Procacciavano commercianti in crisi, poi applicavano tassi usurai sino al 5800 %. Dieci arresti

Nel mirino dell'organizzazione anche imprenditori e lavoratori. Fra gli indagati anche una dipendente del Comune di Roma

I tassi usurai applicati alle vittime dell'organizzazione

"C'ho na società pe' soldi a strozzo", parole e testo sono di un uomo di 65 anni: M.R., originario di Andria, nato e cresciuto a Roma, ritenuto a capo di una banda dedita a estorsioni, usura e spaccio di sostanze stupefacenti. Al vertice dell'organizzazione assieme a lui la compagna, una donna di 55 anni D.R., residente a San Basilio. Nel loro giro anche altre 8 persone, raggiunte alle prime luci di lunedì 22 ottobre da un'ordinanza di custodia cautelare (sei in carcere, una agli arresti domiciliari e 3 misure d'obbligo di presenza alla Polizia Giudiziaria). Fra i destinatari delle misure cautelari anche una dipendente del Comune di Roma. 

Imprenditori e commercianti in crisi

Ma come funzionava il sistema? Semplice: la dipendente comunale ed un barista (che aveva la sua attività nella zona del Quartaccio), procacciavano i clienti, solitamente imprenditori e commercianti in crisi, ma anche persone bisognose di denaro, e poi li indirizzavano alla coppia che applicava due metodi diversi di usura. Il denaro guadagnato a strozzo veniva quindi reinvestito in parte nell'acquisto di ingenti quantità di cocaina, con i guadagni dell'attività di spaccio che a loro volta aumentavano la cassa degli usurari accrescendo sempre di più le disponibilità economiche necessarie alle due attività: usura e spaccio di sostanze stupefacenti. 

"Operazione Le Società"

Sono stati gli agenti della Polizia di Stato del commissariato Fidene Serpentara, diretto fa Giuseppe Rubino e quelli III Gruppo Nomentano della Polizia Roma Capitale, a svolgere una complessa attività di indagine volta a contrastare il fenomeno dell’usura e del traffico di stupefacenti iniziata nel 2017. Gli investigatori hanno scoperto un giro di usura e spaccio di sostanze stupefacenti con tassi d'interesse che in taluni casi arrivavano sino al 5800 %. Primavalle, Tor Bella Monaca, Tuscolano, La Rustica, San Basilio, Montespaccato, Monteverde e Quartaccio, questi i quartieri di Roma dove vittime ed aguzzini svolgevano la loro attività. Vittime baristi, commercianti, ristoratori, imprenditori edili, titolari di centri estetici, ma anche persone a cui venivano preclusi prestiti nell'ambito dei canali bancari ed economici legali. 

I nomi degli arrestati 

Al termine dell’attività investigativa, coordinata dai Pubblici Ministeri del gruppo gravi reati contro il patrimonio e criminalità comune, l’Autorità Giudiziaria ha chiesto ed ottenuto dal G.I.P. l’emissione di 10 misure cautelari personal. A finire in manette, oltre a M.R e D.R. altre cinque persone: F.R., romano di 47 anni, con precedenti di Polizia, attualmente detenuto responsabile di spaccio di stupefacenti; O.F., romano di 42 anni, con precedenti di Polizia, già agli arresti domiciliari, responsabile di spaccio di stupefacenti; D.R., romano di 61 anni, con precedenti di Polizia, anche lui agli arresti domiciliari, responsabile di spaccio di stupefacenti; R.M., romano di 32 anni, con precedenti di Polizia, responsabile di spaccio di stupefacenti. Ai domicliari inveve G.G., romano di 49 anni, con precedenti di Polizia, per usura aggravata e abusiva attività finanziaria. 

Indagata dipendente del Comune di Roma

Tre i soggetti che dovranno invece presentarsi davanti alla Polizia Giudiziaria: A.L., romana di 61 anni, dipendente del Comune di Roma,  ritenuta responsabile di usura aggravata ed estorsione; L.D., romano di 37 anni con vari precedenti di Polizia responsabile di spaccio di stupefacenti; C.I., romano di 43 anni, con vari precedenti di Polizia attualmente in carcere per associazione a delinquere finalizzata ai furti di portavalori, ritenuto responsabile di spaccio di stupefacenti.

Usura e spaccio di droga

La complessa attività di indagine ha evidenziato l’esistenza di uno strutturato sistema usuraio dove alcuni soggetti si occupavano, con diverse modalità, di prestare somme di denaro mentre altri, di procurare i clienti e della riscossione. Ulteriore elemento decisivo di riscontro è stato fornito dalle dichiarazioni rese dalle stesse vittime di usura, gran parte dei titolari di attività commerciali sul territorio di Roma (ristoranti, bar, negozi di estetica) che hanno confermato l’attività illecita. 

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Cocaina e denaro 

Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno acquisito elementi di prova in ordine ai capi di imputazione (usura, estorsione e traffico di stupefacenti), nonché accertato contestualmente un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti che ha portato al sequestro di circa 3 chili di cocaina e 6.400 euro (i primi trovati in un appartamento a Tor Bella Monaca i secondi nascosti in casa di un parente a Viterbo). Sequestrati anche 39.800 euro quale provento dell’usura, assegni bancari dati a garanzia per un valore di 40 mila euro, carte postepay e libri contabili in cui erano annotati i prestiti concessi e dai quali è emerso inequivocabilmente il tasso usuraio applicato.

Il metodo della donna

Gli esiti dell'Operazione Le Società sono stati illustrati ai media nella sala stampa della Questura di Roma. Qui sono stati spiegati i due diversi metodi di usura utilizzati ed applicati da quelli che gli investigatori considerano i vertici dell'organizzazione criminale. Due metodi distinti. In particolare D.R., residente nella zona di San Basilio, usava il cosiddetto metodo del "prestito societario". Se la vittima non rispettava le scadenze, maturava un aumento del 10% sulla rata non saldata. In questo caso è stato accertato che venivano erogati importi di 500, 1.000 e 2.000 euro ed il tasso di interesse su base annua era sempre lo stesso, ovvero il 104,28%.  A riscuotere il denaro ogni sabato mattina la stessa 52enne, che saliva in auto ed andava a prendere il denaro prestato. 

Il metodo del fruttivendolo 

Diverso invece il metodo di usura applicato da M.R,, pluripregiudicato già conosciuto alla giustizia per usura e spaccio di sostanze stupefacenti. Ufficialmente fruttivendolo il 62enne originario di Andria, applicava i prestiti d'interesse già dalla prima elargizione del denaro. In pratica su un prestito di 1000 Euro ne consegnava 800, con 200 già prelevati a prestiti usurai. Poi le rate mensili, con un tasso che variava dal 121 % al 5800 %. Il denaro veniva poi riconsegnato o mediante accrediti su carte prepagate o lasciandoli in un bar in zona Quartaccio gestito da uno dei sei arrestati. 

Diciotto vittime accertate

Al termine dell'operazione "Le Società" gli investigatori hanno accertato 25 casi di persone vittime di usura, con 18 di loro che hanno ammesso di essere state vittime dell'organizzazione. Una banda senza scrupoli, che in un caso prestò del denaro ad un padre che aveva perso il figlio da pochi giorni. Soldi che servivano proprio per il funerale e che la banda cominciò a richiedere indietro già dal giorno successivo alle esequie. 

Il barista e la dipendente comunale

Fra gli indagati come detto un barista ed una dipendente del Comune di Roma impiegata al Dipartimento Patrimonio, Sviluppo e Valorizzazione che gestisce gli immobili di proprietà del Comune. In particolare i due avevano ricavi differenti ma erano accomunati dall'essere entrati nel sistema dopo esserne stati vittima. Così mentre il barista aveva una quota del 6% sui clienti procacciati, l'impiegata in Campidoglio invece li reinvestiva in un proprio giro personale di prestiti a "strozzo". Un sistema ben oliato con procacciatori di clienti, fornitori di denaro e spacciatori di cocaina, in quello che gli investigatori hanno definito una "vera e propria attività imprenditoriale" e che stamattina è stata decapitata con le 10 ordinanze di custodia cautelare. 

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