Sabato, 31 Luglio 2021
Economia Garbatella

Lavoratori Fonspa a rischio: storia di una banca che non fa il proprio lavoro

Centosessanta posti di lavoro a rischio, ma non per colpa della crisi: la proprietà Morgan Stanley ha messo in vendita la banca, ma l'ha svuotata del suo valore maggiore, le cartolarizzazioni, rendendola inapettibile sul mercato. Nessuno la compra e il rischio è che chiuda

Centosessanta persone rischiano il posto di lavoro. La loro banca, la Fonspa (il Credito Fondiario), la cui unica sede è a Roma in Largo Angelo Fochetti, rischia seriamente di chiudere i battenti. Alla base di tutto non c'è la crisi economica, ma scelte rivelatesi sbagliate da parte della proprietà della banca: la Morgan Stanley, banca americana che nel 2001 ha rilevato il Fondo da COMIT (oggi Banca Intesa) e CREDIT-BANCO DI ROMA (oggi Unicredito).

Nel corso di questa settimana i lavoratori della banca si sono resi protagonisti dell'ennesima protesta per chiedere trasparenza alla Morgan Stanley. Due giorni di presidio sotto la sede dell'Abi a Roma per spiegare ai cittadini i motivi della loro protesta.

Due giorni intensi, in cui i lavoratori dell'istituto di Largo Angelo Fochetti, hanno ancora una volta chiesto chiarezza a Morgan Stanley che in questi mesi si è mostrata piuttosto latitante nei confronti dei lavoratori.

A riassumerci la vicenda dei lavoratori  ci pensa  Gianni Silvestri della FISAC Cgil di Roma e Lazio.

Dottor Silvestri, la vicenda Fonspa è legata all'attuale crisi internazionale?

Non direttamente. Sicuramente il cattivo momento delle banche non aiuta, ma paradossalmente il Fonspa ora come ora dovrebbe lavorare più di altre banche, essendo una banca che eroga credito alle aziende. E tutti sappiamo bene quanto le aziende italiane oggi hanno bisogno di credito.

Quindi da dove nasce la crisi della Fonspa?

E' un discorso complesso, che cercherò di spiegare in modo estremamente sintetico. La crisi attuale nasce da alcune scelte sbagliate della proprietà, l'americana Morgan Stanley, che nel 2001 ha rilevato la banca e tutti i suoi mutui. La banca americana aveva infatti deciso di lanciarsi nel mercato dei mutui europei. Col tempo però i volumi d'affari non si sono rivelati quelli che ci si era prefissi e la proprietà ha deciso così di mettere in vendita la banca. Per farlo però si è voluto alleggerire la struttura di tutte le cartolarizzazioni e si è cominciato così a vendere mutui alle altre banche. Il risultato è stato quello di svuotare il Fonspa di tutto il suo core business, ovvero quello della concessione dei crediti alle imprese e al settore edilizio.

La banca è stata però venduta?


No, perché il Fonspa è stato per così dire prosciugato. E questo avrà ripercussioni anche nel momento in cui la banca si riuscirà a venderla.

In che senso?

Ammesso che si riesca a trovare un compratore, per l'attuale volume d'affari presente all'interno della banca qualsiasi nuova proprietà si accorgerebbe che si tratta di una struttura sovradimensionata e procederà a tagli.

Se la banca chiude, quante persone rischiano il posto di lavoro?

Centosessanta, tutte inquadrate con contratto Abi. Molti sono quadri e molto avanti con l'età e di conseguenza difficilmente ricollocabili. Fra l'altro, laddove ci fosse licenziamenti solo in 20 potrebbero avere accesso agli ammortizzatori sociali.

Come se ne esce?

La soluzione è vendere la banca oppure tornare a fare a pieno il lavoro del Fonspa, ovvero quello di concedere credito. Questa vicenda è emblematica della crisi attuale: c'è bisogno di banche che concedano crediti, ma queste banche preferiscono chiudere i battenti, piuttosto che fare il proprio lavoro che è quello di aiutare le imprese. Il risultato di questa contraddizione, portato alle estreme conseguenze, è che centosessanta persone rischiano di finire per strada e che molte altre, perché le loro aziende non son state finanziate, faranno la stessa fine.
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