Lunedì, 14 Giugno 2021
Economia Esquilino / Piazza dei Cinquecento

Cgil Filcams: "Grazie grandi stazioni. 55 famiglie senza stipendio"

Stamattina a Termini, 55 ex operai che erano impiegati nei servizi di sicurezza e manutenzione degli impianti della stazione romana, hanno manifestato contro il proprio licenziamento

"Grazie grandi stazioni, 55 famiglie senza stipendio. Grazie": con questa frase hanno manifestato questa mattina alla stazione Termini, diversi operai messi in cassa integrazione. Davanti all'ingresso le bandiere rosse della Cgil Filmcams agitate dai manifestanti e poi i fischi, gli squilli di trombe assordanti protese verso l'attenzione dei passanti, molti dei quali indifferenti.

Loro sono i 55 operai, anzi ex operai, addetti alla manutenzione della  Stazione Termini. Dal primo Marzo sono ufficialmente in cassa integrazione per 12 mesi. E "poi non si sa - racconta uno di loro a RomaToday. Io sono nato nel 1954, ho cinquantotto anni e dopo dodici anni di dedizione, mi buttano fuori come se niente fosse. Adesso, con quest'età, chi mi prende a lavorare?".

IL FATTO - Continua uno di loro: "Siamo stati assunti a Marzo del 2002 come addetti alla gestione dei servizi energetici, conduzione e manutenzione degli impianti  dalla società Cofatech Servizi S.p.a, e impiegati a Termini. Dopo cinque anni, scaduto il contratto siamo passati alla nuova società allora entrante (Roma multiservizi e la Manutencoop). Dopo altri cinque anni di impiego, oggi su due piedi ci hanno mandato via e stiamo in mezzo a una strada".

Quindi chiediamo loro il perché dei licenziamenti. "La nuova società che si è aggiudicata la gara d'appalto, risultato della fusione di Guerrato S.p.a, Natuna S.p.a e Fatigappalti S,p.a, sta assumendo personale interinale tramite agenzie private - ci dicono i manifestanti -  gente inesperta, con contratti a breve scadenza, che già si stanno rivelando incapaci di tenere sotto controllo una Stazione di queste dimensioni e di tale importanza. Almeno questo ci ha raccontato la gente che vive Termini quotidianamente o che qui lavora. Ci hanno parlato di disagi inenarrabili. Non si può assumere gente e vedere se sanno fare. Non possiamo permettercelo. Qui deve venire unicamente gente che sa fare".



Termoidraulici, muratori elettricisti, frigoristi, che ancora non ci credono: "Siamo padri di famiglia e  la maggior parte di noi costituisce l'unica fonte di entrata e di sostentamento per le nostre mogli e i nostri figli. Figli che a parte quelli che mandiamo ancora a scuola, sono a loro volta precari". Lo racconta uno di loro che continua "loro non conoscono la Stazione. Da quando entrammo qui per la prima volta, ci occorsero 3 anni per imparare ogni punto, ogni angolo e cunicolo di questo posto. Termini non è solo quello che si vede, ma ci sono altri 20 m sotto la superficie che solo noi conosciamo. Lì c'è il grosso della Stazione dove si muovono i fili e i motori che la alimentano".

La RICHIESTA -  Adesso, come ci raccontano, sperano in un tavolo per la trattativa e aspettano di essere ascoltati per riprendersi ciò che è stato loro tolto. Sono disposti a guadagnare meno e quindi ad una diminuzione salariale pur di riprendere ad indossare le tute. Dichiarano fermamente con voce unanime "ma non siamo disposti a estromettere il sindacato dalla trattativa così come ci è stato chiesto dalla nuova società. Non siamo disposti a scendere a compromesso sulle garanzie contrattuali, e soprattutto sulla durata del contratto. Ci aspettiamo dopo tutti questi anni, un contratto a tempo indeterminato perchè vogliamo la garanzia del posto di lavoro e tutto il fronte sindacale, compatto deve sedersi al tavolo".

NON E'SOLO LAVORO -  IL 29 febbraio giorno in cui si è conclusa la gara d'appalto, a mezzanotte ora in cui è avvenuta la consegna dell'impianto, la centrale si è fermata per diverse ore. E dicono: " non è concepibile. Sembrava di stare davanti a un gigante ferito e agonizzante e ci si stringeva il cuore".Oltretutto spiegano, non è solo la battaglia per il  posto di lavoro, ma per la sicurezza della Stazione e di chi la abita; e soprattutto di soldi che appartengono alla cittadinanza intera. "Furono investiti per realizzare ciò - concludono -  10 miliardi delle vecchie lire, e adesso va tutto a scatafascio. Non è solo lavoro ma si sta perdendo  molto di più.

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