Alitalia, i dipendenti bocciano l'accordo: anche a Fiumicino stravince il 'no'

Per la compagnia si apre il rischio del commissariamento e della liquidazione. Nello scalo romano avevano diritto al voto 4.400 dipendenti. Montino: "Non disperdere professionalità"

La chiusura del seggio di Fiumicino (ANSA / TELENEWS)

6.816 voti contro. 3.206 a favore. Con il 67% dei voti, ha vinto il 'no' al referendum con cui i dipendenti Alitalia sono stati chiamati ad esprimersi sul 'pre-accordo' per il salvataggio della compagnia di bandiera. Il futuro della società aerea ora è in bilico. Il voto ha aperto la strada del commissariamento con un rischio "concretissimo", per usare le parole del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, di arrivare ad una liquidazione della compagnia. Anche a Fiumicino, dove gli aventi diritto al voto erano 4.400, ha vinto il 'no'. In migliaia a Roma e nel Lazio stanno vivendo queste ore con il fiato sospeso. 

Il Cda della compagnia, in caso di vittoria del sì, aveva messo sul tavolo 2 miliardi di euro per la ricapitalizzazione. Secondo la road map dettata dall'azienda nelle prossime ore, invece, verrà convocato un consiglio di amministrazione durante il quale di potrebbe decidere di deliberare la procedura di amministrazione straordinaria. Tale procedura, introdotta dopo il crack della Parmalat, si applica alle imprese insolventi che abbiano almeno 5mila dipendenti e almeno 300 milioni di debiti. Se il ministro dello sviluppo economico deciderà, per decreto, l'apertura dell'amministrazione straordinaria, il debitore viene immediatamente spossessato nella gestione dell'impresa che viene assunta dal commissario governativo che ha il compito di predisporre entro 180 giorni un programma di ristrutturazione aziendale che può anche sfociare nella cessione di beni aziendali o essere convertita automaticamente in fallimento. Il monito arriva dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che aveva avvertito di come "se l'operazione dovesse fallire tutti i costi finirebbero sullo Stato e si tratta di più di un miliardo di euro".

Nel pre accordo siglato con la mediazione del Governo tra Alitalia e sindacati veniva previsto un piano industriale improntato al taglio dei costi. Per il personale navigante erano infatti previsti scatti di azianità triennali, con il primo a partire dal 2020, un tetto del 25% agli aumenti salariali nel caso di promozioni, applicazione dei livelli retributivi “city liner” per i nuovi assunti indipendentemente dall’aeromobile di impiego, la riduzione di un assistente di volo nei collegamenti a lungo raggio, la riduzione dei riposi annuali da 120 a 108, con un minimo di 7 nel mese, esodi incentivati dei piloti e assistenti di volo, superamento dell’Ivr, Ivia e Ivi per i sistemi retributivi, superamento e riproporzionamento delle fasce di indennità di volo oraria per il personale part time. I licenziamenti previsti a Roma erano oltre 1800.

Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino: "L'ampia partecipazione dei lavoratori al referendum Alitalia, circa il 90 per cento, impone un'attenzione particolare al risultato delle urne. Le prime indicazioni danno in vantaggio il no che sembra prevalere a Fiumicino come a Linate. Indipendentemente da quale sarà il risultato atteso nelle prossime ore, occorrerà rispettare la volontà espressa dalla maggioranza dei lavoratori dell'ex compagnia di bandiera. Per troppo tempo si sono prese decisioni ignorando proprio coloro che devono essere i protagonisti di qualsiasi ipotesi di rilancio dell'azienda. Il Comune di Fiumicino è al loro fianco, anche con proposte concrete, per non disperdere professionalità e competenze. Ora mi auguro che si apra un tavolo con altre istituzioni per una prospettiva seria per Alitalia". 

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