Cup, tavolo in regione sul cambio appalto: Cisl e Uil sospendono il presidio, Cgil mantiene la protesta

La mobilitazione è in programma per lunedì 3 settembre davanti alla sede della Regione Lazio

Per i circa duemila lavoratori del Centro unico prenotazione e dei servizi amministrativi della sanità del Lazio alle prese con il cambio di appalto c’è un primo accordo tra i sindacati e la Regione. Il presidio indetto per lunedì 3 settembre sotto alle finestre della sede della Giunta di Zingaretti a Garbatella però resta, seppur ‘depotenziato’, con una parte dei sindacati che ha deciso di congelare la mobilitazione in attesa di capire i frutti della trattativa. L’incontro con gli assessori al Lavoro e alla Sanità, Claudio Di Berardino e Alessio D’Amato, inizialmente previsto per il 10 settembre, è stato anticipato a ieri. Al tavolo si sono seduti le segreterie regionali di Cgil, Cisl, Uil; quelle di categoria, sempre di Roma e Lazio, Cisl-Fp, Fisascat-Cisl, Uil-Fpl, Uil-Trasporti e Filcams Cgil, Fp Cgil. Al termine dell’incontro solo Cisl e Uil hanno firmato il verbale optando per la sospensione del presidio di lunedì mentre Cgil ha confermato la mobilitazione.

“La Regione ha risposto alle nostre richieste confermando l’apertura a comporre nel brevissimo periodo, una decina di giorni, una commissione tecnica per affrontare e risolvere le problematiche che fino ad oggi hanno impedito di applicare gli accordi approvati in precedenza” spiega a Romatoday Roberto Chierchia, segretario regionale della Cisl Fp del Lazio. “Accordi nati dal fatto che già al momento della pubblicazione della gara nel 2015 avevamo previsto che non si sarebbe riusciti a mantenere i livelli occupazionali e salariali. In questo senso, la Regione si era impegnata a implementare una serie di servizi innovativi per evitare questi esiti”.

Proteste per i lavoratori Cup: "Stipendi decurtati di 200 euro"

La nuova gara, pubblicata nel 2015 e assegnata nel 2017, sarebbe dovuta partire dal 1 settembre (operativamente lunedì 3) con il subentro vero e proprio delle società vincitrici. Non presenta clausole sociali, ad esclusione delle categorie svantaggiate, e restringe l’importo complessivo dei finanziamenti per l’erogazione dei servizi, e di conseguenza del monte ore. Risultato: un taglio di stipendio di circa 200 euro a lavoratore con disomogeneità nel rinnovo dei contratti, con lavoratori che passano da quelli del commercio a ‘multiservizi’ fino alla perdita degli scatti di anzianità.

“Abbiamo preteso e ottenuto l’istituzione di un gruppo di lavoro composto da Regione Lazio e sindacati firmatari del verbale per elaborare in brevissimo tempo una proposta tecnica” spiegano in una nota i segretari generali Paolo Terrinoni (Cisl Lazio), Alberto Civica (Uil Roma e Lazio), Roberto Chierchia (Cisl-Fp Lazio), Sandro Bernardini (Uil-Fpl Roma e Lazio), Carlo Costantini (Fisascat-Cisl Lazio), Simona Rossitto (Uil-Trasporti Roma e Lazio). “Contemporaneamente la Regione si è impegnata a bloccare le procedure di cambio appalto di tutti i lotti fino alla conclusione del lavoro tecnico, così come le azioni unilaterali degli enti subentranti. Inoltre, verranno da subito attivati tavoli di confronto con le aziende sanitarie e gli enti gestori per rendere omogenei i trattamenti economici dei lavoratori che hanno già sottoscritto contratti individuali a partire dalla Asl Roma 1”. Per questo le confederazioni e le categorie di Cisl Lazio e Uil Roma e Lazio, “mantenendo aperto lo stato di agitazione, sospendono il presidio previsto per il 3 settembre”.

Una strada diversa è stata intrapresa invece dalla Cgil che ha deciso di non firmare l’accordo e di mantenere la mobilitazione di lunedì. “Pur registrando un avanzamento rispetto ai problemi di omogeneizzazione dei trattamenti salariali, di salvaguardia occupazionale e di coinvolgimento, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro congiunto, delle Aziende Sanitarie, la Cgil, la Funzione pubblica e la Filcams hanno ritenuto necessario mantenere le iniziative già organizzate per il 3 settembre” si legge in una nota.

“Abbiamo deciso di non sottoscrivere l’accordo perché il percorso individuato, che sconta i ritardi della Regione, ad oggi non contiene le garanzie già definite negli accordi precedenti e di fatto mai applicate” spiega a Romatoday Cristina Compagno, responsabile Terzo Settore della Fp Cgil di Roma e del Lazio. “Da lunedì contiamo di definire al meglio le soluzioni e le risorse per dare vita a questi accordi. Lo faremo con i lavoratori in piazza: il mandato che ci è stato dato dai lavoratori nel corso di assemblee molto partecipate è quello di passare attraverso la mobilitazione. Per questo lunedì, con i lavoratori in piazza, decideremo insieme come continuare. Noi, naturalmente, siamo disponibili al confronto”.

A mobilitarsi nei giorni scorsi ci sono stati anche i lavoratori aderenti all’Unione sindacale di base, che lunedì 27 agosto hanno occupato la sede regionale. “La regione, a seguito della nostra azione, ha ricevuto una delegazione composta da 2 referenti Usb e 6 lavoratori” si legge in una nota. “Nell’ incontro Usb ha richiesto una proroga tecnica di almeno 30 giorni che dia più tempo a trovare soluzioni valide e la convocazione di un tavolo con tutte le parti interessate dal cambio appalto al fine di garantire i livelli occupazionali e retributivi per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Questa situazione” conclude il sindacato “conferma quello che Usb dice da anni e cioè che è arrivato il momento di reinternalizzare tutti gli appalti e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale”.

All'attacco sul punto anche il Movimento cinque stelle regionale: "Chiediamo quali siano gli interventi urgenti in atto per scongiurare il licenziamento dei lavoratori durante il cambio appalto dei servizi Cup, sia per le società aggiudicatarie e sia per le cooperative che hanno perso l’appalto" scrivono i consiglieri pentastellati Davide Barillari e Loreto Marcelli in un'interrogazione al Consiglio regionale del Lazio. Poi l'ulteriore richiesta: "Inserire in tutti i futuri bandi di gara clausole etico/sociali per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e a tutela dei livelli occupazionali, e conseguentemente avviare un percorso di reinternalizzazione graduale dei servizi sanitari e non sanitari della Regione Lazio".

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