Il Caffè della Pace non sarà sfrattato: lo storico locale è salvo

Lo storico locale era sotto sfratto dal 1 marzo 2014. Ieri il lieto fine dopo un incontro tra il Prefetto Pecoraro, la proprietà del locale, l'Assessore Leonori e i senatori Valentini e Gasparri

Si conclude con un lieto fine la storia del Caffè della Pace. Lo storico locale romano che ha rischiato lo sfratto non chiuderà.

L'annuncio è del Prefetto, supportato dalle parole del Rettore dell’Istituto Teutonico Pontificio Santa Maria dell’Anima, che garantisce: "Sarà garantita la destinazione dei locali in ragione del riconosciuto valore storico dell’attività commerciale".

"Siamo contentissimi che il bar della pace non chiuda" commentano Sabrina Alfonsi, presidente del Municipio Roma I e Jacopo Emiliani, assessore al Commercio "Secondo quanto emerso dall'incontro tra il prefetto, l'assessore Marta Leonori, la proprietà del locale e i senatori Daniela Valentini e Maurizio Gasparri grazie all'impegno dell'Amministrazione e alla volontà di tutti di risolvere la questione, siamo riusciti a tutelare un'attività che ha un valore simbolico. Il Municipio I continuerà a vigilare, come ha già fatto in questi mesi incontrando i gestori del caffè, per salvaguardare un pezzo di città, parte integrante del centro storico. E' compito della politica individuare e difendere quello che i cittadini sentono come bene comune".

"Al confortante annuncio del Rettore dell’Istituto Teutonico Pontificio Santa Maria dell’Anima dovrà seguire l’immediato rinnovo di contratto alla titolare del Caffè signora Daniela Serafini, perché si possa davvero dire che l’Antico caffè della Pace sia salvo", spiega Giulio Anticoli, Presidente dell’Associazione Botteghe Storiche e di Cna Roma Città Storica. “Ricordo che la signora Serafini è proprietaria del marchio registrato e delle stigliature del locale - prosegue Anticoli-. È dunque indispensabile che rimanga lei alla conduzione dell’attività, per evitare che la destinazione d’uso venga conservata con un qualsiasi ed anonimo bar, con stigliature moderne e un nome che possa solo lontanamente ricordare la parola “Pace”. I tempi per gridare vittoria sono purtroppo ancora lontani, proseguiremo la nostra battaglia fino a quando Roma avrà la garanzia di conservare il suo salotto”.

IL CAFFE' DELLA PACE - La chiusura del locale avrebbe segnato la fine di un pezzo di storia della Capitale. Il Bar è infatti nato più di un secolo fa nel 1891. Nel tempo la famiglia Serafini lo ha trasformato in un luogo d ritrovo per turisti, cittadini romani e sopratutto per tante personalità dello spettacolo e della cultura. Dai suoi tavolini sono passati Madonna, Robert De Niro, Achille Maria Oliva, Woody Allen e persino papa Giovanni Paolo II che scelse il Caffè per fare colazione prima di celebrare messa a Santa Maria della Pace.

LA MOBILITAZIONE CONTRO LO SFRATTO - La notizia dello sfratto ha creato una mobilitazione diffusa. Il Bar avrebbe dovuto abbandonare la sua sede il 28 febbraio 2014, su richiesta del Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell'Anima, proprietario della struttura. Da allora sono nate tante iniziative volte a tutelare il Bar. C'è stata una raccolta firme e appelli all'Amministrazione e al Presidente della Repubblica da parte di Cna Roma Città Storica e associazione Botteghe Storiche. Lo stesso Assessore per Roma Produttiva Marta Leonori aveva affermato, a inizio marzo, che l'Amministrazione si sarebbe spesa per evitare la chiusura del locale.

Alla fine tanto impegno è stato ricompensato. Ieri 24 marzo 2014 si è tenuto infatti un incontro tra il Prefetto Giuseppe Pecoraro, la proprietà del locale, l'Assessore Lenori e i Sentatori Daniela Valentini e Maurizio Gasparri. Risultato: il Caffè della Pace è salvo.

Si tratta però solo di un primo passo. Lo ha ricordato Anticoli e lo ha confermato la titolare del Bar, Daniela Ripanti. Sul suo profilo facebook personale è comparso infatti poche ore fa un post in cui si sottolinea la precarietà della situazione. Lo sfratto, si legge, resta valido per la famiglia Serafini e i dipendenti del Caffè. Quello del Minsignore sarebbe dunque solo un gioco d'astuzia, continua ancora la titolare in un commento allo stesso post.

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