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Instagram/Walter Biot

Instagram/Walter Biot

Spionaggio ai russi, chi è Walter Biot: la vita in famiglia a Pomezia e gli incontri segreti a Spinaceto

Arrestato con l'accusa di spionaggio, l'ufficiale della Marina ha alle spalle un lungo curriculum nelle forze armate italiane: ecco cosa si sa sulla "spy story all'italiana"

Una spy story che ha contorni da film hollywoodiano: un incontro segreto in un parcheggio della periferia di Roma, la consegna di documenti riservati a un militare delle forze armate russe in cambio di soldi, gli appostamenti delle forze dell’ordine, l’arresto in flagranza e lo scoppio del caso diplomatico.

Solo che Walter Biot non è un attore, ma un vero ufficiale della militare della Marina italiana, che deve adesso rispondere di spionaggio dopo essere stato sorpreso dai carabinieri del Ros mentre consegnava a un funzionario russo una chiavetta usb in cui erano racchiuse documenti scottanti.

Chi è Walter Biot

Capitano di fregata della Marina militare italiana, 56 anni, Biot vive a Pomezia con la moglie e quattro figli. Proprio la moglie ha dato una prima spiegazione delle motivazioni alla base del “tradimento”: una difficile situazione finanziaria, il bisogno di soldi per pagare il sostentamento familiare e le cure per la figlia malata (lui stesso lo avrebbe detto al gip in una serie di dichiarazioni spontanee).

Biot lavora negli uffici del terzo reparto dello Stato maggiore della Difesa, ufficio Politica militare e pianificazione: un settore in cui si discute delle direttive politiche in tema di sicurezza e difesa e le si trasforma in protocolli operativi e cui è affidato il compito di gestire le relazioni internazionali riconducibili al capo di Stato maggiore della Difesa e di elaborare le linee d'azione in materia di distensione e disarmo.

Sulla scrivania di Biot, insomma, passavano dossier e incartamenti estremamente riservati: un livello raggiunto dopo essersi arruolato da giovane in Marina, avere raggiunto la carica di sottufficiale e avere scalato la piramide guidando i caccia e, nel 2008, passando all’ufficio stampa dello Stato maggiore della Marina militare.

Dal dicembre 2010 all'agosto 2015 ha lavorato nella sezione internazionale della Pubblica informazione del ministero della Difesa, poi il passaggio allo Stato maggiore della Difesa, dove è approdato all'ufficio Politica militare.

Il parcheggio di Spinaceto scelto come luogo degli incontri

Stando a quanto trapelato sino a ora, Biot e il funzionario russo con cui è stato sorpreso si erano incontrati già diverse volte. Un anno, secondo quanto appreso dall’Adnkronos, con un copione ormai ben rodato. Il funzionario arrivava in metropolitana all’Eur, zona sud della Capitale, prendeva un autobus e arrivava a Spinaceto.

Qui monitorava la presenza di eventuali forze dell’ordine o agenti dei servizi segreti, poi si spostava in un parcheggio nei pressi di un supermercato, dove ad attenderlo c’era Biot. Che a Spinaceto arrivava in auto. Un'auto in cui gli investigatori del Ros erano riusciti a piazzare microspie e telecamere che hanno immortalato i diversi incontri.

A far scattare il bliz, due giorni fa, è stato il fatto che Biot, all’ultimo appuntamento, sia arrivato con un’auto diversa dal solito: i carabinieri non hanno voluto perdere tempo e una volta documentato lo scambio sono entrati in azione, bloccando sia l’ufficiale della Marina sia il funzionario russo, che inizialmente ha provato a fuggire. Bloccato, ha fatto valere lo status di diplomatico russo e si è chiuso nel mutismo, rifiutandosi anche di bere e mangiare.

Poche ore dopo l’arresto, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha fatto sapere di avere “trasmesso all’ambasciatore russo in Italia la ferma protesta del governo italiano e notificato l’immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti in questa gravissima vicenda”.

Walter Biot accusato di spionaggio: le indagini

A oggi gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la natura degli scambi tra Biot e il funzionario russo. Sequestrati cellulari e pc, gli investigatori coordinati dalla procura stanno passando al setaccio sim e memorie, e i primi accertamenti parlando di oltre 180 file classificati come riservati che l’ufficiale della Marina avrebbe fotografato, tra cui 9 atti classificati come segretissimi e 47 “Nato Secret”.

I telefoni di Biot - sia le sue linee personali sia quella lavorativa del Ministero della Marina - non porterebbero però traccia di comunicazioni con il funzionario russo, lanciando pensare che gli incontri venissero fissati in modi più difficili da intercettare. Ci sono però alcuni video - almeno tre - che immortalano l’ufficiale fotografare il monitor del pc del suo ufficio, presumibilmente i documenti "classificati".

A installare la telecamera sarebbe stato lo Stato Maggiore della Difesa, insospettito del comportamento di Biot: i video sono tutti di marzo, e l’ultimo lo ritrae fotografare documenti con lo smartphone e poi mettere la sim-card nel bugiardino di una scatola di medicinale, la stessa scatola ceduta nel parcheggio di Spinaceto.

Le indagini coordinate dal procuratore capo Michele Prestipino e del pm Gianfederica Dito proseguono. L’avvocato di Biot, Roberto De Vita, ha intanto depositato un’istanza al tribunale del Riesame chiedendo che il suo cliente venga ascoltato dalla Procura stessa “per dimostrare che il ruolo ricoperto non dava accesso a documenti di livello strategico, atti che in alcun modo riguardavano la sicurezza dello Stato”.

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