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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Monopolio monumentale / Esquilino / Piazza del Colosseo

Biglietterie Colosseo, un monopolio lungo 25 anni. Perché i lavoratori protestano

Dopo vent'anni di proroghe e bandi bocciati la gara per l'affidamento di biglietteria e controllo accessi del Parco Archeologico accende le proteste di dipendenti e sindacati: "150 posti di lavoro a rischio"

Malcontento intorno alla gara per i servizi di biglietteria del Parco Archeologico del Colosseo. Un bando con base d’asta da 20 milioni di euro e durata contrattuale di 48 mesi. Il criterio di aggiudicazione è quello del miglior rapporto qualità prezzo. 

Il bando per la biglietteria del Colosseo

I requisiti di partecipazione, in particolare quelli di capacità tecnica e professionale, prevedono che i concorrenti devono aver eseguito negli ultimi cinque anni uno o più contratti a favore di committenti pubblici o privati per servizi di biglietteria per un numero medio annuo di biglietti emessi pari complessivamente ad almeno 1.000.000. 

Colosseo, un monopolio lungo 25 anni

Una gara che arriva dopo vent’anni di rinnovi e proroghe. Dal 1997 a gestire la biglietteria del Colosseo c’è infatti la CoopCulture, nata dalla fusione (2010) tra il primo concessionario Pierreci e Codess Cultura. Nel mezzo gare ritirate o bocciate dal Consiglio di Stato. Il 28 gennaio scorso Anac, Ministero della Cultura e Consip hanno firmato un protocollo di azione di vigilanza collaborativa chiesto dallo stesso Ministero a fronte - si legge sul sito del MiC - delle criticità nella gestione del servizio biglietteria: “diverse proroghe susseguitesi nel tempo, la connotazione di un mercato di riferimento particolarmente litigioso e il susseguirsi di annullamenti giurisdizionali” di una prima procedura di gara del febbraio 2017 e di una seconda dell’ottobre 2019.

L’intervento dell’Anac

La stessa Anac, con una delibera dell’8 settembre 2021, aveva sottolineato che “il prolungato affidamento in gestione dei servizi del Colosseo in regime di monopolio non fosse coerente ai principi del diritto euro-unitario in materia di contratti pubblici” e aveva invitato il Ministero della Cultura ad adottare ogni iniziativa necessaria per pervenire sollecitamente all’aggiudicazione delle procedure di evidenza pubblica. Da qui la gara pubblicata il 3 ottobre 2022. 

La protesta dei lavoratori del Colosseo

Protestano sindacati e lavoratori della CoopCulture che per un quarto di secolo ha avuto una gestione monopolistica del sito. “Lavoriamo qui da più di vent’anni garantendo apertura, chiusura e fruizione del sito. La permanenza così prolungata - hanno detto i lavoratori in sit in davanti al Colosseo - è dovuta a motivi politici e burocratici di cui non siamo responsabili. Abbiamo atteso fiduciosi questa gara perchè crediamo nella democrazia e nell’alternanza del lavoro, ma adesso sappiamo che non c’è nessun obbligo per chi subentrerà nella gestione del sito di riassorbirci”. 

L’applicazione della clausola sociale

Ed in effetti nei chiarimenti della gara pubblicati da Consip per quanto riguarda il personale attualmente impiegato si legge che l’applicazione della clausola sociale, ossia l'obbligo per l'impresa aggiudicataria che subentra nell'esecuzione del servizio di assicurare i livelli occupazionali tramite l'assunzione del personale già alle dipendenze nell'impresa uscente, “non comporta un indiscriminato e generalizzato dovere di assorbimento dovendo tale obbligo essere armonizzato con l’organizzazione aziendale prescelta dal nuovo affidatario”. Il riassorbimento del personale, specifica Consip, è imponibile nella misura e nei limiti in cui sia compatibile con il fabbisogno richiesto dall’esecuzione del nuovo contratto e con la pianificazione e l’organizzazione definita dal nuovo assuntore. Chi poi sostituirà eventualmente Coopculture dovrà salvaguardare gli stessi livelli retributivi ma la giurisprudenza ha chiarito che dalla clausola sociale “non può derivare un obbligo per l’impresa aggiudicataria di un appalto di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata, nonché alle medesime condizioni, il personale già utilizzato dalla precedente impresa affidataria”.

I lavoratori del Colosseo chiedono revisione bando

“Centocinquanta famiglie si trovano con il rischio di perdere il lavoro” - dicono i dipendenti di Coopculture. “Chiediamo la sospensione della gara o una rivisitazione della stessa in modo che sia garantito il nostro futuro”. 

“Questa procedura di gara è concepita per essere una mera fornitura di personale ed attrezzature svuotata dei contenuti sociali e culturali che monumenti come quelli presenti nel Parco Archeologico del Colosseo dovrebbero assicurare alla collettività” - tuonano Filcams CGIL Roma e Lazio e Fisascat CISL Roma Capitale e Rieti. 

La posizione dei sindacati 

“Questo scenario fosco è aggravato dal fatto che dai documenti di gara emerge come la stessa sia concepita al ribasso, con solamente il 5% circa dell’importo destinato a postazioni di biglietteria nelle quali siano fisicamente impiegati i lavoratori, molti dei quali presenti sul servizio da lungo tempo in virtù delle proroghe concesse all’attuale concessionario”. Un quadro, per i sindacati, di impoverimento culturale e grande incertezza lavorativa: oltre alla difficoltà del personale delle biglietterie e controllo accessi, ci sono pure le criticità relative ai comparti rimasti fuori dalla gara come la didattica ed il call center. La direzione del Parco Archeologico del Colosseo tace. in merito al destino di tutti gli altri comparti non inclusi nella gara, quali la didattica ed il call center. Silenzio nei confronti dei lavoratori anche dalla Società Cooperativa Culture: “Non solo non fornisce risposte ai lavoratori, molti dei quali sono soci e hanno dunque concorso alla stabilità economica della cooperativa, ma come dalla stessa comunicato alle in occasione dell’ultimo tavolo sindacale, ha ritenuto di inserire nell’offerta presentata ai fini della partecipazione alla gara Consip una pianta organica sovradimensionata di fatto rispetto al personale effettivamente impiegato presso i siti del Parco. Riteniamo - concludono i sindacati - sconsiderata ed azzardata questa modalità che rischia di aggravare un quadro profondamente incerto e segnato da un generale impoverimento delle condizioni retributive dei lavoratori”. 
 

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