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Lunedì, 15 Agosto 2022
Economia Centro Storico

Alitalia, lavoratori Alitalia e Idv in piazza

Dal Quirinale a Palazzo Chigi. Questo il percorso seguito ieri dalla manifestazione dei dipendenti in cassa integrazione di Alitalia, dei precari della scuola e della sanità e supportata da Italia dei Valori

L'hanno chiamato “ramazza day”: il corteo, di un centinaio di persone, era animato da scope e Befane, “per ripulire l'Italia dai condannati e dai bugiardi”

“Berlusconi ha fatto la sua campagna elettorale sull’Alitalia, aiutato dai sindacati collusi”, afferma Roberto Valenti, in cassa integrazione da novembre. “E adesso sono i cittadini ad accollarsi i debiti della compagnia: 172 euro a testa, compresi i figli. Per arricchire le tasche degli imprenditori corsari (16 soci di cui 10 indagati o condannati per truffa e mazzette), che con 10.000 euro a testa si sono comprati la compagnia”. Tutti i dipendenti in cassa integrazione pagati dai cittadini e 10.000 licenziamenti da questo mese: questi i numeri dati oggi alla manifestazione.

“Rimarremmo qui per testimoniare questa vergognosa truffa, e finché non riconquisteremo il nostro posto di lavoro”, spiega Fabio Frati, del personale di terra. “Siamo stati accusati di avere privilegi, eppure siamo i meno pagati d’Europa. Ci appelliamo alla politica romana, assente, e all’opposizione. In tre mesi di vertenza, a parte Italia dei Valori, non abbiamo visto nessuno”.

“A proposito di privilegi: avevamo un servizio di macchine che ci veniva a prendere a fine turno”, commenta Valenti. “Costava 11 milioni di euro all’anno. Di questi, 3 milioni e mezzo li ripagavamo noi lavoratori, e 5 milioni l’Unione Europea con le sovvenzioni per i trasporti collettivi e per l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica. Insomma, dava lavoro a 220 autisti e all’azienda in realtà costava 2 milioni e mezzo. Ora il ‘privilegio’ non c’è più: dal 1 gennaio Alitalia paga 8 milioni di euro all’anno a Benetton per un parcheggio con 400 posti che non dà lavoro a nessuno”.

“Rappresentiamo tutta la sanità della Ciociaria”, spiega una precaria del settore sanità di Anagni. “Nelle cliniche convenzionate si perdono posti di lavoro, e stanno addirittura chiudendo dei reparti. Tagliano tutto, tranne i privilegi dei direttori generali e le consulenze milionarie. Non si sa più come curarsi, la gente è spesso costretta a pagare e addirittura, a volte, ad andare fuori regione”.

“Ci hanno messo in cassa integrazione nel peggiore dei modi”, racconta Roberto Valenti. “A me, ad esempio, è successo questo: ho fatto il turno di novembre, e a fine mese mi sono accorto che sui riposi applicavano la cassa integrazione. Che vuol dire? Naturalmente nessuno me lo ha mai comunicato, né spiegato”, conclude.

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