Economia

Ater, in vendita negozi e bar “d'elite” per incassare 23 milioni

Bar come Antonini e Rosati, negozi in viale Jonio, così come pizzerie o profumerie potrebbero essere messe all'asta: la necessità dell'ente è far cassa

Vendere negozi, case e bar, quelli di viale Jonia, di Villa Ada e bar di prestigio come Antinoni: questa la decisione del Cda dell'Ater, soffocato dalle tasse, o meglio, dall'Imu.
Servono soldi e la seconda rata, in arrivo a dicembre, rischia di dare un colpo troppo ben assestato alle finanze dell'ente che cerca di correre ai ripari vendendo parti importantissime del suo patrimonio immobiliare.

L'obiettivo è arrivare a realizzare i 23 milioni di ricavi stimati dalla vendite di questi immobili che si trovano in quartieri e vie di pregio come: via di Villa Ada,  via Nemorense, viale Jonio, via Oslavia, via Sabotino, via Montesanto, via De Calboli, e via Bonaccorsi.
Tra gli inquilini, come riporta Il Messaggero ci sono nomi eccellenti: Antonini (1 milione e 650 mila il valore dei locali di via Sabotino) e Rosati (790 mila, sempre in via Sabotino) ad esempio. Ma anche pizzerie, profumerie, imprese funebri, circoli e associazioni legate più o meno direttamente a consiglieri comunali (Mirko Coratti) e regionali (Enzo Foschi).

L'Unione Inquilini si schiera nettamente contro la decisione del Cda dell'Ater e, in una nota, esprime il suo dissenso verso: “'una operazione destinata ad arricchire solo i ricchi affittuari,e non le casse dell'Ater,tanto piu' fastidiosa perchè non finalizzata a costruire nuove case popolari,ma destinata al ripianamento del debito dell'Ater stesso,cosa di competenza della Regione Lazio.''
Renato Rizzo della segreteria dell'Unione Inquilini di Roma continua: “Riteniamo che qualunque finanziamento ottenuto con la vendita del patrimonio Ater debba essere destinato alle manutenzione di centinaia di immobili attualmente abbandonati e alla costruzione di nuova edilizia residenziale pubblica,vergognosamente bloccata da politiche urbanistiche e politiche antipopolari.
Rimane un punto interrogativo i circa 5000 immobili ad uso commerciale attualmente in affitto e o occupati o sottoutilizzati su cui sembra che l'Ater di Roma non abbia idee.”

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