Bplus, i dipendenti: "300 licenziamenti senza un perchè"

Lettera aperta dei dipendenti. "A rischio anche migliaia di posti di lavoro nell'indotto. 6 Miliardi di euro versati all'erario non più garantiti"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Dopo il presidio pacifico organizzato ieri sotto le finestre della prefettura di Roma, i dipendenti della Bplus pubblicano oggi una lettera aperta per tornare a denunciare i loro diritti di lavoratori, nel mezzo della bufera che da giorni vede coinvolta la loro società in relazione alla revoca della cessione ricevuta a mezzo informativa da parte dell'Aams.

"Per ragioni che non riusciamo a comprendere, con questa informativa si impedisce di fatto alla nostra società di continuare la sua attività, a differenza di tutti gli altri concessionari aggiudicatari. Ne si comprendono i motivi per cui la Giustizia Amministrativa non abbia concesso la sospensiva al ritiro della licenza da parte di Aams tenendo conto degli interessi di  noi lavoratori" - si legge scorrendo tra le righe. "Tutto ciò sta rapidamente portando alla distruzione dei nostri posti di lavoro, e rischia di lasciarci in mezzo alla strada impedendoci di poter assicurare alle nostre famiglie quell'esistenza libera e dignitosa che il diritto al lavoro - costituzionalmente tutelato - dovrebbe garantire, alimentando la generale crisi occupazionale".

I 300 lavoratori coinvolti chiedono quindi che tutte le Autorità Istituzionali competenti esaminino la vicenda con attenzione e auspicano "pertanto un sereno riesame della pratica da parte del Prefetto di Roma, poiché riteniamo che in danno di Bplus e soprattutto di noi lavoratori, abbia pesato probabilmente più che le circostanze reali e concrete, il clamore mediatico che si è venuto a creare intorno a questa vicenda". E concludono così la loro lettera aperta: "Pensiamo che, anche in considerazione del grave stato di crisi in cui versa il nostro Paese, sia necessario valutare con la necessaria ponderazione e proporzionalità ogni decisione che comporterebbe il sacrificio di centinaia di dipendenti e migliaia di lavoratori nell'indotto".

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