stato dell’80-90%. Per alcuni comparti, come quello degli abiti, c’era stata una leggera ripresa a gennaio e febbraio con qualche coppia speranzosa, ma poi il corso degli eventi ha fatto ripiombare tutti nel baratro” - racconta a RomaToday Fabio Ridolfi, che da vent’anni organizza fiere del matrimonio dedicate a operatori e consumatori. 

Coronavirus, le regole per i matrimoni?

Matrimoni sì, matrimoni no. Mancano anche regole certe, quelle che invece erano state stabilite nel giugno scorso. Ecco perchè con una petizione al Governo associazioni e coppie hanno chiesto che si ponga fine all’incertezza stabilendo periodi specifici per le celebrazioni e norme chiare da rispettare. 

“Quest’anno praticamente il nostro settore, come altri, è in zona rossa da ottobre. Nonostante noi imprenditori e operatori abbiamo presentato un protocollo non abbiamo ancora ricevuto risposta sulle modalità con le quali si potrà riprendere a fare matrimoni, cerimonie e feste private. Se non verrà indicata una data di riapertura quest’anno - è la valutazione di Ridolfi, membro dell’ASSIMEC, l’associazione di operatori ed imprenditori del matrimonio e della cerimonia - rischiamo di perdere il 100%. Mancano regole e prospettive di riapertura che possano consentire di far confermare cerimonie a chi già le aveva spostate”. 

I matrimoni slittano al 2022

Sui matrimoni è tutto uno sfogliare calendari e affidarsi alla sorte, ecco perchè in tanti hanno deciso di rinunciare e attendere ancora. “I matrimoni fino a maggio sono stati posticipati all’autunno 2021, molti sono slittati al 2022”. C’è attesa per i prossimi provvedimenti. “Se non avremo risposte nel prossimo decreto legge, perderemo sicuramente anche giugno e luglio. In più c’è da dire che quest’anno quasi nessuno ha prenotato per il proprio matrimonio. L’unica eccezione è la cerimonia in chiesa, ma dopo la funzione bisogna disperdersi”. 

Il settore dei matrimoni è fermo: “Il 40% delle imprese rischia di fallire”

Poche le coppie che, stremate dai rinvii o impossibilitate ad attendere ancora, stanno convolando a nozze. “Ma la filiera è ferma, il risultato produttivo è sempre zero. Le sale ricevimenti stanno fallendo, le strutture si stanno deteriorando”. 

Un settore che reclama anche aiuti economici. “Per i primi 4 ristori c’è stato il problema con i codici Ateco e lo abbiamo fatto presente più volte: i negozi di abiti da cerimonie, seppur aperti, non hanno lavorato. Chi si comprerebbe un abito senza prospettive? Ora i codici sono stati sorpassati, ma i soldi previsti per il ristoro delle aziende sono una miseria dopo un anno in cui tutti sono stati totalmente fermi”. 

La speranza è affidata solo al piano vaccinale. “Speriamo che sia utile per far tornare tutti quanti alla normalità, l’auspicio è che dopo due stagioni perse, in autunno non ci sia un’ulteriore interruzione. Già 30-40% aziende del nostro settore è a rischio fallimento, lo stop significherebbe cancellare un comparto che rappresenta il 2,5% del Pil nazionale”. 
 

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