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Agricoltura: “Terre pubbliche ai giovani”

Ecco la scommessa della Società agricola Coraggio costituita solo da under trenta: campi comunali e multifunzionali

Tutto parte da una scommessa: “Può un gruppo di giovani senza terra, agganci particolari o fondi ingenti da investire, avere la possibilità di gestire dei terreni?”. Giacomo Lepri, insieme ad altre sette persone, ha fondato circa un anno fa la Società Agricola Co.R.Ag.Gio, Cooperativa romana agricoltura giovani,  proprio con questo scopo: “vogliamo vedere se in una città come Roma, dove il 50 per cento delle terre sono a destinazione agricola, anche se inutilizzate, dei giovani possono crearsi delle prospettive in questo settore. Un lavoro scelto, che amiamo”. Giacomo non ha ancora compiuto i trent’anni, così come gli altri membri della società.

Decide di raccontare a Roma Today la sua esperienza proprio nel luogo in cui lavora da ormai tre anni: la Co.Br. Ag.Or, Cooperativa braccianti agricoli organizzati, che sorge a fianco dell’ospedale San Filippo Neri a Roma Nord, quartiere trionfale. Ci si arriva percorrendo una strada in mezzo e ombreggiata da due file di alberi, a qualche centinaio di metri di distanza dalla via principale. “Ti ho fatto venire qui perché molti di quelli che fanno parte della società Coraggio lavorano qui. Nessuno di noi ha studiato per fare questo lavoro.  Io sono laureato in antropologia, alcuni sono architetti, un altro ragazzo ha sempre fatto l’idraulico”.

LA SOCIETA’ - Sembra un “sogno nel cassetto” condito dalla visione romantica della dimensione agricola opposta al cemento grigio e frenetico della città e invece è un obiettivo concreto come la terra che rivendicano, supportato da tanta passione e voglia di lavorare.  “Noi pensiamo che a Roma l’utilizzo dei terreni agricoli, la maggior parte dei quali oggi abbandonati, possa costituire non solo un’opportunità per chi vuole lavorare in questo settore ma anche una risposta alle esigenze dei quartieri” racconta Giacomo, mentre nel cortile antistante la stanza dove stiamo parlando, un gruppo di bambini del centro estivo gioca in un parchetto circondato da ulivi. Si chiama agricoltura multifunzionale che sfrutta lo spazio agricolo per una serie di attività diverse ma compatibili. Dalla ristorazione ai percorsi didattici, dall’agriturismo ai progetti formativi o di sostegno sociale fino ai percorsi ciclabili e ai centri estivi. “E perché no. Asili nido. Sicuramente migliori di quelle strutture tra i palazzi”. Servizi a cui possono usufruire tutti. Campagna che vive e si organizza a stretto contatto con la città. “Oggi non è possibile pensare di campare vendendo solo i propri prodotti. Il mercato ti schiaccia. Più che a campi da coltivare pensiamo a parchi agricoli, spazi di qualità usufruibili da chi vive nei quartieri. E non pensiamo a realtà estese, ma ad attività dimensionate diffuse su tutto il territorio” .

Agricoltura: largo ai giovani

LA COOPERATIVA COBRAGOR – Anche il luogo dove Giacomo ha scelto di raccontarci come è nata la Società agricola Coraggio è importante. E basterebbe descrivere i campi di cavolfiore o gli uliveti per sostenerlo. Eppure anche la sua storia parla.  Di proprietà della Provincia, i terreni della Cobragor  furono occupati nel ’77 da un gruppo di persone che ancora adesso la lavorano. Solo due anni fa è stato firmato un contratto con l’ente pubblico di nove anni. “Questa terra è sempre stata lavorata a biologico, anche quando non era di moda e la frutta ai mercati generali veniva pagata uguale all’altra anche se richiedeva il doppio del lavoro”.  Alla Cobragor si produce soprattutto verdura, frutta, tra cui alcune tipologie tipiche del Lazio, orzo e grano. “Le olive prodotte con i 1600 ulivi piantati negli anni vengono spremute lo stesso giorno in cui vengono raccolte”.  Oltre a questo un ristorante e un agriturismo “dove i prezzi sono rimasti quelli consigliati nel 2001”.

LA VERTENZA – Da quando la Società agricola Coraggio si è costituita ha da subito cercato di fare pressione presso gli enti locali per essere ascoltati. “Chiediamo soprattutto che le aree pubbliche vengano concesse in affitto a chi vuole realizzare progetti di questo tipo”. Per il comune di Roma si riferiscono prevalentemente ai terreni delle compensazioni, quelli sottratti al cemento dei costruttori e dichiarate inedificabili. “In questi mesi ci hanno assegnato la gestione di un orto urbano, un progetto che partirà a ottobre, ma non siamo riusciti nel nostro intento di facilitare l’accesso ai terreni pubblici e ottenerne uno”. Anche le proteste contro il ritardo con cui il governo sta emanando l’elenco delle terre demaniali a destinazione agricola da dismettere, riservate soprattutto ai giovani, li hanno visti protagonisti. Ne è nata una vertenza: “Per la salvaguardia dell’agro romano – terre pubbliche ai giovani agricoltori”. La promuovono una serie di realtà del settore come la Società Coraggio, la Coop. Carlo Pisacane, la Coop. Agricoltura Nuova e la Co.Br.Ag.Or insieme a Territorio Roma, alla Confederazione italiana agricoltori e all’Associazione italiana agricoltura biologica.  E in una città dove i terreni agricoli inutilizzati sono solo “potenziali cubature”  per Giacomo “non basta opporsi alla cementificazione, bisogna lavorare seriamente a delle alternative. Roma ha grandi potenzialità in questo senso” racconta indicando in lontananza un gruppo di gru intente alla costruzione di un nuovo quartiere.
 

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