"Cinecittà non deve sparire": l'appello di Verdone per salvare gli Studios

Due giorni fa la lettera del regista romano in cui chiedeva di preservare gli Studios sulla Tuscolana. Si accoda l'eurodeputato Idv Niccolò Rinaldi: "Necessita dibattito nazionale"

"Cinecittà non deve sparire". Con queste parole lo scorso 4 febbraio Carlo Verdone aveva lanciato l'ultimo, ennesimo appello per preservare gli storici Studios sulla Tuscolana. Alla sua denuncia si è unito ieri l'europarlamentare dell'IdV Niccolò Rinaldi che in una lettera aperta pubblicata sul suo sito ha espresso il suo rammarico verso la vicenda.

"CINECITTA' SANTUARIO DEL CINEMA" - "Cinecittà ha della storia, deve resistere nel tempo, ha insegnato tanto e dobbiamo aiutarla" spiega Verdone alla viglia dell'uscita del suo ultimo film "Sotto una buona stella". "Sarà ridimensionata, vabbè, ma non deve scomparire. È un santuario del cinema e non va chiuso, è un simbolo che va preservato. Mi sono sempre battuto per questo posto. Qui ci sono lavoratori straordinari che tutto il mondo ci invidia. Sono molto più grato io a loro che loro a me. Cinecittà allo stato attuale ha ancora ottimi artigiani e ottimi creativi che sanno lavorare molto bene, come hanno fatto su un grande appartamento, come quello in cui è ambientato il mio film. L'hanno costruito con grande gusto e amore anche perché il nostro era l'unico studio che stava lavorando su venti. Stavo lavorando in un cimitero monumentale, avevo davanti il teatro 5 di Fellini che era come un grande sarcofago. Ringrazio i lavoratori di Cinecittà che mi hanno dato il massimo".

LA LETTERA - Alla denuncia del regista romano si è unito Niccolò Rinaldi, europarlamentare dell'IdV. "Caro Verdone, evviva! Appena ho letto l'agenzia del suo appello sugli Studios di Cinecittà ho sentito il mio cuore riscaldarsi un po'! Sento Roma più vicina e con essa i volti di tutti quei lavoratori che ho incontrato a Cinecittà e che nell'estate del 2012 manifestavano non solo per la tutela del loro posto di lavoro ma perché non fosse perso un tale patrimonio storico e culturale.

Nel 2012 ho lanciato una petizione su Avaaz, ancora online, che ha raccolto ben oltre 10mila firme. In qualsiasi Paese europeo Cinecittà sarebbe un patrimonio universale. Con un'intelligente politica commerciale Cinecittà potrebbe essere uno dei centri del cinema mondiale e invece siamo in presenza di speculazione con nomi forti dei nostri interessi immobiliari e con una politica che in gran parte sembra tenuta in scacco. Il Governo su questo dovrebbe spendersi, dovremmo registrare gli Studios di Cinecittà all'Unesco come un sito intoccabile perché patrimonio dell'umanità.

E invece non se ne parla, non si crea un dibattito nazionale su questo mentre paradossalmente sono proprio i giornalisti stranieri a interessarsi della vicenda come France 24, televisione pubblica che trasmette 24/24 in tutto il mondo in tre canali arabo, francese e inglese, che mi ha contatto lo scorso anno per realizzare un programma sulle conseguenze della crisi nei paesi europei e per l'Italia mi aveva chiesto di raccontare storie emblematiche. Avevo pensato a Cinecittà, essendomi occupato del salvataggio degli epici studi dalla prospettiva di trasformarli in residence, con tanto di petizione, e sarebbe stato un servizio anche positivo, visti i passi in avanti nella vertenza. Ma la direzione di Cinecittà ha preteso una liberatoria con la quale France 24 si sarebbe impegnata a non descrivere in termini negativi la vicenda. Al che gli allibiti francesi mi hanno replicato: ma neanche in Cina pretendono una cosa così!

Verdone lei dice 'Sarà ridimensionata, vabbè, ma non deve scomparire'. E invece non c'è nessun Vabbè! Il fatalismo è un carattere romano per eccellenza che non possiamo permetterci perché distrugge e soffoca le speranze ma soprattutto fa perdere troppe occasioni! Si potrebbe non perdere la causa se tutta la filiera fatta di registi, attori, festival e altro ancora si attivasse. Sappiamo che non può esistere un'industria cinematografica nazionale senza i propri Studios e allora perché rinunciare o vedere ridotto quello che rappresenta per noi tutti un fattore identitario – in fondo sappiamo bene che nonostante la congiuntura sfavorevole il cinema italiano c’è! Eccome se c’è!

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E allora perché non ci si indigna? Perché non si riesce ad affrontare il tema con soluzioni e non con accordi al ribasso? E’ vero nel nostro Paese valorizzare un bene pubblico nell’interesse della collettività è cosa difficile ma ci riusciremo solo se riusciremo ad avere tutti insieme una visione e non più un sogno svanito. Salvare Cinecittà è importante non solo per Roma ma per l'Italia intera. Riusciremo a rivivere il sogno solo se sapremo riattivare quel mondo fatto di luoghi, storie e persone, facciamolo ora! Il momento è adesso".

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