Economia

"Innovazione e cambiamento: ecco la mia sfida per risollevare il commercio romano"

Intervista a Rosario Cerra, eletto presidente di Confcommercio Roma lo scorso 24 luglio: "Punto a mettere in moto un processo virtuoso, basato su un rinnovato rapporto tra la società, gli imprenditori e le amministrazioni"

Punta alla sfida “dell'innovazione e del cambiamento” per il commercio romano, colpito pesantemente dalla crisi ma oggi di fronte ad una “partita aperta”. Rosario Cerra, presidente di Confcommercio Roma dallo scorso 24 luglio parla del suo progetto per la Capitale forte del fatto che “il terziario costituisce il 70% del Pil di Roma e del Lazio”. Obiettivo?  “Rimettere in moto un processo virtuoso” di fiducia tra i soggetti coinvolti. Il rapporto con il Campidoglio? “C'è volontà di partecipazione e collaborazione ma anche di confronto critico e propositivo”.

Qual è la situazione attuale dei vostri settori nella Capitale?

L'economia capitolina è rappresentata in grandissima parte dal terziario di mercato ossia dal commercio, dal turismo e dai servizi, tre settori interconnessi tra loro e che si influenzano vicendevolmente. Non possiamo parlare di commercio, infatti, senza parlare contemporaneamente di turismo e di servizi, comparti fondamentali che fanno la qualità della vita della nostra città. Basti pensare che il terziario costituisce il 70% del PIL di Roma e Lazio. A fronte del peso economico e sociale che i nostri settori rappresentano a Roma come nel resto d'Italia, però, non vengono messe in campo da Governo ed Enti Locali adeguate politiche economiche quanto mai necessarie in un momento come questo, tanto che nella nostra regione il saldo tra iscrizioni e cessazioni delle imprese del terziario di mercato tra gennaio e maggio 2014 è stato di oltre meno 5.200 unità (nel 2013 era meno 4.450), su un totale Italia di meno 52.000 con conseguenze negative come la disoccupazione (arrivata oltre il 12% dal 7,5% del 2008).  Alcuni settori hanno sofferto più di altri.

Per esempio?

Il commercio di vicinato, a causa anche delle aperture indiscriminate degli ultimi anni di grandi e grandissime strutture di vendita; l’area no food con l’abbigliamento in primis ha sofferto più dell’alimentare per ovvi motivi; i servizi e il turismo hanno resistito meglio ma hanno pagato comunque un prezzo alto alla crisi per rimanere sul mercato. Nonostante questo, la fiducia delle imprese e delle famiglie da gennaio a luglio ha avuto andamenti in crescita: la partita è aperta e noi vogliamo giocarla a tutti i costi. In primo luogo, puntando sugli investimenti: non si tratta più solo di salvare l’impresa italiana ma di espanderla, attraverso fattori di crescita come le reti di impresa, l’internazionalizzazione, l’innovazione, la semplificazione burocratico-amministrativa, l’accesso al credito e a risorse europee, il sostegno alle start up e ai giovani imprenditori.

Quali sono i primi passi da fare? Di quali riforme ha bisogno Roma?

La sfida di Roma non può che essere quella dell’innovazione e del cambiamento. Per riuscirci è necessario però partire dalle condizioni basilari, se vogliamo che il settore produttivo più importante della capitale, il terziario, possa contribuire sempre di più alla crescita della qualità della vita del territorio. Sembrano temi usurati e dimenticati, ma senza infrastrutture, quali ad esempio un trasporto pubblico efficiente, senza strategie efficaci di marketing del territorio, senza il controllo del territorio stesso in termini di sicurezza e decoro urbano, Roma non potrà mai competere con le altri capitali europee. Da questo punto di vista il nostro approccio è chiaro: non abbiamo solo richieste da fare, ma anche proposte da mettere in campo. Perché solo una governance condivisa che tenga insieme chi amministra e chi produce può creare un contesto moderno, competitivo e vincente a livello globale.

Quali obiettivi si prefigge per il suo mandato?

Punto a mettere in moto un processo virtuoso, basato anche su un rinnovato rapporto da una parte con la società e con gli imprenditori che formano la nostra base associativa, dall’altra con le amministrazioni locali e con il mercato. Negli ultimi anni si è assistito ad una grande disaffezione nei confronti della politica e dei corpi intermedi, ma anche nei confronti di un mercato dai contorni indefiniti, visto più come un nemico da cui difendersi che come un'opportunità. Ebbene, il nostro compito oggi deve essere quello di riacquistare questa fiducia, riaffermando il ruolo dei soggetti veri di rappresentanza, a partire dalla concretezza ma anche dal linguaggio, dalle forme di comunicazione, uscendo dalla logica dei personalismi e dei corporativismi. Senza mai perdere di vista i nodi critici “tradizionali”: mercato del lavoro (meno sussidi e più politiche attive), pressione fiscale (diminuendola a chi produce ricchezza e valore), ipertrofia burocratica e normativa, spreco di risorse pubbliche, parassitismo di intere porzioni di territorio.

Quale rapporto c'è con l'amministrazione capitolina? Quale, secondo lei, bisognerebbe instaurare?

Il nostro rapporto con il Campidoglio è di volontà di partecipazione e collaborazione ma anche di confronto critico e propositivo, generato di volta in volta dalle singole tematiche. Confcommercio Roma è sempre stata, e continuerà ad esserlo ancora di più in futuro, un interlocutore importante per l’amministrazione perché alla nostra categoria sta a cuore la qualità della vita e la migliore fruibilità della città per cittadini e turisti. Una capitale più bella, più pulita, più servita, più a misura di cittadino è il nostro obiettivo e quello dei nostri associati, che ogni giorno producono ricchezza e benessere sul territorio.

Diversi temi all'ordine del giorno dell'agenda del Campidoglio riguardano la vostra categoria: penso alla pedonalizzazione delle aree centrali, prima i Fori Imperiali ora il Tridente; alle modifiche alla ztl; all'abusivismo commerciale, ai camion bar, all'aumento della tassa di soggiorno solo per citarne alcuni.

La mobilità, l’abusivismo commerciale diffuso, il decoro della città sono tutti temi che ci riguardano da vicino e che ci vedono fortemente impegnati in un dialogo costante con l’amministrazione comunale. E questo conferma quanto il benessere della città e i servizi di mercato siano legati. L'avvio della pedonalizzazione del Tridente prima dell’estate ha fatto emergere, come avevamo previsto, delle criticità che si ripercuotono sulle attività commerciali presenti in quell'area. Pur restando favorevoli alla pedonalizzazione intelligente delle vie e delle piazze di pregio della città, come Piazza di Spagna o via del Babuino, siamo convinti che occorra apportare ancora delle modifiche e dei miglioramenti al percorso intrapreso dall'amministrazione. A questo proposito abbiamo incontrato prima della pausa estiva gli assessori Marta Leonori e Guido Improta (Commercio e Mobilità, ndr) per istituire un tavolo di lavoro in cui affrontare le diverse problematiche che i nostri associati ci stanno segnalando sul territorio. Ci troviamo in un'importante fase di work in progress sia per quanto riguarda il trasporto e la mobilità, sia per quanto riguarda la ZTL ed i parcheggi blu i cui aumenti stanno suscitando accese polemiche.

Qual è la vostra posizione in merito a quest'ultimo punto?

Ci siamo espressi molto chiaramente: l’aumento del costo dei parcheggi avrà un peso insostenibile sul commercio, per tutti i lavoratori, i dipendenti dei negozi, imprenditori, che si recano a lavoro con l'auto e che non potranno più usufruire degli abbonamenti agevolati. Non siamo contrari al portare avanti strategie di valorizzazione del territorio, che vadano prima di tutto a migliorarne la fruizione da parte di chi in quei luoghi vive e lavora. Ma è incredibile come la soluzione sia sempre la stessa: aumentare le tasse. L'ascolto delle categorie da parte dell'amministrazione in questo momento è fondamentale per non incorrere in errori che poi si ripercuoteranno sul tessuto produttivo.

Negli ultimi anni si è assistito a un boom di esercizi commerciali gestiti da cittadini stranieri. Tra gli esempi l'Esquilino o il Pigneto. Che cambiamenti ha prodotto nel settore? È necessaria secondo lei una regolamentazione?

E’ innegabile che la geografia urbana del commercio a Roma sia cambiata negli ultimi 10 anni e non sempre in maniera regolamentata. La questione non sono gli esercizi commerciali gestiti da cittadini stranieri, se questi rispettano le regole di natura sanitaria, di controllo della qualità, di igiene, di sicurezza, di diritti dei lavoratori, ovvero le regole che sono tenuti a rispettare tutti gli operatori commerciali. In sintesi, purché ci sia il rispetto delle norme e si lavori per aumentare la qualità della vita e la vivibilità di un territorio poco importa se un esercizio commerciale è gestito da un italiano o da un cittadino straniero. Non servono quindi regole ad hoc, ma un controllo serrato, continuo e minuzioso, affinché le regole esistenti siano rispettate da tutti i commercianti, nell’interesse dei cittadini, del settore e dell’intera città.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Innovazione e cambiamento: ecco la mia sfida per risollevare il commercio romano"

RomaToday è in caricamento