Domenica, 13 Giugno 2021
Economia

Dal futuro digitale al welfare: il Congresso nazionale di Confprofessioni è '4.0'

Titolo dell'evento: "Il professionista 4.0. L'evoluzione delle competenze tra normativa e mercato"

"Il professionista 4.0. L'evoluzione delle competenze tra normativa e mercato". E' dietro questo titolo che oggi, presso l'Auditorium Antoniano di viale Manzoni 1, si è aperto il Congresso Nazionale di Confprofessioni. Tanti i temi che sono stati affrontati nel corso di diverse sessioni di lavoro alle quali hanno preso parte esponenti politici e del mondo professionale: dal Jobs act del lavoro autonomo all'equo compenso alla sfida delle innovazioni digitali; dal welfare ai fondi europei.

Il rapporto professioni

In apertura è stato presentato il “Rapporto 2017 sulle libere professioni in Italia”, curato dall'Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, illustrato dal sociologo e politologo, Paolo Feltrin, intervistato da Maria Carla De Cesari, giornalista del Sole 24 ore. Un rapporto dal quale è emerso che in Italia, il Paese con il maggior numero di liberi professionisti, il settore è più vivo che mai. Gli iscritti a un albo professionale superano la quota di 1,4 milioni e costituiscono il 5% delle forze lavoro in Italia e il 25% del complesso del lavoro indipendente, in crescita nonostante la crisi. L'indagine fotografa una realtà in continuo movimento, dove emergono profonde diversità territoriali, generazionali e reddituali. A livello regionale il divario territoriale è rilevante e sono le regioni del Nord a mostrare la maggior densità di professionisti: si passa da 30 professionisti per mille abitanti in Emilia Romagna a 14 in Calabria.

Il Rapporto registra un marcato gap di genere, dove prevale la componente maschile: due terzi dei professionisti sono infatti uomini. Sul fronte reddituale, tra il 2011 e il 2015 il fatturato complessivo dei liberi professionisti risulta in tendenziale crescita, così come il suo contributo sul Pil nazionale. Ha spiegato Feltrin: "Le profonde differenze tra Nord e Sud, il gap di genere e il “precariato” dei giovani, la significativa contrazione dei redditi (-20% in dieci anni) sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno socio-economico, spesso sottovalutato dalla politica ma che incide profondamente nei meccanismi della crescita economica e dell'occupazione del nostro Paese".

La relazione del presidente

Il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, nel corso della relazione introduttiva, ha spiegato: "L’idea di dar vita ad un Osservatorio è nata dalla necessità di conoscere meglio e approfondire il mondo delle libere professioni che, al di là dei numeri rilevanti che conosciamo, rappresenta il 12.5% del Pil, ma non è mai stato studiato a fondo, o quantomeno a sufficienza, nelle sue molteplici sfaccettature. È un settore dinamico, in continuo cambiamento soggetto alle numerose sfide di un mercato sempre più aperto, competitivo e globalizzato". Il compito di Confprofessioni, "non può essere solo quello di tutelare gli interessi di oggi ma soprattutto quelli di domani e quindi proiettarsi in un arco temporale di medio periodo". In primavera, ha annunciato, "presenteremo un manifesto del professionista 4.0 che vuol essere un insieme di proposte e richieste da presentare al Governo e alla Società civile".  

Il futuro digitale

Ampio spazio ha trovato anche il 'futuro digitale'. E per sottolinearne l'importanza, in cantiere c'è "un percorso progettuale con le singole associazioni e territori di Confprofessioni che si estenderà per i primi mesi del 2018 e che produrrà un posizionamento su impresa 4.0 e un contributo specifico dei professionisti al Codice di Amministrazione Digitale" ha spiegato Andrea Granelli, Consigliere per l'innovazione di Confprofessioni. "La scelta dell’appellativo 4.0 non è casuale e vuole ribadire l’adesione piena di Confprofessioni all’ambizioso ma necessario piano del Governo che vede le misure su “impresa 4.0”, sull’agenda digitale, sulle Smart Cities e il Team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio come tasselli di un’unica e fondamentale iniziativa". 

L'uso dei fondi europei

E ancora, si è discusso attorno al tema dell'utilizzo "dei fondi europei a metà settennato". Un pacchetto, quello della programmazione 2014-2020, da 1.000 miliardi di euro destinati a tutti gli Stati Membri. I fondi strutturali europei per l’Italia ammontano a 132 miliardi per l’intero periodo 2014-2020, che includono 44 miliardi provenienti dal bilancio EU e 88 miliardi dai fondi provenienti dal bilancio dello stato. L’Italia, il dato emerso, è lo stato europeo che ha avuto il maggiore finanziamento nella programmazione dei fondi strutturali 2020, ma presenta tra i più bassi tassi di utilizzo pari al 2,4%. Nel 2014, Parlamento, Commissione europea e Comitato economico e sociale europeo sono tornati a valorizzare le libere professioni considerate il settore economico che più di altri può contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2020 in termini di occupazione, competitività, sostenibilità. Tuttavia, non sembra sia bastato equiparare le libere professioni alle piccole imprese perché l’accesso ai fondi per i professionisti resta ancora un miraggio. 

Gli interventi

In apertura dei lavori, la relazione del presidente Stella è stata seguita dagli interventi di Pier Paolo Baretta, sottosegretario del ministero dell'Economia; di Federica Chiavaroli, sottosegretario del ministero della Giustizia; di Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato; di Mariastella Gelmini, componente della Commissione Affari sociali della Camera. La prima sessione dei lavori è stata incentrata sul tema “Dal Jobs act all'equo compenso: la legislazione per il comparto professionale” e ha visto la partecipazione di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera; di Chiara Gribaudo, responsabile Lavoro del Pd; di Andrea Mandelli, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato e responsabile dei rapporti con le professioni di Forza Italia; e di Walter Rizzetto, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera.

Il tema "liberi professionisti protagonisti nel futuro digitale” è stato discuss  con gli interventi di Guido Scorza, componente del Team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio; di Ernesto Somma, capo di Gabinetto del ministero per lo Sviluppo economico; di Cosimo Acconto del Mit – Massachusetts Institute of Technology. Al tavolo, moderato da Andrea Granelli, consigliere per l'innovazione di Confprofessioni, si alterneranno anche le testimonianze di Leanus, Medys, Cisco e Zucchetti. Nella sessione pomeridiana, spazio al “Welfare per i professionisti”, dove sono intervenuti Maurizio Del Conte, presidente Anpal; Walter Anedda, presidente della Cassa dei dottori commercialisti; Nunzia Catalfo, vicepresidente della Commissione Lavoro del Senato; Valentina Paris, responsabile Attività produttive del Pd; Leonardo Pascazio, delegato Lavoro di Confprofessioni e Luca De Gregorio, direttore Cadiprof.

A seguire “I politici a tu per tu con i professionisti” dove il giornalista Franco Di Mare ha intervistato Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera; Cinzia Bonfrisco della Commissione Finanze del Senato; Antonio De Poli della Commissione industria del Senato; Simona Vicari della Commissione Bilancio del Senato e Guido Guidesi della Commissione Bilancio della Camera.

Conclusione dei lavori con la tavola rotonda “L'utilizzo dei fondi europei a metà settennato” dove Andrea Dili, Coordinatore dell'Assemblea dei presidenti delle Delegazioni regionali di Confprofessioni, modererà gli interventi di Susanna Pisano, coordinatrice del Desk europeo di Confprofessioni; di Theodoros Koutroubas, direttore generale del Ceplis (Consiglio europeo delle professioni liberali); di Annamaria Canofani dell'Agenzia per la Coesione territoriale; di Daniela Labonia del Dipartimento Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio; e di Michele Baldi, consigliere regionale del Lazio. 

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