Economia

Cna, fatturato delle imprese a picco: "40% di chiusure dal 2013"

Dati divulgati questa mattina dall'associazione durante un convegno nella sede di via del Commercio. Rieletto il presidente Erino Colombi a capo della Cna Roma

Un quadro a tinte fosche per l'imprenditoria romana quello delineato questa mattina da Cna, la Confederazione Nazionale Artigianato con un'indagine presentata nella sede di via del Commercio. 

Per il 16,3% delle imprese romane il soddisfacimento degli adempimenti burocratici assorbe in media una quota compresa tra il 10% ed il 15% e per il 15%, tra il 20% e il 25% del lavoro totale. Il 17,5% si dice costretto a dedicare tre mesi l'anno al soddisfacimento degli adempimenti burocratici. 

Senza contare i costi: per il 14,5% gli adempimenti burocratici assorbono una quota del fatturato inferiore al 5% mentre per il 16,2%la burocrazia necessita di oltre il 25%del fatturato totale dell'azienda.

Per un'impresa su due è la tassazione sul reddito (IRPEF, IRES ed IRAP) il fardello che incide di più sulla crescita dell'impresa stessa,mentre per un terzo circa delle imprese a pesare di più sono i contributi sul lavoro. 

La tassazione locale e quella sugli immobili strumentali d'impresa, l'Imu, è meno rilevante per la maggior parte delle imprese intervistate. Molti, secondo quanto emerge dall'indagine della Cna, concordano sulla necessità di diminuire l'IVA e fissare un tetto massimo di prelievo fiscale che non superi un livello posto tra il 30% ed il 40% del reddito prodotto con la consapevolezza che tutti debbano pagare le tasse e che lo Stato debba agire per raggiungere tal fine.

Sempre secondo quanto emerso dall'indagine, per il 21,4% delle imprese del Lazio, tre imprese su dieci chiuderanno nel corso del 2013, mentre per il 18,6% la fine corsa segnerà il destino di cinque imprese su dieci. 

Il 4,1% del campione è catastrofista, prevedendo una chiusura generalizzata: dieci imprese su dieci. In linea di massima, a livello di fiducia, le imprese della provincia di Roma sono leggermente più pessimiste sul futuro (47,7%) rispetto alla media del totale delle imprese del Lazio (43,6%). 

IL CREDITO - A pesare sulla crisi è ancora il problema della stretta sul credito. Secondo l'indagine della Cna, circa quindici imprese su cento che un anno e mezzo fa avevano un prestito, oggi non ce l'hanno più: nella prima parte dell'anno, il 29,3% delle Pmi ha dovuto far fronte a una riduzione, richiesta di rientro e a una revoca. 

Il credito è sceso costantemente: a fine 2011 aveva credito il 56,8% delle Pmi del territorio, nel 2012 il 49,6%, a inizio 2013 si sfiorava quota 47% (47,3%). E le Pmi che il credito ce l'hanno, fanno sempre più fatica a rimborsarlo: il rapporto tra sofferenze e impieghi è stato a giugno del 13,6%, più o meno in linea con la media nazionale.

Altro dato poco roseo riguarda la cassa integrazione. Le pratiche di CIG trattate a Roma e provincia dall'Area relazioni sindacali contrattualistica e contenziosi della Cna sono aumentate dal 2009 ad oggi dell'86%.

Durante il congresso è stato rieletto il presidente Erino Colombi, per la seconda volta a capo della Cna di Roma. 
"Per una flebile ripresa servirà aspettare il biennio 2014-2015, ma bisogna ripartire dalle piccole e medie imprese. Ci vuole il coraggio, che non ci manca. Oggi abbiamo detto che anche le istituzioni devono avere il loro ruolo e devono iniziare a darci una mano" ha detto il neo-riconfermato presidente della Cna Roma.

"Questo vale per la nostra città e le nostre imprese e credo che il territorio ne possa trarre un grande vantaggio. Noi siamo l'economia del fare, ogni mattina apriamo le nostre botteghe, paghiamo tasse, problemi e burocrazia, perdendo molto tempo che potremmo dedicare al nostro mestiere, per questo serve semplificazione. Abbiamo poi fatto riferimento al mondo dei giovani: bisogna creare le premesse perché loro rimangano qui e inizino a ricreare, in maniera nuova, vecchi mestieri e vecchi saperi". 

"Ripresa comunque - ha detto ancora - non vuol dire necessariamente occupazione. Il nostro dovere é quello dell'innovazione, e di affrontare il tema dell'invecchiamento della popolazione che marginalizza i giovani. La ricchezza reale é quella che crea occupazione".

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