Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cultura

Gli Yes sbarcano a Roma: il 4 novembre concerto al Tendastrisce

La band del rock progressive brittanico sceglie la Capitale per una delle sue tre date in Italia

Le leggende del rock progressive britannico, gli YES, arriveranno a Roma a Novembre per un concerto che si annuncia imperdibile per i tanti fan. Il 4 novembre arriveranno al Teatro Tendastrisce dopo sei fantastiche date a novembre in Inghilterra fra Birmingham e Bristol.

La formazione dal vivo comprenderà, oltre agli storici Stewe Howe alla chitarra, il bassista Chris Squire e Alan White alla batteria, i nuovi acquisti Oliver Wakeman alle tastiere e Benoit David alla voce.

Quarant’anni di carriera e non sentirli per niente. Gli Yes ridefinirono i confini del rock da quando nel 1968 (anno importante per la storia del Rock e del Mondo) Chris Squire e Jon Anderson misero assieme i loro interessi comuni nelle armonie vocali e nelle strutture classiche delle canzoni.  Con il batterista Bill Bruford, il chitarrista Peter Banks e il tastierista Tony Kaye, presero il nome di Yes e divennero presto band residente al famosissimo The Marquee Club di Londra, dividendo le serate con artisti del calibro di Jimi Hendrix e Pink Floyd . Nel Luglio del 1969 pubblicarono l’omonino album d’esordio “Yes”.

Il chitarrista Steve Howe diede tutto il suo imprinting sperimentale al sound degli Yes da quando, nel 1970, lasciò altri gruppi progressive molto popolari come gli Asia o i GTR per dedicarsi anima e corpo al progetto e pubblicare l’anno successivo “The Yes Album”, capolavoro riconosciuto del rock. Inoltre, a dimostrazione delle grandi qualità dei musicisti che compongono gli Yes, nel 1972 Alan White entrò in pianta stabile nella band dopo che fu scelto da John Lennon per le parti di batteria dell’album “Imagine” e da George Harrison per la sua “All Things Must Pass”.

Gli Yes divennero una forza dominante del rock mondiale per più di quattro decadi, vendendo nel mondo più di trenta milioni di dischi e allargando i confini del rock progressivo e art con le loro dinamiche di contrasto fra gli strumenti  e i loro testi, astratti e poetici. Il loro uso sinfonico del suono fece scuola in quegli anni (“Live at Opera” dei Queen deve molto al lavoro sperimentale degli Yes), rendendoli uno dei gruppi più longevi della storia, con un grande seguito anche fra le giovani schiere di rocker mondiali.
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