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Venerdì, 1 Luglio 2022
Dossier La video-inchiesta

Il nero Ciavardini, la rete tra Rebibbia e la Regione Lazio

Nel carcere romano l’associazione Gruppo idee fondata dall’ex terrorista organizza corsi ed eventi sportivi. Una fonte ci racconta le ombre del sistema con cui Ciavardini sceglie i detenuti da far uscire. E intanto un socio del figlio dell'ex Nar è stato nominato vice-garante dei detenuti della Regione Lazio

“Prego, entrate”. Un capannone ristrutturato di recente, l’aria condizionata, il clima torrido romano divenuto momentaneamente un ricordo fastidioso. Germana De Angelis, sorridente e cordiale, ci accoglie nella sede dell’associazione Gruppo Idee, in fondo ad una stradina a pochi passi dalla via Salaria, tra un falegname, un fabbro e alcune officine. Nata nel 2009 all’interno del carcere di Rebibbia, l’associazione che lei dirige è una dei gruppi più attivi all’interno degli istituti penitenziari del Lazio, con il centro delle attività a Rebibbia. Nel carcere di Frosinone, anni fa, hanno messo in piedi perfino una agguerrita squadra di rugby. Organizzano corsi, gruppi di cucito con le donne detenute, iniziative editoriali, come il magazine “Oltre il cancello”, diretto da Federico Vespa, figlio dell’anchorman Bruno, che vede tra i collaboratori anche Francesco Schettino. Non mancano solidi rapporti con giornalisti, politici della destra istituzionale e il mondo dello sport.

Il Gruppo idee ha un’origine ben precisa, mai negata. È l’associazione creata quasi quindici anni fa dall’ex terrorista dei Nar Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva per due omicidi, quello del giudice Mario Amato del 23 giugno 1980, quello dell’agente di polizia Francesco Evangelista del 28 maggio dello stesso anno, e per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Ottantacinque morti, duecento feriti, il peggiore attentato nella storia repubblicana. Oggi l’associazione è diretta da Germana De Angelis, sorella dell’ex senatore del Pdl Marcello e di Nanni, morto giovanissimo proprio a Rebibbia nel 1980. Si è sposata con Luigi Ciavardini, che frequentava già all’epoca della militanza nell’organizzazione di estrema destra Terza posizione (pur non essendo mai stata condannata per reati eversivi). “Accogliamo tutti - ci tiene a precisare a RomaToday - senza distinzione di credo politico”. L’idea di essere considerati l’associazione dei neri Germana De Angelis la vorrebbe allontanare, anche se pubblicamente non ha mai rinnegato quel passato cupo degli anni a cavallo del 1980. 

Cosa succede a Rebibbia

La gestione dei detenuti è un affare delicato. L’ordinamento penitenziario italiano ha costruito negli anni percorsi per il reinserimento di chi sta scontando una pena, anche per reati gravi. Partecipare ad iniziative di formazione per i reclusi vuol dire dimostrare la volontà di lasciarsi alle spalle il passato; gli attestati di frequenza entrano nei loro fascicoli e nella valutazione dei magistrati di sorveglianza, per accedere a diversi benefici. Fino alla semi libertà, che è la porta di uscita anticipata dal carcere.

Gestire queste attività è dunque una questione seria. Il terzo settore, le associazioni e i volontari, spesso promuovono le iniziative, ma la scelta dei detenuti rimane competenza della direzione e dell’area educativa degli istituti penitenziari, come ci spiega anche il garante regionale dei detenuti Stefano Anastasia: "È un percorso che viene definito con l'area educativa, che dovrebbe indirizzare le persone detenute alle attività che possono essere di maggiore interesse". Tanti i fattori da valutare e i rischi da evitare.

“Diversi anni fa partecipo ad un bando, attraverso l'associazione Gruppo Idee, perché il gruppo Idee ha più associazioni, associazioni che sono riconducibili al Nar Luigi Ciavardini”. Inizia così il racconto che RomaToday ha raccolto da un'esperta chiamata a dirigere un corso negli scorsi anni a Rebibbia. Ne tuteliamo l’identità su sua richiesta, visto il contesto dove opera. “Ho iniziato a lavorare per loro, mi sono ritrovata al mio corso tanti iscritti alla loro associazione”, dice. Si rende conto che tra i corsisti c’era anche un pezzo grosso della criminalità organizzata siciliana: “In questo corso vi era un detenuto che era stato declassificato dal 41 bis e non sia a come e perché me lo sono ritrovato al mio corso”. Gli scritti presentati dall’uomo la inquietano: “Io l'ho dovuto sospendere dal corso per delle cose gravissime che ha scritto, soprattutto sul giudice Borsellino, che ha scritto contro il 41 bis. Borsellino perché... La colpa del giudice è stata quella che nel 1992 lo ha fatto arrestare. Quindi lui era estremamente arrabbiato con il giudice, tanto da far sposare il figlio il 19 luglio del 2018, la ricorrenza della morte di Borsellino. Per vendetta”.

"Il boss scriveva cose gravissime contro il giudice Borsellino, voleva far sposare il figlio nella data dell'anniversario della strage di Via D'Amelio. L'ho sospeso, mi hanno minacciato"

VOLONTARIA PRESSO REBIBBIA

L’esperta chiamata a tenere il corso prende carta e penna e presenta una dettagliata relazione alla direzione del carcere, allontanando il boss. Per lei iniziano i problemi: “Quando decido di sospenderlo il gruppo Idee mi contatta e mi dice perché sono andata dal direttore a sospendere questo detenuto, perché non mi sono rivolta a loro. Dopo circa dieci mesi dall'accaduto io mando via questo boss dal corso e vengo minacciata da un altro detenuto catanese, sempre iscritto al Gruppo idee, perché il boss rivoleva indietro i suoi scritti dove inneggiava contro il giudice Borsellino, dove inneggiava contro il 41 bis”. Dall’associazione riceve qualche mese dopo un messaggio, che ancora oggi conserva e ci mostra: “Un componente del Gruppo idee mi ha scritto questo... Si è giustificato dopo dieci mesi dal brutto episodio di cui io sono stata vittima dicendomi che le persone che frequentavano il mio corso, erano state demandate da lui e che il detenuto in questione non ha voluto essere reinserito. Vuol dire che ha scelto lui i detenuti, perché iscritti alla sua associazione, quindi al Gruppo idee, e li ha scelti lui e non li ha fatti scegliere all'area educativa”.

Il garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasia

Se questa versione fosse confermata si tratterebbe di una evidente anomalia, come spiega a RomaToday il garante regionale per i detenuti Stefano Anastasia: “Beh... non credo che debba essere così, mi pare discutibile”. E per capire quanto sia sensibile la scelta dei detenuti basta ripercorrere la storia del boss di Cosa nostra scelto - secondo il racconto della fonte - dal gruppo Idee per partecipare al corso. Poco dopo essere stato allontanato, l’esponente di punta della mafia siciliana viene scarcerato per motivi di salute. La direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta lo monitora, accorgendosi che i legami con l’organizzazione erano tutt’altro che recisi. Viene di nuovo arrestato e nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che l’uomo, durante la sua permanenza a Rebibbia nel 2018, aveva stretto rapporti con un boss di alto livello della ‘Ndrangheta.

La rete del Gruppo idee

Germana De Angelis racconta la sua versione sulla gestione dei corsi all’interno del carcere di Rebibbia: “La scelta dei detenuti la fa la direzione, assolutamente, noi li accogliamo”. Tutto avverrebbe seguendo le regole, secondo la rappresentante del Gruppo idee. 

Attorno all’associazione, però, si è creata una vera e propria rete: “Siamo conosciuti, certo, generalmente ci sono degli avvocati che ormai sanno che noi facciamo questo tipo di attività, ci contattano e ci chiedono la disponibilità e poi, laddove è possibile, mettiamo il detenuto sul lavoro”. Collegate con il Gruppo idee operano una serie di cooperative, che offrono contratti di lavoro ai detenuti. È il passaggio fondamentale per ottenere la semi libertà, che permette di passare le ore diurne fuori dal carcere. 

Di certo l’associazione fondata da Luigi Ciavardini gode di solidi contatti istituzionali. Dal 2010 fino allo scorso marzo il Gruppo idee ha beneficiato di diverse migliaia di euro di finanziamenti da parte della Regione Lazio, come ha potuto verificare RomaToday. Tra i progetti finanziati ci sono molte attività all’interno del carcere, come ad esempio la sartoria nella sezione femminile. In un caso, sei anni fa, la Regione Lazio ha dovuto revocare l’assegnazione dei fondi all’associazione “a seguito di verifica negativa della documentazione presentata a rendiconto dell’evento”, come si legge in una determinazione del 2 agosto 2016. Ma nonostante questo incidente di percorso, altri 32mila euro sono stati liquidati lo scorso aprile, come acconto per il progetto “comunità solidali”.

L’ombra di Ciavardini nel Consiglio regionale

Dallo scorso anno il Gruppo idee può contare su rapporti radicati all’interno della Regione Lazio. Il 4 agosto del 2021, con la deliberazione numero 14, il consiglio regionale del Lazio ha eletto i due coadiutori del Garante Stefano Anastasia, Sandro Compagnoni e Manuel Cartella. Il voto avveniva in piena estate il clima infuocato si sentiva anche in aula: “Sono gli ultimi minuti. Gli ultimi minuti. Siamo stanchi tutti, non ce la facciamo più tutti…”, sono le parole della presidenza del consiglio, affiata in quel momento al vicepresidente Porrello, che si leggono nel resoconto stenografico. I due erano gli unici candidati all’incarico e tutto è filato liscio per Cartella. 

Manuel Cartella (qui un suo ritratto), di professione geometra, come si legge nel suo curriculum pubblicato sul sito del Consiglio regionale, è strettamente legato al mondo dell’Associazione idee. Ma soprattutto è socio in affari con la famiglia di Luigi Ciavardini. Il 20 giugno 2019 insieme ad Andrea Ciavardini, figlio dell’ex terrorista neofascista, ha creato la cooperativa Agm, con sede a Latina. Nell’ultimo bilancio presentato la società dichiara di utilizzare i detenuti per svolgere l’attività di manutenzione di immobili, supporto alle manifestazioni e servizio di manutenzione del verde pubblico. Tra i principali clienti citati nel bilancio c’è il Comune di Frosinone - che ha affidato direttamente senza gara i servizi di verde pubblico alla AGM pochi mesi dopo la sua costituzione - e l’Università di Roma La Sapienza. A Frosinone, d’altra parte, la neocostituita coop sociale di Cartella e Ciavardini junior era in fondo di casa: per diversi anni, fino alla fine del 2019, diversi servizi erano stati affidati alla cooperativa Essegi 2012, dove Germana De Angelis - moglie di Luigi Ciavardini - ricopre il ruolo di membro del Cda. Anche in questo caso molti affidamenti sono avvenuti direttamente, “in attesa dell’espletamento delle gare”.

Il mondo del Gruppo idee non ha mai nascosto i legami istituzionali. Anzi. Germana De Angelis a RomaToday conferma di avere stretti rapporti con il vice presidente del Consiglio regionale del Lazio Giuseppe Cangemi, ex Forza Italia, da poco transitato nel gruppo della Lega. "Pino Cangemi - afferma De Angelis - è una persona che abbiamo conosciuto non politicamente, ma perché è sempre stato attivo per quanto riguarda il tema carceri. È una persona con cui si possono fare cose insieme". Su Facebook sono tante le foto che lo ritraggono con i membri dell’associazione fondata da Luigi Ciavardini, la sua è una vera passione per il mondo del Gruppo idee. Abbiamo chiesto a Cangemi una replica, contattandolo anche dalla sua mail istituzionale, ma da parte sua non abbiamo avuto alcuna risposta. 

Cavallini? "Lo abbiamo fatto uscire noi"

Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini hanno un destino incrociato che il carcere sembra non aver interrotto. Erano i due membri del gruppo di fuoco dei Nar che il 23 giugno 1980 uccise a sangue freddo, sparando alle spalle con una 38 special, il magistrato romano Mario Amato. Ciavardini guidava la moto utilizzata per l’azione e Cavallini esplose il colpo mortale. Ma l’ombra più pesante è la strage di Bologna del 2 agosto di quarantadue anni fa, con 85 morti e 200 feriti. Luigi Ciavardini è stato condannato in via definitiva ed ha scontato la sua pena, insieme a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Per la giustizia, e per la storia, di dubbi sulla loro colpevolezza non ce ne sono. Gilberto Cavallini per la Procura di Bologna era il quarto uomo ed è stato condannato in primo grado, mentre nei mesi scorsi la Corte d’Assise ha decretato l’ergastolo anche per l’avanguardista Paolo Bellini.

Gilberto Cavallini-2

Ciavardini era stato chiamato come testimone al processo contro Cavallini nel 2018. La sua era una testimonianza chiave, che a distanza di anni avrebbe potuto chiarire molti punti su quello che avvenne il 2 agosto 1980. Ha però deciso di omettere alcuni passaggi ed ora è imputato per falsa testimonianza. I loro destini tornano ad incrociarsi.

"Sì, certo, noi Gilberto Cavallini lo abbiamo fatto uscire da Terni, certo"

GERMANA DE ANGELIS, MOGLIE DI CIAVARDINI, PRESIDENTE GRUPPE IDEE

In una foto pubblicata sulla pagina Facebook del Gruppo Idee nel 2017 appare un Gilberto Cavallini radioso. Ha al suo fianco Germana De Angelis, la moglie di Ciavardini e animatrice del Gruppo Idee. Indossa una tuta bianca e dalle altre foto pubblicate in quei giorni si intuisce che l’ex Nar era uscito dal carcere per un'intervento di pulizia del lungo Nera a Terni. Organizzato da chi? Germana De Angelis non esita neanche un secondo: “Sì, certo, noi Gilberto Cavallini lo abbiamo fatto uscire da Terni, certo. Ma non solo lui. Gilberto Cavallini è una delle persone che noi abbiamo aiutato, abbiamo fatto un percorso lunghissimo”. Il killer del giudice Amato indirettamente conferma sui social: su LinkedIn il suo curriculum ha una sola voce, cooperativa Essegi 2012. 

I migranti? "Stupratori da cacciare"

Non di solo verde vive il Gruppo idee, ma anche di editoria. Il direttore del bi-mensile "Dietro il cancello", il giornale dei detenuti promosso dall'associazione all'interno del carcere di Rebibbia, è Federico Vespa, figlio del conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa.  Da più di dieci anni segue la piccola redazione dentro il reparto G8. "Con Ciavardini siamo grandissimi amici dal 2009 - afferma Vespa jr, contattato telefonicamente - quando all'epoca lo intervistai per Gente. E ora insieme a Germana De Angelis entrambi tengono moltissimo al giornale, è una loro creatura. Ed è molto letto, è finito addirittura nelle mani del Papa!". Nelle pagine della pubblicazione scrivono tanti detenuti, ci sono le interviste con il garante regionale Anastasia, notizie interne al carcere. Ma gli editoriali, a volte, spaziano su temi molto più di attualità. Come i migranti: "Gli ultimi agghiaccianti fenomeni di cronaca nera legati alle violenze sessuali commesse da immigrati aumentano il pathos sull'argomento, ma anche qui va fatta chiarezza", si legge in un editoriale firmato da Vespa junior. Sul tema le idee del gruppo di Ciavardini sono fin troppo chiare: "Le statistiche ci dicono che questi reati sono commessi maggiormente da extracomunitari, ed i numeri non mentono mai". La soluzione? "Il governo ritrovi credibilità, dopo anni di leggi confusionarie e leggere, adottando norme che impongano il rimpatrio a chi delinque nel paese che lo ospita". Ma quando chiediamo direttamente a Federico Vespa se secondo lui editoriali del genere minino o meno la dignità dei detenuti di origine straniera o vadano contro i principi della Carta di Roma, il direttore di "Dietro il cancello" ci risponde: "Carta di che?! Assolutamente non si è lamentato nessun detenuto. E dire 'clandestino' non è vietato. Il giornale è aperto a tutti". 

Articolo Federico Vespa su migranti-2

L'intero Gruppo Idee ha poi un'opinione chiara sulla strage di Bologna. Ciavardini? Innocente, ça va sans dire. Ogni due agosto è un proliferare sulle bacheche dei social degli iscritti all'associazione dello slogan "Io sto con Luigi". Lo stesso Federico Vespa su Facebook il 16 maggio 2018 a commento dell'articolo di Repubblica "Strage di Bologna, l'ex terrorista Ciavardini sotto torchio: 'Non ricordo e non mi pento'", commenta: sempre con te Luigi. 

La volontaria che ci ha raccontato la sua esperienza sui seminari dell'Associazione Gruppo idee ferma per un attimo le sue parole. Cambia espressione: "Per colpa di questa gestione ci rimettono quei detenuti che veramente hanno bisogno di frequentare corsi e attività". Rebibbia continua a rimanere un mondo a parte, secondo la nostra fonte "qualcuno deve andare a controllare quel che accade là dentro". 

**Ha collaborato all'inchiesta Veronica Di Benedetto Montaccini

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