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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Economia

La Regione Lazio pubblica il bando vigilantes da 90 milioni e scoppia la polemica

Verranno affidati i servizi di vigilanza armata e guardiania per le amministrazioni del territorio regionale

Quasi 90 milioni di euro in quattro anni. Tanto vale l’affidamento dei “servizi di vigilanza armata e guardiania per le amministrazioni del territorio” della Regione Lazio. La Pisana ha indetto una gara, a procedura aperta, per garantire la sicurezza all’interno dei municipi di Roma e di tutte le altre amministrazioni comunali del territorio.

Si tratta, tra l’altro, di uno stanziamento economico importante che ha già fatto scattare le proteste delle opposizioni. A pochi mesi dalle elezioni regionali, infatti, questa iniziativa della maggioranza uscente sembra essere, per il centrodestra, un modo per cercare di trovare consensi in vista delle imminenti votazioni.

Vigilanza armata

La gara è divisa in sette lotti. I primi cinque riguardano il servizio di vigilanza armata mentre gli altri due quello di guardiania. I servizi di vigilanza armata previsti nell’appalto sono divisi in sei categorie. C’è la vigilanza armata fissa, diurna e notturna, con piantonamento dei luoghi da monitorare. Inoltre, nell’appalto è prevista anche la vigilanza ispettiva esterna e interna, con ronde effettuate tramite pattuglia mobile. Nei servizi sono compresi anche la telesorveglianza e televigilanza con pronto intervento, il trasporto valori ed il servizio di manutenzione degli impianti di vigilanza.

Servizio guardiania

Questo servizio consiste nella “semplice” presenza di addetti alla sicurezza all’ingresso degli edifici delle amministrazioni. Tra le attività che dovranno svolgere le guardie giurate c’è, in particolare, quella di gestione del controllo dei flussi in entrata e in uscita, registrando le persone che si recano presso quei luoghi. Sono previste anche attività di reception e di front office, di ricezione e smistamento della posta fino alla gestione delle misure di sicurezza.

Durata e scadenza

Ci sono due fattori che stanno facendo molto discutere in merito al bando vigilantes. La prima riguarda la data entro la quale bisognerà presentare le domande di partecipazione, fissata per il 7 febbraio alle ore 16, cinque giorni prima delle elezioni. Ancor più singolare, però, è la data di apertura delle offerte, fissata per il giorno dopo, l’8 febbraio, alle ore 10:00. Una fretta che, ovviamente, le opposizioni non hanno mancato di sottolineare.

Per quanto concerne la durata dell’affidamento, lo stanziamento dei 90 milioni di euro è pensato su una base quadriennale. Nell’appalto, però, si legge che “la durata della convenzione, escluse le eventuali opzioni, è di 24 mesi decorrenti dalla data di stipula della stessa”. Si specifica, poi, che per durata della convenzione si intende “il periodo entro il quale le amministrazioni contraenti possono emettere un contratto / ordinativo di fornitura con il fornitore. I contratti / ordinativi di fornitura avranno una durata di 48 mesi dall’emissione degli stessi”. Si sottolinea, inoltre, che se alla scadenza dei 24 mesi “non sia esaurito l’importo massimo spendibile” previsto per ogni lotto, la convenzione “potrà essere rinnovata fino ad ulteriori 12 (dodici) mesi”.  Insomma, la convenzione dovrebbe durare 24 mesi, prorogabili di 12 ma non potrà durare più di 48. Un aspetto del  bando che sta facendo riflettere, e non poco, le aziende che vorrebbero parteciparvi.

Bandi fuori tempo massimo

Assolutamente contrario a questa iniziativa della Pisana il consigliere regionale di FdI, Giancarlo Righini: “Senza rispetto per le istituzioni, gli ex governanti del Lazio PD- M5Stelle continuano a fare bandi fuori tempo massimo – scrive in un nota - non si placa la frenesia dell’ex giunta Zingaretti di elargire opportunità di profitto e posti di lavoro con appalti pasticciati e suscettibili di essere “interpretati”, nel disperato tentativo di recuperare consensi. Scritto male, pieno di incongruenze e imprecisioni, questo bando non sembra corrispondere ai dettami del Codice degli Appalti, né alle linee guida dell’Anac ed è certamente carente in termini di trasparenza, dato che le richieste dell'ente Regione al potenziale appaltatore sono assolutamente generiche sia in merito ai requisiti aziendali necessari, che alle risorse umane da impiegare”. Righini ha assicurato che il bando sarà “oggetto di puntuali verifiche da parte della nuova amministrazione regionale” ma intanto ha chiesto che venga revocato.

"Non si ferma la corsa del PD a elargire nomine, posti di lavoro, fondi e appalti entro le prossime elezioni – scrivono, in una nota congiunta, Tony Bruognolo, segretario politico della Lega provincia di Roma Sud, e Fabrizio Santori, capogruppo della Lega al comune di Roma - l'ultimo caso, in ordine di tempo, è la gara d'appalto bandita per il servizio di sicurezza privata su cui vogliamo sia fatta luce. La gara incidentalmente scade 5 giorni prima delle elezioni del prossimo 12 febbraio ed è stata bandita per la modica somma di circa 90milioni di euro. Se questo non bastasse per far indignare cittadini e addetti ai lavori aggiungiamo che il bando di gara, come denunciato dal segretario nazionale del SAVIP, è vago, impreciso e rischioso per le società che vi parteciperanno, poiché i servizi richiesti sono estremamente nebulosi, probabilmente per favorire qualcuno già indicato? Per la fretta di 'guadagnare' consensi il PD continua a inanellare una serie iniziative nocive per il futuro della Regione. Il tutto, ricordiamolo sempre, in regime di ordinaria amministrazione”.  

Rischi e disagi per i lavoratori

Sulle barricate anche il Sindacato Autonomo Vigilanza Privata che, per bocca del presidente, Vincenzo Del Vicario, boccia completamente il bando: "La Regione Lazio conferma ancora una volta di non aver chiaro non solo come si controlla l'esecuzione di un contratto di sicurezza privata ma, ancor prima, come se ne bandisce la gara. E questo è foriero di rischi e disagi non solo per gli imprenditori ma soprattutto per i lavoratori. Il recente appalto per 88,5 milioni di euro, le cui offerte saranno note l’8 febbraio 2023, pochi giorni prima delle prossime elezioni, ne è un chiaro esempio.  Le imprese dovranno partecipare effettuando "ribassi al buio", senza poter dimensionare adeguatamente i costi. Le prestazioni da rendere, infatti, restano del tutto oscure, soprattutto per quanto riguarda il lavoro delle guardie giurate. Da ciò conseguirà inevitabilmente che, nella mancanza di controlli, come è avvenuto in passato, i lavoratori che, in ragione del cambio di appalti, transiteranno da un'azienda all'altra saranno privati di livelli, scatti d'anzianità e altri benefici. Un vero far west si profila – conclude Del Vicario - nel quale sarà assai difficile, se non impossibile, far rispettare le regole. E allora una domanda sorge spontanea: forse appalti e capitolati di  servizi e beni così sgangherati, alla fine, sono funzionali all'interesse di qualcuno?”

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