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Dossier Monnezza capitale

Perché a Roma l'emergenza rifiuti non finisce mai

Per comprendere fino in fondo come funziona la gestione dell’immondizia bisogna risalire ai gruppi e le holding che ci sono dietro; bisogna mettere sul tavolo tutti i pro e i contro del termovalorizzatore e bisogna anche entrare nei meandri di Ama, la municipalizzata più contestata dai romani. Qui tutte le puntate dell’inchiesta di Dossier

Strade invase da rifiuti, bidoni strabordanti, cinghiali e topi che mangiano direttamente dalle pattumiere. I rifiuti sono una piaga Capitale. Come smaltirli? Come risolvere l’inquinamento e differenziare il più possibile? Ce ne siamo occupati in più episodi.

Chi controlla la monnezza

Se c’è un esempio classico di oligopolio - ovvero un mercato dove giocano pochissimi player - questo è il settore dei rifiuti nella regione Lazio. I principali imprenditori attivi alla fine si contano sulle dita di una sola mano. Roma a stento sta ancora cercando di uscire dal monopolio di Manlio Cerroni, il dominus incontrastato della monnezza capitale. Partendo da Malagrotta, la discarica romana ormai chiusa, divenuta nei decenni la più grande d’Europa, negli anni le imprese della holding Co.la.ri. (che consorzia le principali società dell’avvocato di Pisoniano) hanno conquistato una buona fetta del mercato laziale. Il gruppo ha ancora oggi la gestione di buona parte delle discariche: oltre a Roma, c’è Latina, Viterbo e Albano, invasi che hanno accolto anche i rifiuti provenienti dalla capitale. Ci sono poi gli impianti di trattamento intermedio, i TMB, con la E. Giovi proprietaria dei due principali sistemi convenzionati con Ama spa. Abbiamo descritto tutto in questa inchiesta

I signori dei rifiuti 

L'indifferenziata è la vera emergenza

Quasi un milione di tonnellate di residui sfuggono ogni anno alla raccolta differenziata nella Capitale, ferma al 43,8%. Messa tutta insieme, la monnezza indifferenziata romana comporrebbe tre volte il palazzone di Corviale, lungo un chilometro. Un numero record che va ad alimentare, alla fine della filiera, discariche e inceneritori in Italia e all’estero. Ovunque, ma non a Roma, che dal 2013 scarica le conseguenze di scelte più politiche che ambientali sulle comunità fuori dal raccordo anulare. E alla fine, chi favorisce? Scopritelo in questo Dossier. 

Chi guadagna dall'indifferenziata

Tutte le discariche portano a Roma

Non c'è solo Malagrotta. L'eredità del sistema dei rifiuti romani ha lasciato moltissimi territori contaminati in tutto il Lazio. Oggi, con la differenziata a poco più del 43% la discarica continua a rimanere la destinazione principale degli scarti prodotti nella Capitale. Ma Roma non ha un suo sito e quelli esistenti sono ormai saturi. E' un sistema che dura da decenni, proseguito anche dopo la chiusura di Malagrotta nel 2013. La geografia di questo record negativo va però oltre i confini comunali. L'indifferenziato romano ha riempito decine di discariche in tutto il Lazio, contaminando, in alcuni casi, le falde acquifere, come è avvenuto a Borgo Montello, in provincia di Latina. Ne ha parlato Andrea Palladino in questa inchiesta.

L'indifferenziato di Roma ha riempito le discariche di tutto il Lazio

Gli inceneritori alla romana

La proposta di Roberto Gualtieri di chiudere il ciclo dei rifiuti romani con un termovalorizzatore è il ritorno di un grande classico. Da sempre il sistema della capitale è pensato, progettato e costruito per avere alla fine della filiera un inceneritore. Oggi ha un unico impianto di questo genere. Non dentro il Raccordo anulare, ma a 130 chilometri di distanza, almeno un’ora e mezza di strada per i camion carichi di Combustibile da rifiuti prodotto dall’Ama. È al confine con la Campania, a San Vittore del Lazio, in provincia di Frosinone. Ed è l’unico impianto rimasto in piedi nella Regione, ancora attivo, gestito da una controllata di Acea. Una parte dell’indifferenziato della capitale finisce qui. In tanti altri casi le ecoballe viaggiano per giorni interi, raggiungendo impianti nel nord Italia, in Germania, in Olanda. Via treno, via nave o con lunghe file di camion. Ovunque, ma non a Roma. Accade oggi con Roberto Gualtieri, è stato così per cinque anni con Virginia Raggi. Peccato che non funzioni, come vi mostriamo in questo approfondimento. 

Il termovalorizzatore funziona? Pro e contro

Altro che “furbetti”. Parlano i lavoratori Ama

Fanno sempre notizia titoli come “Bonus fino a 360 euro: gli spazzini pagati per non andare in ferie”, oppure “Miracolo a Roma, 200 netturbini malati guariscono in una notte”. Tutto vero, sono tutti fatti che tra Natale e giugno hanno complicato lo smaltimento dell’immondizia nella Capitale. Ma le cose stanno veramente solo come le racconta Ama? Come è possibile che ci siano tra i 1.600 e i 1.800 lavoratori idonei parziali da più di cinque anni? E, se veramente il problema di questa città sono i furbetti, perché sono gli stessi lavoratori Ama a chiedere a gran voce una riorganizzazione del personale invece che degli aumenti? Per capire meglio la situazione abbiamo passato delle giornate con loro, tra mezzi che non funzionano, contesti emergenziali e file interminabili per i punti di raccolta. È vero: l'assenteismo nella municipalizzata addetta alle pulizie della città è al 17,74%. Ma quali sono i veri problemi di Ama? Ecco l'inferno dei suoi lavoratori: tra punti di raccolta sempre stracolmi e inutilizzabili, certificati medici non rispettati e mansioni usuranti non previste.

"Vi raccontiamo come stanno davvero le cose in Ama"

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