Via Volusia, per le case lesionate dai lavori nessun colpevole: assolte sette persone

Contestati i reati di "crollo di costruzioni o altri disastri colposi" e "delitto colposo di danno". Il giudice monocratico, Salvatore Iulia, ha però assolto i sette imputati

Quanto accaduto in via Volusia è qualcosa di eccezionale. Il modo in cui quattro famiglie hanno perso le loro case, poste a due passi dalla galleria Cassia del Raccordo, ha dell'incredibile. Talmente incredibile che neanche nelle leggi italiane è ricompreso questo reato. A mettere nero su bianco l'assurdità di quanto accaduto è il giudice monocratico di Roma Salvatore Iulia per il quale "il fatto così come contestato non è previsto dalla legge come reato". I sette imputati sono stati quindi assolti e dichiarati non colpevoli di "crollo di costruzioni o altri disastri colposi" e "delitto colposo di danno". La sentenza però non smonta l'accaduto.

Nel capo d'imputazione si leggeva che a causa dei lavori si era verificato il "movimento del pendio ed il connesso scalzamento di sostegno del pendio sul quale erano costruiti gli edifici di via Volusia"; una situazione di pericolo "supportata, tra l'altro, dalla presenza di un gigantesco traliccio, alto circa 25 metri, dove transitava corrente elettrica ad altissima tensione".

In apertura di udienza, le difese hanno sollevato questione preliminare chiedendo l'emissione immediata di una sentenza di assoluzione, sostenendo che il fatto così come contestato non fosse previsto dalla legge come reato, giacché per la sua definizione/contestazione occorreva che si fosse verificato l'evento crollo. Non così per il pm, che ha sollecitato un rigetto delle eccezioni, con contestuale inizio del dibattimento. Il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha deciso che il processo dovesse finire qui.

I lavori per l'allargamento a tre corsie del Grande Raccordo Anulare, ad opera di Anas e ditte appaltatrici, erano partiti nel 2005. Da subito in via Volusia i residenti hanno lamentato continue vibrazioni del mobilio e crepe, seppur lievi, alle pareti. Una serie di controlli richiesti dagli stessi inquilini non rilevano però nessuna emergenza fino al 2010, quando le venature dei muri appena visibili diventano spaccature evidenti, e le mattonelle del pavimento iniziano a inclinarsi. Da quell'11 maggio le famiglie non sono più rientrate nelle loro case. Quattro anni di inferno con più beffe che danni, da un'aula all'altra di tribunali, civili e penali.

Con la dichiarazione di inagibilità dei tre stabili la magistratura ha aperto un'inchiesta. Le indagini del hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 7 persone, dirigenti di Anas (parte lesa nel processo) e ditte appaltatrici, accusate di concorso in crollo colposo di costruzione. Un procedimento penale ancora in corso, accanto al filone delle cause civili che ha coinvolto anche il Comune di Roma.

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