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Bambin Gesù, "Un bambino su 5 con problemi respiratori è vittima del fumo passivo"

L'ospedale ha bandito la sigaretta dal 2012 e ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta ai genitori. Il 31 maggio la 'Giornata mondiale senza tabacco'

Un bambino su 5 tra quanti accedono agli ambulatori per problemi respiratori manifesta problemi legati al fumo di sigaretta passivo. E' quanto emerge dal Reparto di Broncopneumologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Quello del tabagismo è dunque un fenomeno che comporta seri rischi per la salute. E a ogni età. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha perciò istituito, a partire dal 1988, la 'Giornata mondiale senza tabacco'. Questa si celebra in tutto il mondo il 31 maggio.

CORRELAZIONE TRA FUMO E MALATTIE - Una serie di studi ha dimostrato infatti che esiste una correlazione tra il fumo di sigaretta e numerose malattie. Siano esse respiratorie, cardiovascolari, digestive o del sistema riproduttivo. Tra queste figurano asma, bronchite cronica ostruttiva, infarto e angina del cuore, ictus oltre al tumore del polmone.

IL FUMO PASSIVO - Complice dei rischi non solo il fumo attivo, ma anche quello passivo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i circa 1,2 miliardi di fumatori adulti presenti producono fumo ambientale a cui sono esposti circa la metà dei bambini.

I BAMBINI - Studi eseguiti in Italia, hanno dimostrato inoltre che il 52% dei piccoli al secondo anno di vita è abitualmente sottoposto al fumo passivo. Il 38% degli esposti ha invece almeno un genitore che fuma in casa. Riguardo l'esposizione al fumo nelle famiglie italiane, invece, gli ultimi dati Istat disponibili riportano che il 49% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni è figlio di almeno un genitore fumatore. Il 12% ha entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su 5 ha poi una madre fumatrice.

IL FUMO ATTIVO - Per quel che riguarda il fumo attivo invece l'inizio precoce, quindi prima dei 14 anni, è più frequente tra gli uomini. Lo conferma sempre l'Istat. Il 6% di loro ha cominciato prima del quattordicesimo anno d'età. Per le donne il dato scende al 3,7%.

IL FUMO DI TERZA MANO - "Accanto al fumo attivo e passivo, di 'prima' e 'seconda mano'", spiega Renato Cutrera, responsabile dell'Unità di Bronco-Pneumologia del Bambino Gesù, "esiste anche quello di 'terza mano': vale a dire quello di cui si impregnano gli abiti del fumatore. E' il caso di una madre che si accende una sigaretta sul balcone di casa, così da non viziare l'ambiente domestico. Lì per lì evita l'inquinamento 'passivo', ma poi rientra nell'appartamento con i vestiti impregnati, prende in braccio il suo bambino e gli fa comunque respirare sostanze tossiche. Non è così semplice cercare di sensibilizzare le famiglie anche nei confronti di quest'ultimo aspetto".

IL FUMO IN GRAVIDANZA - L'allerta deve essere massima anche per il fumo in gravidanza. "E' dimostrato che in caso di madri fumatrici, il peso del bambino alla nascita è inferiore rispetto a quello dei figli di madri non fumatrici", continua Cutrera.

LA SIDS - Tra i neonati, il fumo passivo si rivela poi anche un importante fattore di rischio della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome). La sindrome meglio conosciuta come la 'morte in culla' è caratterizzata dal decesso improvviso e inaspettato di un lattante inferiore all'anno di vita senza cause accertate. Questa si verifica maggiormente nei mesi invernali, quando le malattie virali sono più diffuse. Comunque se si riduce l'esposizione pre e post natale al fumo, si può abbassare in maniera sostanziale il rischio di SIDS. È stato calcolato che l'eliminazione completa del fumo passivo porterebbe a una riduzione di circa un terzo delle morti in culla.

MALATTIA ISCHEMICA CARDIACA - Il tabagismo costituisce un fattore di rischio anche per la malattia ischemica cardiaca. "La cardiopatia ischemica", afferma Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport del Bambino Gesù, "rappresenta la principale causa di morte per malattia cardiovascolare provocata dal tabagismo: 64% negli uomini, 60% nelle donne. Certamente tra i ragazzi l'attività sportiva allontana dal vizio. Può accadere che chi pratica sport a 14 anni, una volta adulto possa essere ugualmente esposto a cardiopatia ischemica se nel tempo è diventato un fumatore abituale. In una ricerca del 2011 pubblicata sulla rivista ufficiale della Società italiana di Tabaccologia (Sitab) è stata studiata l'abitudine al fumo su un campione di mille alunni in Lombardia: a 12 anni il 15% di loro ha sperimentato il fumo di sigaretta e quasi un sesto supera la quota convenzionalmente stabilita (5 pacchetti l'anno) per indicare l'uso abituale. In quinta elementare circa il 5% dei bambini ha provato a fumare (di questi il 60% è maschio)".

LE SIGARETTE ELETTRONICHE - Un'aiuto alla lotta al tabagismo può venire dalle sigarette elettroniche. Il loro utilizzo però deve avvenire sotto il controllo medico e il prodotto deve essere a norma di legge. "Niente 'fai da te'", osserva ancora Cutrera, "il materiale delle cartucce deve essere di provenienza certa e queste non vanno mai lasciate alla portata dei più piccoli. In America, dove il fenomeno si è manifestato prima rispetto all'Italia, sono in aumento i casi di intossicazione da ingestione di queste sostanze".

L'OSPEDALE BAMBIN GESU' - Intanto per ridurre i rischi, presso le sedi dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il fumo di sigaretta è bandito già dal 2012. Anche da tutte le aree all'aperto. E' stata inoltre avviata una campagna permanente di sensibilizzazione rivolta ai genitori.

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