Da Alitalia nuovo colpo per l'occupazione di Fiumicino e Roma: 10.000 lavoratori a rischio

Dopo Almaviva, Sky e Tim, la crisi di Alitalia rappresenterebbe un nuovo duro colpo per l'economia del territorio. Dopo il netto no al 'pre-accordo', si attende di capire il futuro della compagnia di bandiera

Foto Ansa

L'incerto futuro di Alitalia fa tremare l'aeroporto di Fiumicino. Tremano i dipendenti della compagnia di bandiera che, dopo aver rimandato al mittente il pre-accordo 'tagli e rinunce' siglato tra l'azienda e i sindacati, attendono di capire cosa intende fare il Governo. Tremano i lavoratori dell'indotto che una crisi della società aerea porterebbe con sè. Lo scalo Leonardo Da Vinci occupa complessivamente ogni giorno tra i 30 e i 32 mila lavoratori. Alitalia, divisa tra Malpensa e Fiumicino, nell'infrastruttura romana ha costruito il suo hub, arrivando ad occupare circa un terzo del traffico giornaliero. 

Numeri alla mano, Alitalia rappresenta uno dei più importanti asset industriali romani. E dopo quanto accaduto con Almaviva, quanto sta avvenendo con Sky e Tim, rappresenterebbe un nuovo duro colpo per l'economia del territorio. Dei circa 12 mila dipendenti dell'ex compagnia di bandiera, stima la Cgil, oltre 10 mila risiedono a Roma, soprattutto a Ostia e nelle zone di Roma Nord, e a Fiumicino. Senza contare l'indotto, quel personale che fornisce diversi servizi di assisteza a terra, dal carico e scarico bagagli alle pulizie a bordo degli aerei passando per il servizio mensa. Una categoria, questa, dove è frequente il ricorso a contratti a tempo determinato, più esposti alle crisi e con meno garanzie. Sono proprio queste le prime voci che potrebbero essere 'snellite' il più possibile. Nei prossimi mesi, stimano i sindacati, circa 3mila persone potrebbero perdere il lavoro. "Difficile dire con certezza cosa accadrà ora" commenta Eugenio Stanziale, segretario Filt Cgil di Roma e Lazio. "Bisogna capire le conseguenze che avrà il commissariamento, ormai quasi certo, e come deciderà di muoversi la politica". 

"Siamo vicini a tutti i lavoratori e attendiamo la nomina del commissario e il deposito di un piano industriale per capire bene quale sia esattamente l'idea che ha il Governo su queste persone" le parole della sindaca Virginia Raggi. "Noi riteniamo che il lavoro vada tutelato, e lo dice anche la Costituzione". 

Attacca anche il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino: "Non possiamo permetterci che un asset economico come quello rappresentato dalla ex compagnia di bandiera venga lasciato al proprio destino. Non vi è dubbio che tutti i milioni dello Stato spesi in questo lungo periodo siano il segno di una politica folle e sbagliata, penso alla bad company e al piano della cordata berlusconiana dei cosiddetti 'capitani coraggiosi' che hanno portato Alitalia a questo risultato". Per Montino, "non possiamo arrivare al punto di credere che sia meglio farla fallire. Non sarebbe un disastro economico e sociale soltanto per Fiumicino e per la nostra Regione. Ci sono circa 40mila posti di lavoro in gioco e il mantenimento di uno dei più importanti pezzi dell'economia italiana. Il Comune di Fiumicino non ha alcuna intenzione di girare la testa dall'altra parte, ma cercherà fino in fondo di fare la propria parte con proposte in campo e grande responsabilità istituzionale con grande fermezza. Abbandonare al proprio destino Alitalia, i suoi lavoratori e quelli dell'indotto, sarebbe un errore con conseguenze gravissime per tutto il nostro Paese". 

"Avrei preferito un altro esito. Ma se Alitalia si ritrova in crisi profonda per l’ennesima volta negli ultimi anni la responsabilità non è certo dei lavoratori, bensì di una storia complessa, di manager, di vari “capitani coraggiosi” e di piani industriali incapaci di intercettare la crescita della domanda interna di trasporto aereo" le parole del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Ora siamo di fronte ad un dramma che, a questo punto, rischia di trascinare con pesantissime ripercussioni sull’indotto e su tutto il sistema aeroportuale di Roma e del Lazio, migliaia di lavoratori che non hanno alcuna colpa e che incidono, con il costo del lavoro, per una piccola parte sui bilanci della ex compagnia di bandiera. Costi che non giustificano in alcun modo il fallimento di strategia industriale che, anche questa volta, si vuole scaricare sui lavoratori e non sui manager che ritroveremo, come è avvenuto in passato, alla guida di altre importanti aziende dopo l’ennesimo clamoroso insuccesso". Da qui la richiesta di Zingaretti: "Chiediamo al governo, che in questi mesi ha fatto molto, di percorrere tutte le strade per evitare che l'Italia perda la propria compagnia di bandiera che significa commercio, turismo, lavoro, competenze professionali, ricerca".

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