rotate-mobile
Martedì, 30 Novembre 2021
Economia

Al romano Luca La Mesa l’Oscar internazionale delle startup: "A Roma ci sono tante piccole e medie attività che faticano senza digitalizzazione"

La Mesa, 38 anni e romano, è l’unico italiano tra i vincitori del Global Startup Awards di Copenaghen, contest internazionale rivolto al mondo delle startup

Che la comunicazione sia la chiave della comprensione sociale per anni ce l’ha insegnato Chomsky, ma ora è un romano a dimostrare che è anche la chiave del successo per le imprese. Luca La Mesa, 38 anni e romano, è infatti l’unico italiano ad aver vinto un premio nella categoria “Ecosystem Hero of the Year - People Choice” all’interno del Global Startup Awards di Copenaghen, contest internazionale dedito al mondo delle startup che coinvolge oggi 4 continenti e 124 paesi.

La Mesa, imprenditore nell’ambito della consulenza e della formazione in ambito social media, è stato premiato per aver dimostrato che si possono creare corsi di alta qualità a prezzi accessibili a tutti. Ha ideato il Social Media Training e co-fondato, con Giulia Lapertosa, il portale “Carriere.it” che permette a privati e aziende di investire sulla propria formazione a prezzi contenuti.

Tra i suoi clienti nel ramo consulenze social media anche personaggi noti del mondo dello spettacolo come Enrico Brignano e Rosario Fiorello, e aziende d’eccellenza come Fendi Bulgari, Algida, Pirelli e il CONI, per cui ha collaborato per la comunicazione degli internazionali BNL d’Italia, le Olimpiadi di Rio de Janiero e le Olimpiadi invernali a Pyeongchang. A Roma Today spiega quali sono i limiti della comunicazione e della cultura imprenditoriale per le aziende della Capitale.

Carriere.it parte da un gap nazionale, quello sulle competenze, ma qual è il valore aggiunto che offre invece a livello internazionale?

“A Copenhagen c’è stata riconosciuta la capacità di creare ecosistemi e di rendere appetibile la formazione di alta qualità a prezzi accessibili, permettendo a diverse imprese di fare nuovo business in questo modo”.

Quanto ha inciso la pandemia sul modo in cui fruiamo di webinar e corsi online?

“La pandemia e i lockdown hanno sicuramente accelerato questo processo. Tutti i corsi e webinar gratuiti che sono stati fatti in questi mesi hanno acceso una lampadina e aiutato le imprese a capire che bisogna investire sulla digitalizzazione, sul fatto che servono pochi corsi, ma di alta qualità. Il vero limite è il tempo per fruirne, per cui nel futuro funzioneranno sempre più i corsi con contenuti di alta qualità, ma in tempi ragionevoli, con approcci concreti che insegnino a migliorare le proprie competenze sul lavoro”.

Quando si parla di gap digitale, il primo pensiero riguarda l’arretratezza delle pubbliche amministrazioni. Quanto cambierebbe la vita dei romani se anche le pubbliche amministrazioni abbracciassero l’innovazione tecnologica?

“È un processo fondamentale, basti pensare che a Copenhagen anche la qualità di vita dei cittadini dipende dall’elevata digitalizzazione della PA. Il digitale rende la vita più facile, ed è altrettanto facile fare impresa lì, perché tutto si basa sul concetto di fiducia che i cittadini hanno verso il proprio paese. Maggiore è la percezione di come cambi la vita, grazie al digitale, maggiore la fiducia che i cittadini ripongono nella politica. Per esempio l’università lì è gratuita, inoltre gli studenti danesi ricevono circa 800 euro al mese mentre studiano. Per cui, usciti dall’università e non appena assunti, per loro pagare le tasse non rappresenta un’imposizione, ma un atto dovuto verso il Paese. È un’altra cultura”.

E, secondo Lei, nello scenario politico romano, considerando la stagione elettorale appena terminata, c’è qualche candidato che ha impostato una strategia comunicativa che possa risvegliare questo senso di fiducia?

“Ho lavorato con tanti politici di primo piano, il problema è che molti candidati si accendono a livello comunicativo solo durante le elezioni e nel periodo elettorale. Devono comprendere invece che è un processo continuativo, molti politici stanno invece abusando di questo principio e sono più incentrati a comunicare che a fare”.

Parlando di proattività, perché molte imprese a Roma non riescono a crescere?

“Sei anni fa sono stato selezionato per l’executive programme della Singularity University, presso il NASA Ames Research Center e si parlava spesso di questo tema. Lì ci hanno spiegato che la tecnologia è importante per impattare positivamente sulla vita delle persone. Oggi nella cultura italiana e anche romana è poco presente il concetto di scalabilità. Ad esempio, invece che andare ogni weekend in un liceo romano a raccontare cos’è l’imprenditorialità, sarebbe meglio registrare il miglior intervento possibile su questo tema e renderlo accessibile a tutti tramite la tecnologia, questo approccio permette di fare rete sulle competenze e renderle alla portata di tutti”.

Quali sono le criticità maggiori che lei riscontra nelle imprese romane?

“In questi anni ho avuto l’onore di lavorare con alcuni clienti come Fendi, Bulgari, e la AS Roma, che sono assolute eccellenze del territorio. Purtroppo però a Roma ci sono anche tante piccole e medie attività che faticano a crescere senza digitalizzazione. Un’eccellenza che abbiamo a Roma per esempio è Translated: pochi lo sanno, ma è una startup romana che ha vinto la gara per tradurre in tutto il mondo i servizi di AirBnb ed è riuscita a uscire fuori dalla sua dimensione locale grazie al digitale”.

E per chi invece non riesce ancora a uscire fuori dalla dimensione locale? Sulla base delle consulenze che avete fatto, quali sono stati i gap più critici che avete riscontrato a Roma a livello di cultura imprenditoriale?

“C’è sicuramente un problema di competenze. Per esempio molti imprenditori non sanno non sanno realmente cos’è l’ecommerce o cosa sia un piano di marketing strategico. Il nostro lavoro consiste nell’aiutare le piccole realtà con una formazione di qualità a prezzi accessibili”.

In un TEDx talks, lei ha parlato della “formula della viralità”. Cos’è e, secondo Lei, può aiutare le imprese di Roma nella ripresa economica?

“Parto dicendo che non esiste una formula magica per avere successo sui social media. La formula consiste nello studio e nei test continui sui risultati ottenuti sui social, a livello di comunicazione, il problema dei piccoli imprenditori è che spesso prima di investire vogliono avere la certezza di avere successo”.

Perché, rispetto agli USA dove lei ha studiato, le imprese ancora non fanno loro la “cultura del fallimento”?

“Il problema non è tanto il fallimento, la cultura del fallimento è stata pian piano sdoganata anche da noi, ma il fatto che in Italia le imprese non riescono a crescere. Mentre negli USA una startup riceve 30 milioni di euro, qui al massimo ne ricevi 300mila. A Roma ci sono hub e acceleratori di impresa come Luiss Enlabs e il PI Campus che fanno sì che belle idee non rimangano solo piccole startup, ma ci vuole la volontà e l’impegno di tutti per crescere a un’altra velocità”.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Al romano Luca La Mesa l’Oscar internazionale delle startup: "A Roma ci sono tante piccole e medie attività che faticano senza digitalizzazione"

RomaToday è in caricamento