Economia

Disabili: firmato l'accordo per i lavoratori +Bus

Avevano un contratto a tempo indeterminato. Licenziati hanno fatto una doppia battaglia: per loro e per i 6mila disabili che non usufruiscono più del Servizio di trasporto a chiamata. Ora c'è l'accordo

Finalmente firmato l'accordo tra la Provincia di Roma e i rappresentanti della FILT Cgil e UGL Trasporti per i lavoratori del Servizio di trasporto a chiamata per disabili "+Bus". Una "trattativa lunga e complessa": gli assessori provinciali alla Mobilità e Trasporti, Amalia Colaceci ed alle Politiche del Lavoro, Massimiliano Smeriglio l'hanno definita così. "Abbiamo sempre trovato nei rappresentanti sindacali una controparte, preoccupata e attenta alla tutela dei lavoratori e nello stesso tempo collaborativa e aperta al dialogo ed al confronto.

Queste condizioni hanno portato alla firma di un'intesa che oggi ci permette di dare risposte concrete ai lavoratori del servizio "+Bus"".Tutti contenti, dunque? "No, non esattamente. Le condizioni finali ci lasciano parzialmente soddisfatti", spiega Maurizio Basilico, rappresentante della Cgil.

Condizioni così descritte dagli assessori: "Nel periodo di affidamento diretto e sino all'aggiudicazione del nuovo appalto la Provincia di Roma garantirà, per i lavoratori che rimarranno fuori dall'impiego, un sostegno al reddito tale da integrare e parificare gli stipendi con quelli percepiti fino ad oggi, grazie ad un percorso formativo che permetterà a questi lavoratori di utilizzare tale periodo per riqualificarsi". E se poi dovessero esserci esuberi con l'aggiudicazione del nuovo appalto l'Amministrazione provinciale si impegna ad istituire un Tavolo di confronto permanente con le rappresentanze sindacali per favorire il reinserimento lavorativo e nel frattempo sostenere economicamente i lavoratori e le lavoratrici'", concludono Smeriglio e Colaceci.

"Ma chi accetterà - e lo farà per bisogno e perché ha famiglia - verrà precarizzato, come aveva chiesto l'azienda, e avrà un trattamento economico nettamente inferiore rispetto a prima. Chi, invece, non accetterà queste condizioni, verrà tenuto in mobilità dalla provincia fino all'assegnazione del prossimo appalto", commenta Basilico. "Stamattina alle 11 abbiamo una riunione del sindacato: la lotta continuerà, e probabilmente impugneremo il licenziamento".

Ma qual è stata la cronaca di questa vicenda, che poco ha bucato su giornali e agenzie ma che ha visto i lavoratori coinvolti in piazza a testimoniare la loro storia? "Dalla Provincia sono arrivate delle voci "Pare che stiano firmando la mobilità. Però non è cambiato praticamente nulla", raccontava Maurizio, lunedì sera,  mentre l'accordo stava per essere chiuso. "Il nostro ex datore di lavoro che non ha sciolto ancora la riserva sull'accettare o meno l'affidamento. Entro la serata noi lavoratori dovremmo firmare quanto meno la messa in mobilità. Non si sa se è per due mesi. Però poi tutto è subordinato all'accettazione dell'azienda, al nuovo affidamento, quanti lavoratori firmeranno realmente, quanta gente andrà in mobilità "C'è ancora molta nebbia".

"Il servizio +Bus si è interrotto il 19 gennaio", spiega il sindacalista, "perché era scaduto l'appalto. La provincia ha lanciato un nuovo bando, che però verrà assegnato tra circa 60 giorni. Nel frattempo, sono rimasti a piedi 6mila disabili iscritti al servizio, e 64 lavoratori. I lavoratori sono stati per una settimana in presidio permanente davanti alla sede della Provincia", a Piazza Venezia. "Si è aggiunto anche un gruppo di disabili con un camper. Sono rimasti per sette giorni lì, a testimoniare, e in attesa di notizie positive. Che però hanno tardato molto ad arrivare", commenta amareggiato.Un banchetto all'angolo di Piazza Venezia. Bandiere colorate, e i lavoratori seduti ad attendere risposte e a spiegare ai passanti le loro ragioni.

I lavoratori, assunti a tempo indeterminato, sono stati licenziati dall'azienda in vista del nuovo appalto. "Tutti, compresi i rappresentanti sindacali, e contro qualsiasi legge" denuncia Basilico. "L'azienda ci ha poi proposto di assumerci nuovamente, ma le condizioni erano sensibilmente cambiate: ci hanno proposto un contratto di cooperativa come soci-lavoratori, precarizzandoci a 850 euro al mese (ne prendevamo più di mille), senza buoni pasto né ferie né malattia. Ah! Per diventare soci, bisogna versare la quota: 250 euro a testa" conclude sarcastico.
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