Baraccopoli, vigili sentinelle senza poteri: "Impiegateci fuori da parchi e scuole"

La denuncia del sindacato Ugl: "Pattuglie inutili, sottratte alla città, perché nei campi per ragioni di sicurezza non possiamo entrare"

Vigili fuori dalla baraccopoli di via Salviati

Restano chiusi in macchina, tanto, come ripetuto nella circolari del Comando generale, non possono intervenire se non coadiuvati da altre forze di polizia. Due, massimo tre a turno, moltiplicati per tre turni giornalieri fuori da ogni insediamento, fanno circa una quarantina di vigili urbani quotidianamente impiegati agli ingressi delle sei baraccopoli istituzionali della periferia, invece che in strada nei normali servizi al cittadino. 

Da via Salviati a Tor Sapienza, a Candoni alla Magliana, da Castel Romano oltre il Raccordo a Lombroso a Roma nord, gli agenti del Corpo della polizia Locale dovrebbero sulla carta garantire il quieto vivere, dentro e fuori dalle bidonville, sedando eventuali tensioni tra gli abitanti e tutelando la sicurezza dei residenti dei quartieri di confine. Ma lo fanno senza potere di intervenire concreto.  

"In un momento storico in cui il Corpo è pesantemente sotto organico, con i propri effettivi precipitati ai livelli del 1975, assistiamo all'impiego delle già scarse risorse, in servizi perfettamente inutili che distolgono agenti dalle reali esigenze dei cittadini". Un servizio di "mera facciata" per il sindacato Ugl, che da tempo va denunciando un quadro surreale, fatto di agenti di polizia messi a far le sentinelle fuori dai ghetti con il divieto di ingresso. 

Sono andati a sostituire il vecchio servizio di guardiania predisposto sotto il governo Alemanno tramite i vigilantes di Risorse per Roma. Con il mancato rinnovo del contratto, il vuoto è stato riempito dai vigili urbani. La differenza? "Loro erano decisamente più utili, avevano un potere reale all'interno del campo nomadi, si interfacciavano (non in divisa) con gli abitanti, assicuravano la spartizione equa dei moduli abitativi, cercando di limitare le occupazioni e le guerriglie interne". A denunciare in prima persona le pessime condizioni di lavoro Marco Milani, del Coordinamento Romano del sindacato.

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Gli agenti, spiega ancora, "possono stare solo fuori, per ragioni di incolumità, dopo una serie di aggressioni avvenute in passato". Quando forse "i cittadini preferirebbero vedere i loro poliziotti in prossimità delle scuole, dei parchi pubblici ormai da troppo tempo abbandonati a se stessi, nelle fermate delle stazioni metropolitane e di superficie, anzichè essere impiegati in maniera inerte per questioni di immagine".

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