Almaviva, Zingaretti prova a riaprire la vertenza e va dal Governo

Lo ha spiegato il governatore del Lazio nel corso dell'incontro di ieri con i sindacati. Si lavora anche ad un assegno di disoccupazione

Il flash mob di protesta dei dipendenti Almaviva in piazza Navona (ANSA/GIORGIO ONORATI)

Di fronte ai 1666 licenziamenti seguiti alla chiusura della sede romana di Almaviva Contact il governatore Nicola Zingaretti prova a fare ciò che è già fallito una volta a sindacati e Governo: riaprire la vertenza con la società dei call center. "Non lasceremo soli i lavoratori licenziati di Almaviva. La Regione Lazio è attiva per continuare a chiedere alla società di compiere un atto di grande coraggio e riaprire la vertenza per la riassunzione dei dipendenti" ha affermato al termine della riunione di ieri con i rappresentanti dei lavoratori mentre fuori circa 150 licenziati presidiavano il palazzo della Garbatella.

Nei prossimi giorni il presidente del Lazio incontrerà il Governo per valutare se ci sono i margini per tornare al tavolo. "La consultazione interna dei lavoratori ha dato esito positivo e su questo bisogna scommettere" ha spiegato ancora Zingaretti. La vicenda è complessa e scivolosa. Un po' perché gli ormai ex lavoratori Almaviva hanno già ricevuto le lettere di licenziamento e qualora Zingaretti riuscisse nell'impresa si dovrebbe parlare di riassunzione. Un po' per la mole di disoccupati da ricollocare che potrebbe mettere a dura prova le cosiddette 'politiche attive', soprattutto se ancora da rodare come quella dell'assegno di ricollocazione predisposta dal Jobs Act. 

Il secondo nodo che la Regione metterà al tavolo con il Governo è infatti quella delle politiche attive per facilitare il ritorno nel mondo del lavoro dei 1666 lavoratori disoccupati. Una misura parallela agli ammortizzatori sociali, il Naspi, che per gli ex lavoratori Almaviva potrà durare al massimo 24 mesi e con un progressivo calo dell'importo. L'assegno di disoccupazione in primis, una sorta di voucher da spendere per trovare un nuovo lavoro, per esempio per frequentare corsi di formazione professionale organizzati dai Centri per l'Impiego. Zingaretti ha promesso impegno anche su questo fronte: "Stiamo lavorando affinché oltre all'assegno di disoccupazione siano offerte ai lavoratori tutte le opportunità e le possibilità di formazione e accompagnamento al lavoro".
 
I sindacati attendono i primi risultati del percorso avviato dalla Regione. "E' necessario seguire ogni strada. Se c'è anche solo una possibilità di riaprire il tavolo con Almaviva va provata" il commento del segretario generale Slc Cgil di Roma e del Lazio, Riccardo Sacconi. "In quanto all'assegno di ricollocamento è uno strumento che va ancora 'fasato'. Dobbiamo capire tutte le possibilità che ci offre. Può essere una strada purchè si tratti di progetti credibili e operativi. In questo momento l'unico modo per sanare la profonda ferita che la vicenda Almaviva ha aperto nella Capitale è quello di ridare lavoro a queste persone. E siamo contenti del segnale dato ieri dalla Regione, soprattutto in un momento in cui il tessuto lavorativo romano è sempre più impoverito".  

Zingaretti, quindi, lavora su due fronti. Una scelta che è stata commentata anche dal segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola. "Abbiamo apprezzato che il presidente Zingaretti, nell'incontro di ieri, si sia dichiarato disponibile a impegnarsi per far riaprire la vertenza Almaviva e trovare così una soluzione alternativa ai 1666 licenziamenti. Le sole politiche attive, infatti, potrebbero risolvere il problema a pochissimi lavoratori, lasciando la stragrande maggioranza con in mano l'indennità di disoccupazione e, fra due anni, il nulla" scrive in una nota. Riaprire la vertenza è dunque l'unica soluzione praticabile e per fare ciò è necessario che il Governo si convinca a cambiare le regole del settore, superando le gare al massimo ribasso e ristabilendo una corretta competizione fra le aziende, oggi falsata dagli incentivi alle assunzioni, voluti dal governo Renzi, e dalle delocalizzazioni" conclude annunciando una crescente mobilitazione. 

Soddisfatta verso l'impegno di Zingaretti ma critica sulla possibilità di riaprire la trattativa la Cisl di Roma e Lazio e la Fistel Cisl: "Siamo consapevoli che le sole politiche attive del lavoro non bastano. Ma allo stesso tempo sappiamo che il 22 dicembre la sede di Roma non ha firmato l’accordo dando così il via libera alla chiusura e al conseguente licenziamento dei 1667 lavoratori" scrivono in una nota  in una nota i Segretari Generali della CISL del Lazio, della CISL di Roma Capitale Rieti, della FISTEL CISL Roma e Lazio, Andrea Cuccello, Paolo Terrinoni e Alessandro Faraoni. "Tra le soluzioni è possibile esercitare pressione sull’azienda attraverso l’impugnazione dell’atto di licenziamento dei 1667 lavoratori che potrebbe generare un contenzioso senza precedenti. La CISL propone di creare le condizioni affinché si possano attrarre nuovi investimenti su Roma. Pensiamo ad Amazon, Zte, e di ragionare sull’applicazione delle Clausole Sociali per la commessa INPS considerando che una parte importante del personale Almaviva potrebbe essere riassorbita. In ogni caso non possiamo far finta che il 22 dicembre non sia successo nulla. E questo si, ci rende, nei confronti del governo e dell’azienda, tutti più deboli". 

L'INTERVISTA: "ECCO PERCHE' NON ABBIAMO FIRMATO"

Nel frattempo le rsu romane che nella notte tra il 21 e il 22 dicembre decisero di non firmare l'accordo, diversamente dai colleghi di Napoli, hanno risposto alle parole del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che la scorsa settimana nel corso di un'intervista a Radio Anch'io dichiarò di non aver compreso tale scelta. "Siamo noi a non riuscire a comprendere cosa sia accaduto in quelle “stanze segrete” e come abbiate potuto permettere la divisione di una vertenza aperta su due territori" si legge nella lettera che porta il nome di tutte le rsu sedute al tavolo della trattativa. "Un tema inserito in quella proroga, come Voi amate definirla, il Vice Ministro stessa aveva affermato nelle ore precedenti che non lo avrebbe mai permesso riconoscendo i salari della maggior parte dei colleghi di Almaviva al limite della soglia di povertà". Denunciano ancora le rsu: "La nostra battaglia per la regolamentazione del settore di call center è partita da molto lontano e i vari Governi che si sono succeduti ci hanno sempre fatto grandi promesse ma mai le stesse si sono concretizzate". 

Sabato 21 gennaio i lavoratori, che nel frattempo si sono costituiti nel Comitato 1666 ex Almaviva, che si muove autonomamente dalle vicende sindacali, manifesteranno per le strade di Roma (QUI L'APPELLO). L'appuntamento è alle 15.30 in Piazza della Repubblica. "La nostra lotta va avanti, per conquistare innanzitutto ammortizzatori sociali dignitosi. Ed è una lotta che porteremo avanti tutti uniti perché al di là delle divisioni passate noi ci sentiamo molto vicini". Il messaggio viene mandato "a tutti i lavoratori, disoccupati, studenti che vivono in questo paese: c'è un limite che non vogliamo più superare, perché bisogna fermare a tutti i costi questa corsa al ribasso che sta distruggendo i nostri diritti". 

Il Comitato ha commentato così gli esiti del tavolo di ieri in Regione. "Lunedì sera una delegazione durante il presidio alla Regione ha incontrato l'assessore Valente. Il 20 gennaio governo, sindacato e Regione si incontreranno al Mise per discutere sulle politiche attive e lavorare sugli aspetti tecnici per l'attuazione di tali strumenti. Ricordiamo che prevederebbero percorsi formativi e di reinserimento nel mondo del lavoro. La posizione degli ex lavoratori é che la reintegra nel mondo del lavoro dovrebbe avvenire senza perdita di diritti acquisiti, salariali e di inquadramento". Il problema, per i lavoratori, riguarda tutto il settore: "Si sono posto all'attenzione del ministro gli inutili interventi legislativi del settore e la soluzione che dovrebbe in maniera imprescindibile essere la stabilizzazione del lavoro con il superamento dell'outsourcing e l'internalizzazione nelle case madri".

PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DELLE RSU AL MINISTRO CLICCARE SU CONTINUA

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