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Sabato, 29 Gennaio 2022
Economia

Legge di Bilancio e sciopero generale, Michele Azzola (Cgil Roma e Lazio): “La qualità del lavoro è ormai precarietà”

Il segretario generale di CGIL Roma e Lazio spiega le priorità dei sindacati che promuovono lo sciopero generale del 16 dicembre: riforma fiscale, caro-bollette e lavoro stabile

“Insieme per la giustizia” è il nome dello sciopero generale che giovedì 16 dicembre riunirà a Piazza del Popolo tutti i lavoratori dei servizi pubblici uniti contro la Legge di Bilancio 2022, che dovrà essere approvata in Parlamento entro il 31 dicembre.

Una manovra finanziaria su cui i sindacati promotori, Cgil e Uil, da settimane si dichiarano contrari perché non soddisfa diverse richieste, soprattutto l’abbassamento dell’IRPEF, la principale tassa sul reddito, e le misure per contrastare il caro-bollette. Previsti diversi disagi anche sulla mobilità capitolina, con il fermo di 8 ore per tutti i settori, a esclusione di quello sanitario e della scuola.

I sindacati serrano però le braccia soprattutto sul “lavoro” e in materia contrattuale, considerando che solo nel Lazio il 2020 ha portato a un crollo del Pil del 10%, con più di 88mila persone senza lavoro. Di questo Roma Today ne ha parlato con Michele Azzola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio.

Quali sono oggi a Roma i settori secondo Lei che potrebbero essere i più danneggiati dalla Legge di bilancio 2022?

“I limiti di questa manovra stanno nel fatto che interviene tagliando su chi ha un reddito medio-basso, con danni in tantissimi settori, ma uno dei più colpiti sarà sicuramente quello delle pulizie, dove oggi il 90% dell’occupazione è femminile e poggia su contratti part-time e remunerazioni bassissime. Ancora una volta la Legge di bilancio escluderà il settore delle pulizie e i suoi lavoratori dalle agevolazioni fiscali”.

Quali sono gli aspetti su cui vi batterete a difesa delle imprese della Capitale invece?

“Le ragioni che impugneremo giovedì nello sciopero riguardano principalmente una mancanza di lungimiranza nelle politiche industriali. Chiediamo infatti che il Governo si impegni a rimettere in piedi le imprese stanziando risorse, che formuli politiche sul lavoro e permetta alle realtà imprenditoriali di attirare così investimenti consistenti. La battaglia sui contratti avrà un ruolo decisivo, oppugnandoci al contratto a tempo determinato, che non rappresenta un incentivo all’occupazione. Il punto è che gran parte della manovra non riguarda tanto le industrie, ma colpisce le piccole attività che più sono affannate dalla crisi”

Quanto alle risorse sbloccate dal PNRR però, secondo Lei possono essere strateggizate per cambiare il mercato del lavoro?

“È fondamentale che le risorse siano utilizzate per generare occupazione di qualità: se gli investimenti del PNRR non saranno collegati a un piano che incrementi l’occupazione, non ci sarà uno sviluppo progressivo del lavoro, ma solo un aumento della precarietà come quello a cui stiamo assistendo in questi anni, portando il territorio di Roma e del Lazio a condizioni peggiori di come erano pre-pandemia”

Parlando di IRPEF, proponete una riforma sulle aliquote con il passaggio da 5 a 4 e una redistribuzione equa delle tassazioni. Quale sarebbe il beneficio per i cittadini romani?

“Noi chiediamo che la redistribuzione dei 7 miliardi di Irpef dia ristoro a chi sta vivendo un impoverimento economico. La scelta del Governo è invece non tassare nulla per chi guadagna fino a 25 mila euro, poco o niente per i guadagni fino a 35mila e concentrare lo storno delle tasse sopra ai 50mila euro, per arrivare al paradosso della redistribuzione fiscale fino a 75mila euro”

Quindi in questo modo, il taglio riguarderà soprattutto la fascia che ha un reddito annuo compreso tra i 28.000 e i 50.000 euro, giusto?

“Esatto, riteniamo che non siano queste le categorie economiche che più soffrano la crisi, per questo abbiamo proposto una redistribuzione che permetta l’erogazione di più denari alle fasce con redditi più esigui, fino a 8mila e 15mila euro, per aumentare loro il salario e non tagliare sui loro guadagni”

Perché Roma e il Lazio dovrebbero ripartire dalla riforma non solo fiscale, ma soprattutto del lavoro?

“Bisogna ripartire dall’occupazione di qualità, il nostro territorio da decenni si sta impoverendo senza prospettive fiscali per i lavoratori. La nostra è una lotta alla precarietà e allo sviluppo del lavoro a tempo indeterminato, stiamo perdendo tantissimi posti di lavoro anche a causa della pandemia, da lavoro con la L maiuscola a occupazioni che si trasformano in lavoretti occasionali. Il problema vero è che negli ultimi 10 anni le riforme del mercato del lavoro, tra cui ultimo il Job act, hanno reso il tempo determinato una contrattualizzazione libera per i datori di lavoro, permettendo alle aziende di assumere con scadenze e poi riassumere a più riprese, di basarsi principalmente sul lavoro precario.

La pandemia ha consegnato tantissimi settori, come quello della ristorazione ma anche dei rider, al precariato, a Roma e nel Lazio quali sono i fenomeni più esasperati?

“Amazon per esempio, non ha problemi economici, lo abbiamo visto anche in pandemia, ma gran parte dei collaboratori è a tempo determinato. Dei lavoratori mandati via, solo 2 persone su 10 sono riassunte dall’azienda a tempo determinato, per il resto si tratta di dipendenti che lavorano nel precariato. È un problema che riguarda la logistica, così le fabbriche, le industrie, la sanità. Esempio limite sono il centro logistico di Pomezia, così quello di Passo Corese e Fiano romano, la qualità del lavoro corrisponde ormai a precarietà”.

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