Cronaca

Morto dopo 6 interventi: rinviati a giudizio i medici che lo operarono

L'uomo, dopo l'asportazione del rene sinistro, fu operato altre 5 volte. I medici sono accusati di aver confuso l'arteria renale, interessata dall'intervento, con l'arteria mesenterica e ciò danneggiò alcuni organi

Sono accusati di aver causato il decesso di Virgilio Nazzarri, il 52enne morto il 23 settembre del 2010, operato sei volte dopo un intervento chirurgico per l'asportazione del rene sinistro. Adesso, i cinque medici dell'ospedale San Pietro Fatebenefratelli che operarono l'uomo sono stati rinviati a giudizio dal gup Maria Bonaventura. L'accusa mossa ai sanitari, supportata dai consulenti interpellati dal pm Attilio Pisani, consiste nell'aver confuso l'arteria renale, interessata dall'intervento, con l'arteria mesenterica. Questo errore ha determinato la necrosi di alcuni organi: intestino, milza, colecisti e pancreas, provocando il decesso del paziente dopo una agonia prolungatasi per oltre un mese e dopo avere subito sei operazioni.

Ancora incredula per la tragica sorte del marito è Graziella Nazzari: "Attendevo con ansia l'inizio del processo a carico dei medici - commenta la vedova - ed in particolare del chirurgo che ha operato, ovvero Simone Vita. Non mi capacito ancora oggi come il chirurgo possa aver commesso un errore così macroscopico e soprattutto non averlo riconosciuto nelle ore immediatamente successive così da poterlo rioperare subito per salvargli la vita". Francesco Lauri e Giovanna Zavota, di Osservatorio Sanità e legali della famiglia della vittima, anche se da un lato si dicono "soddisfatti per il rinvio a giudizio del chirurgo che materialmente ha eseguito l'intervento" vogliono "riconoscere che alcuni medici non meritavano il processo poiché oggettivamente estranei ai fatti". (Fonte Ansa)

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