Vigili fanno sesso in auto a Roma, la commedia sexy si tinge di giallo: spunta l'ipotesi della microspia

Esclusa l'ipotesi della radio rimasta accesa. All'accertamento disciplinare si affianca un'indagine della Procura per capire come sia stato raccolto l'audio dell'amplesso

Assume i contorni della spy story la vicenda dei due agenti della polizia locale che avrebbero fatto sesso in un'auto di servizio. La notizia da commedia sexy all'italiana, si sta trasformando in un vero e proprio giallo con un'inchiesta della Procura pronta ad affiancare il procedimento disciplinare aperto, da agosto, dal Comando generale dei vigili urbani di Roma.

La radio non parla

Tutto ruota intorno all'audio, prova sì dell'amplesso consumato, ma non del luogo del "peccato" e neanche del quando. L'audio c'è, ma pare ormai escluso sia stato colto attraverso la radio di servizio o dalla centrale operativa. Insomma, i due fanno sesso in auto (non si sa se di servizio) ma in realtà non dimenticano la radio accesa. 

Una microspia per raccogliere l'audio

Infatti, come abbiamo segnalato ieri, è difficile sia lasciare aperta la comunicazione radio (parte solo attraverso un codice), sia far partire la registrazione nella sala operativa. Esclusa questa ipotesi, c'è da capire come l'audio sia stato raccolto. Una microspia all'interno dell'auto? Una penna con microfono e registratore poi prelevata sucessivamente? Di certo c'è che la registrazione è finita, a fine agosto, sulla scrivania del comandante Stefano Napoli. 

La segnalazione anonima

All'audio, secondo quanto si apprende, sarebbero stati allegati i nomi degli agenti coinvolti e il luogo dove il tutto sarebbe avvenuto che non sarebbe l'esterno di una baraccopoli di Tor di Quinto, bensì l'esterno dell'ex campo River, sulla Tiberina, dove il XV gruppo Cassia espleta un servizio di custodia dell'area sgomberata. Non essendo presidio di campo rom (che richiede almeno tre persone presenti), i due potrebbero essere effettivamente rimasti da soli. 

L'indagine

Da qui è partita l'indagine disciplinare, con gli agenti interpellati prima e poi trasferiti in altri gruppi rispetto al XV. Un trasferimento cautelativo sino a quando non sarà accertata la verità: per loro rischio è una sanzione disciplinare, la sospensione dal servizio o, nel caso più grave, il licenziamento. Mancano però all'appello diverse certezze. La prima è che il rapporto sia avvenuto effettivamente nell'auto di servizio. La seconda è il quando, ovvero se sia stato consumato durante l'orario di servizio. 

Il fascicolo della Procura 

C'è poi una terza verità da accertare, anche se secondaria rispetto all'indagine disciplinare ma che di fatto bussa alle porte della Procura: chi ha registrato l'audio e perché? Si tratterebbe quantomeno di violazione della privacy. Il fascicolo, secondo quanto si apprende, sarebbe già stato aperto e le indagini partite.

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