Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Viaggio nel parco dove Riccardo ha perso la vita, tra degrado e pericoli (poco) nascosti

Le immagini dal parco della Madonnetta e le parole di Daniela Salustri, la mamma del 16enne morto lo scorso venerdì fuggendo da una delle persone che si erano accampate in un edificio al suo interno

 

Da fiore all’occhiello della Capitale a teatro di una tragedia che ha riacceso i riflettori sull’estremo degrado in cui spesso versano strutture e aree ricche di potenzialità, ma abbandonate a loro stesse per una gestione scorretta o per indolenza.  Il parco della Madonnetta di Acilia, ex Punto Verde Qualità, è in questi giorni al centro del dibattito dopo la morte di Riccardo, 16enne ucciso da un malore dopo quella che gli amici e la madre hanno descritto come una fuga da un senzatetto che lo ha inseguito con un’ascia perché si era avvicinato troppo al suo rifugio.

E mentre si aspettano i risultati dell’autopsia, che chiarirà se Riccardo è morto a causa di una patologia congenita o a causa dello sforzo combinato alla paura, la madre, Daniela Salustri, chiede a gran voce, ma lontano dalle telecamere, che qualcosa per quel parco venga fatto, affinché “da una tragedia come questa possa nascere qualcosa di buono. Non mi darò pace sinché l’edificio non verrà chiuso e il parco riqualificato”.

Daniela è comprensibilmente sotto choc, ma al parco della Madonnetta torna quasi a voler vedere coi suoi occhi il luogo in cui uno dei suoi figli ha perso la vita. Piegata, ma non spezzata, si aggira intorno all’ex centro sportivo cui Riccardo venerdì scorso si è avvicinato con gli amici, un po’ per gioco, un po’ per sfida, e da cui è fuggito dopo che un uomo ne è uscito brandendo un’arma. Una corsa di poche centinaia di metri finita quando il ragazzo si è accasciato al suolo e non si è alzato più, il cuore ormai irrimediabilmente fermo. 

Gi agenti del commissariato di Ostia hanno fermato un 54enne di origini romene che come altri senzatetto e sbandati ha scelto l’ex centro sportivo come rifugio, e lo ha denunciato a piede libero per morte in conseguenza di altro reato. I poliziotti hanno sequestrato anche una mazza di ferro, che potrebbe essere l’accetta di cui hanno parlato i ragazzi, confusi a causa dello choc. 

“Mio figlio potrà anche essere venuto qui con gli amici per provocazione, come spesso fanno i ragazzini - riflette Salustri - Ma chi sta qui dentro non si può definire senzatetto o clochard, sono sbandati, persone che hanno deciso che questa è casa loro e che più volte l’hanno ribadito, anche a me. Ma questa non è casa loro, e non mi darò pace sino a quando non verranno presi provvedimenti. Pensate se uno dei ragazzi fosse caduto mentre scappava da quell’uomo con l’ascia: come poteva finire? Lo avremmo ritrovato a pezzi, magari”

“Questa non è casa loro, no - rincara la dose Claudia Masella dell’Associazione Salviamo il Parco della Madonnetta, che da anni si batte per riqualificare l’area - Dal 2015 il parco è abbandonato a se stesso, ed è terribile che per parlare delle condizioni in cui versa sia dovuta arrivare la tragedia. L’ex centro sportivo è pericolosissimo, liberamente accessibile. C’è un contenzioso davanti alla Corte dei Conti, contro Roma Capitale, per danno erariale: è stata messa una rete per circoscrivere l’ingresso, ma è stato un intervento totalmente inutile e nulla ha risolto se non spendere soldi pubblici”.

Entrando nella struttura, che un tempo ospitava piscine e palestra, ci si rende immediatamente conto dello stato di degrado raggiunto in pochi anni: rifiuti di ogni genere ovunque, vetri rotti sparsi a terra e anche tracce di sangue, cumuli di detriti, materassi marci in ogni angolo, pareti e vetrate ricoperte di graffiti, siringhe e altri oggetti pericolosissimi.

Al piano di sopra un intero piano in cui ancora sono presenti attrezzi funzionanti da palestra che addirittura vengono utilizzati, nella zona esterna, quella che dà sui campi spesso usati dai ragazzini (tra cui quello in cui qualche anno fa si giocava il tennis in carrozzina) un’altra discarica a cielo aperto e persino due galli a razzolare all’interno della recinzione.

“Riccardo non c’è più ma questa situazione resta - conclude Salustri - Quando lo avremo salutato per l’ultima volta, quando ci saranno stati i funerali, chiederò a chi lo vorrà di venire qui ad aiutarmi a ripulire la zona, lo faremo per lui e per noi, sarebbe bello piantare degli alberi o fare un orto. Prima però l’edificio deve essere sgomberato e chiuso una volta per tutte”. 

Potrebbe Interessarti

Torna su
RomaToday è in caricamento