Nella Regione Lazio 22 licenziamenti al giorno nel settore edile

Il settore edile del Lazio, da sempre traino dell'economia, vive una crisi profonda. I sindacati denunciano che ogni giorno 22 operai perdono il lavoro e 3 aziende chiudono i battenti

Martedì 6 luglio i sindacati delle costruzioni di CGIL, CISL e UIL si sono riunite in un convegno presso l'Hotel Palatino di Roma per discutere degli effetti della crisi economica nel settore dell'edilizia, da sempre uno dei punti di forza dell'economia regionale.

Il settore delle costruzioni, perrò, è attraversato da una profonda crisi che produrrà i suoi effetti anche nei prossimi anni. I dati sono drammatici: i lavoratori vengono licenziati ogni giorno e le imprese chiudono. Diminuiscono le imprese attive e regolari ed è sempre più alto, mese dopo mese, il numero degli operai che perdono il posto di lavoro: la massa salari diminuisce, le ore ordinarie lavorate sono sempre meno, tutti gli indici della produzione dei materiali collegati al settore sono in calo (cemento, calcestruzzo e laterizi), crolla il numero dei permessi per costruire e quello dei bandi pubblicati. In aumento la crescita della cassa integrazione ed il numero dei lavoratori in nero e gestiti dai caporali.

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Ogni giorno ben 22 operai edili nel Lazio perdono il posto di lavoro e chiudono 3 imprese edili, ogni mese le ore lavorate dalle maestranze nel Lazio diminuiscono del 9,1% (da una media mensile di 6.507.674 a 5.918.429, con una diminuzione per ognuno dei 6 mesi presi in esame, di 589.245 ore lavorate). Se non si provvede immediatamente a porre un freno a questa situazione stimiamo che almeno altre 5.800 persone perderanno il posto di lavoro entro un anno. Il calo degli investimenti nel 2009 è stato del 10% rispetto all'anno precedente, nel 2010 il dato sembra destinato a continuare se non peggiorare, il calo delle abitazioni costruite nel 2009 del 17,5% rispetto all'anno precedente, nel primo trimestre del 2010 vi è stato un ulteriore crollo del 16,8%. In calo inoltre la presenza straniera: a Roma sono 91 le imprese attive di stranieri che hanno cessato l'attività tra ottobre 2009 e marzo 2010, con oltre 2mila operai stranieri in meno da 24.755 a 22.666, con aumento della manovalanza irregolare e del caporalato pronto a sfruttare lavoratori esposti al ricatto, anche per la poca conoscenza delle tutele cui hanno diritto.

Di fronte a a questi dati allarmanti i sindacati chiedono unitariamente alle istituzioni e in particolare al presidente della Regione Lazio, Renata Polverini alcuni provvedimenti e investimenti per arginare la crisi. Ma su cosa puntano i sindacati per farvi fronte? Sulla bioedilizia, sulla tutela dell'ambiente, sull'housing sociale, sulla sicurezza nei cantieri e sulla formazione.

"La situazione è grave e il settore delle costruzioni rischia di collassare - dichiarano i sindacati in una nota di stampa - per questo non vogliamo essere spettatori, aspettare il crollo del sistema economico e commentare la perdita del posto di lavoro di altre migliaia di operai".

"Vogliamo aprire una campagna di rilancio del settore che possa dare ossigeno ai nostri lavoratori, schiacciati da una situazione drammatica, e sollecitare le istituzioni a non essere dormienti ma protagonisti insieme a noi di iniziative per incontrarsi e discutere di proposte concrete per "produrre concretamente lavoro"."

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