Economia

Mense scolastiche a Roma, preoccupa il dato della morosità: non paga un romano su tre

Percentuali più alte si registrano solo a Sassari e a Bari con il 40%. Costi nella media nazionale. I dati da un rapporto di Save the Children

Un'isola felice, ma con qualche ombra. E' questa la fotografia della Capitale che emerge dal rapporto di Save the Children "Non tutti a mensa 2018". Roma è nella media sia per quanto riguarda i costi della mensa, e quindi l'accessibilità, sia per i parametri richiesti. A preoccupare invece è il tasso di morosità pari al 35%, tra i più alti in Italia.

Il rapporto dell'organizzazione internazionale prende in considerazione le spese pro-capite delle famiglie italiane necessarie per l'accesso al servizio mensa scolastica. Ai comuni monitorati è stato richiesto di indicare le tariffe minime, massime, le variazioni degli ultimi anni, nonché delle simulazioni. Il paramentro tenuto in considerazione è l'Isee, Indicatore della situazione economica equivalente, e i dati sono forniti per due tipologie di famiglie composte entrambe da due genitori e un figlio: l’una con Isee 5.000, l’altra con Isee 20.000.

A Roma si va da una tariffa minima di 1,5 euro a una massima di 4 euro a pasto, tariffe rimaste invariate sin dal 2014 e che si collocano perfettamente all'interno della media italiana in cui si registra ad esempio, in relazione allo stesso parametro una tariffa minima di 0,3centesimi a Palermo e di 6 euro a Rimini.

Il dato che lascia perplessi è  la percentuale di morosità in relazione al pagamento del servizio mensa che nella capitale è del 35%, percentuali più alte si registrano solo a Sassari e a Bari con il 40%. Questo significa che  una famiglia su tre non paga. Spiega Save The Children contattata da RomaToday: "Il Comune di Roma ne affida la gestione a una società di recupero crediti in luogo della pratica di esclusione dalla refezione dei bambini figli di famiglie indigenti, di cui si registrano precedenti nei vicini comuni di Frosinone e Monte Compatri".

L'unica possibilità di attingere a una forma di  esenzione dal pagamento del servizio prevista dal comune di Roma è in relazione alla fascia Isee e il discriminante per accedere alle riduzioni e restrizioni per la Capitale è esclusivamente la residenza all'interno del comune.

Disparità enormi per le medesime fasce di reddito, questo il dato certo che emerge dalla relazione. A ben vedere Roma si colloca in una posizione mediana circa i dati raccolti  per i comuni italiani in termini di investimento di fondi da parte del comune quanto di compartecipazione richiesta alle famiglie.

In linea generale, rispetto allo scorso anno, il quadro che emerge è preoccupante e sottolinea alcuni peggioramenti: in 9 regioni italiane oltre il 50% degli alunni, più di 1 bambino su 2, non ha la possibilità di accedere al servizio mensa; inoltre si registra un tendenziale peggioramento in quasi tutte le regioni di 1-2 punti percentuali. Il divario tra Nord e Sud è sempre più ampio. Nelle regioni insulari e del Meridione si registra il numero più alto di alunni che non usufruiscono della refezione scolastica: Sicilia (81,05%), Molise (80,29%), Puglia (74,11%), Campania (66,64%), Calabria (63,78%), Abruzzo (60,81%) e Sardegna (51,96%).

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